Esaurimento nervoso: i sintomi e la cura

L’“esaurimento nervoso” è un po’ il pozzo di San Patrizio dei malesseri psicologici! Usato e abusato, questo termine, ormai di uso comune, rischia di diventare un modo per alludere a disagi e stati della psiche molto diversi. Vediamo meglio allora di cosa si tratta.

Esaurimento nervoso: i sintomi e la cura

"Avere un esaurimento nervoso" è un’espressione di uso comune piuttosto diffusa, una sorta di cliché linguistico a cui si ricorre, quasi senza pensarci, per alludere ad un non meglio specificato disagio psicologico proprio o altrui. Come se fossimo delle batterie che ad un certo punto, chissà poi perché, si “esauriscono”!

L’esaurimento nervoso in realtà, per i canoni scientifici e diagnostici attuali, significa ben poco: termine storicamente nato agli albori della psichiatria è oggi rimasto come espressione di uso comune con la quale si allude sia ai disagi psicologici più disparati, che a normali stati della mente che nulla hanno di patologico. Vediamo allora di fare un po’ di chiarezza su questo termine!

 

L'esaurimento nervoso alle origini della psichiatria

Nel XIX secolo, avere un esaurimento nervoso – o una “nervrastenia”, altro termine utilizzato all’epoca – significava soffrire di una sindrome caratterizzata da un insieme di sintomi piuttosto variegati fra loro: fatica cronica, irritabilità, apatia, agitazione.

Nella letteratura psichiatrica dell’epoca, che ancora non poteva contare sulle classificazioni e discriminazioni diagnostiche odierne, l’esaurimento nervoso andava perciò ad indicare una costellazione di segni psicologici e comportamentali di un disagio non riconducibile ad una patologia organica definita ma ascrivibile ad una qualche problematica di tipo psicoemotivo che rendeva, di fatto, la persona inabile a partecipare alla vita sociale e lavorativa come ci si sarebbe aspettato.

Da tale connotazione invalidante, il significato di “esaurimento” riferito al fatto che, a quanto era possibile osservare, la persona mostrava di non avere risorse o capacità per reagire al proprio stato di prostrazione psicofisica ponendosi, in tal modo, ai margini della vita sociale e di relazione.

 

Un disturbo ansioso-depressivo

L’esaurimento nervoso, o nevrastenia, è, al pari dell’isteria, uno di quei termini che hanno scandito gli esordi della psichiatria e della psicologia e con i quali si sono per primi identificati i segni di disagi psicologici che, pur esprimendosi anche nella sfera somatica, non potevano esser ricondotti etiologicamente ad essa.

Nel senso comune è rimasto l’uso dell’esaurimento nervoso per alludere, potremmo dire, un po’ a tutto e a niente: qualunque segno di disagio non meglio identificato può venir indicato, da chi ne soffre o da chi lo osserva, come esaurimento nervoso!

Nel senso che gli è più proprio, alludendo all’uso che più di frequente ne veniva fatto agli albori della psichiatria, l’esaurimento nervoso si identifica soprattutto con quella sintomatologia che oggi definiremmo astenia, ovvero una condizione di affaticamento fisico, non dovuta a cause somatiche, ma derivante da un disagio psicologico principalmente di tipo ansioso-depressivo.

Le cause psicologiche più comuni dell’astenia sono infatti o un disturbo depressivo, specie nei casi in cui la depressione si manifesta con più evidenza con affaticabilità fisica, o un disturbo d’ansia, come nel disturbo da attacchi di panico, che può erodere pian piano le energie psicofisiche della persona.

 

Disturbi psicosomatici

Non di rado, quello che comunemente di definisce esaurimento nervoso può alludere ad una condizione più sfumata che è quella della sindrome da stanchezza cronica oppure a forme di somatizzazione.

In quest’ultimo caso il corpo non riflette semplicemente un disagio della mente, è esso stesso mezzo di espressione di tale disagio che non trova altri canali per potersi manifestare. La persona non trova altro mezzo per esprimere e rappresentare la sofferenza mentale se non quello del corpo secondo una modalità di tipo pre-verbale che leva al dolore mentale dignità di parola.

 

Burnout e disturbo post-traumatico

Altri casi in cui, piuttosto semplicisticamente, si sente alludere all’esaurimento nervoso, sono quelli, ad esempio, di esaurimento psicoemotivo dovuto a gravi traumi o stress e inserito nella sindrome del burnout o in un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress.

In questi casi il malessere fisico, l’irritabilità e la depressione psicoemotiva si associano, a vari livelli, a manifestazioni di distacco dalla realtà circostante mediante spersonalizzazione e oggettivazione di altri o, nel disturbo post-traumatico, mediante difese dissociative che danno luogo a fenomeni di depersonalizzazione e derealizzazione.

 

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Esaurimento nervoso e salute psicologica

In ultimo, non dobbiamo dimenticare, come spesso si faccia ricorso ad un presunto esaurimento nervoso in maniera piuttosto semplicistica per indicare piuttosto condizioni che non si identificano propriamente con un disturbo psicologico.

Troppo spesso ci dimentichiamo che l’essere stanchi, emotivamente affaticati o tristi non rappresentano di per sé delle malattie, né dei sintomi psichiatrici: sono le normali reazioni, del nostro corpo e della nostra psiche, alle inevitabili contrarietà della vita!

Il benessere e la salute psicologica non implicano affatto il non provare queste reazioni, quanto poterle tollerare e attraversare gestendo in una modalità, per noi efficace, i problemi che le hanno causate.

 

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