Bambini che amano giocare da soli

Il gioco non è sempre un'attività sociale, nei primi tre anni di vita è normale per i bambini passare molto tempo a giocare da soli. La solitudine diventa un confine che permette di sperimentarsi in tutta tranquillità e di sviluppare quelle competenze che poi aiuteranno nelle interazioni con gli altri. Anche dopo i tre anni non è necessariamente sintomo di un disagio.

Bambini che giocano da soli

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Il gioco ha un ruolo fondamentale nello sviluppo di un individuo perché permette, in un contesto protetto, di sperimentare e rafforzare le competenze cognitive, fisiche e sociali del bambino.

Prima dei tre anni i piccoli sono spesso impegnati a giocare da soli liberamente e l'adulto non sempre comprende l'importanza di questo passaggio e fa di tutto per coinvolgerlo in un'attività di gruppo. Cerchiamo di comprendere quali sono i vantaggi del gioco solitario.

 

Quando si inizia a giocare da soli

Il bambino non nasce già esperto del gioco, neanche se si tratta di giocare da soli. L'attività ludica è prima di tutto un'attività educativa attraverso la quale l'adulto riesce a interagire e a introdurre nella quotidianità del bambino delle regole e delle nozioni che poi saranno utili.

 

L'adulto insegna al bambino cos'è il gioco e il piacere che se ne deriva, costruendo una sorta di palestra dove egli può sperimentarsi in tutta tranquillità. Il gioco nasce con il bambino spettatore, nel corso del tempo le parti si invertono e l'adulto viene spesso richiesto dal piccolo solo per assistere alle sue attività per trarne piacere.

 

Da questo momento il bambino diventa il vero protagonista del gioco e la prima fase è caratterizzare dalla riproduzione dei giochi dell'adulto in forma solitaria.

 

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A cosa serve giocare da soli?

Prima dei tre anni i bambini non sono davvero pronti a giocare con i propri pari, stabilendo delle regole cui adeguarsi. In questo periodo l'adulto è molto più richiesto come compagno di giochi e non poco tempo viene dedicato al giocare da soli. Ma a cosa serve giocare da soli? cosa imparano questi bambini in un'attività che non coinvolge nessun'altro. 

 

Il gioco solitario è un momento fondamentale che consente al piccolo di sviluppare la consapevolezza di Sé e dell'ambiente. In questo momento si rende consapevole di quelle coordinate "sociali" che poi gli permetteranno di interagire bene con gli altri, cioè pere chi è lui e come agisce e come si "usa" l'ambiente circostante.

 

Nel gioco solitario vengono ricreate tutte le dinamiche della vita (anche grazie all'uso dei pupazzi che diventano attori in una recita) e il bambino fingendo impara a gestirle ed affrontarle. A livello cognitivo i bambini imparano anche a pensare mentre sono impegnati a giocare da soli. Spesso le loro attività sono accompagnate da un soliloquio che non è rivolto a nessun ascoltatore attraverso il quale il bambino si autodescrive le proprie attività e ragiona ad alta voce sul significato delle proprie azioni, come farà poi silenziosamente attraverso il pensiero.

 

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È sempre utile giocare da soli?

Giocare da soli può essere anche espressione di un'attitudine soprattutto nei bambini oltre i tre anni. Ci sono persone che amano stare da soli anche tra gli adulti senza che ci sia necessariamente un problema.

 

Bambini più riflessivi o timidi possono intrattenersi a lungo nel gioco solitario e prima di intervenire cercando di forzare la socializzazione occorre prendersi del tempo per comprendere il significato di questo comportamento ed eventualmente rispettare il confine psicologico che il bambino ha stabilito tra sé e gli altri e che comunque potrà modificarsi con la crescita.

 

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