Psicologia e telelavoro: da troppo lontano a troppo vicino?

Il telelavoro sembra rappresentare la via del futuro per quei servizi sempre più delocalizzati, fluidi e dipendenti dalla comunicazione digitale. Ma quali gli effetti del telelavoro sul benessere psicologico? Gli studi fatti in psicologia negli ultimi anni sembrano frenare facili ottimismi: lavorare da casa e in autonomia consente di ottimizzare tempi e spazi, ma rischia di confondere dimensione lavorativa e vita privata e di alimentare un senso di isolamento sociale per la mancanza di rapporti quotidiani con colleghi e superiori.

Psicologia e telelavoro: da troppo lontano a troppo vicino?

Il telelavoro è una modalità di lavoro differito, reso possibile dall’ausilio nelle nuove tecnologie e in particolare di internet, che consente di operare a distanza, rimanendo presso la propria abitazione senza essere vincolati a garantire la propria presenza fisica in un ufficio. Se ne risulta senz’altro una maggiore autonomia che permette di conciliare più facilmente vita professionale e vita privata è anche vero che il telelavoro implica alcuni rischi per il benessere psicologico modificando drasticamente i contatti con i colleghi e “invadendo” la sfera della vita privata.

 

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La diffusione del telelavoro

Secondo le indagini condotte negli ultimi anni da Cisco, quella del telelavoro sarebbe una tendenza in forte aumento all’estero seguita con maggior cautela nel nostro Paese dove prevarrebbe una cultura ancora fortemente ancorata all’ufficio come luogo fisico in cui interagire con colleghi e superiori e lo scetticismo verso forti carenze contrattuali legate attualmente al telelavoro. D’altra parte per molti il telelavoro rappresenta spesso l’unica soluzione per conciliare impegni familiari o evitare spostamenti sproporzionatamente onerosi in termini economici e di tempo. Secondo la psicologia tutto questo riserva vantaggi e potenziali svantaggi.

 

Chi svolge il telelavoro

Il telelavoro comporta una radicale destrutturazione di tempi e spazi di attività che consente un’autonomia precedentemente impensabile nella gestione del proprio lavoro. In particolare sarebbero due le maggiori categorie di lavoratori che si avvalgono del telelavoro: chi svolge mansioni a carattere prettamente esecutivo che non necessitano di elevate interazioni (come l’inserimento di informazioni nei data base); o chi invece, grazie alle tecnologie comunicative, svolge la propria attività da casa rimanendo connesso in tempo reale con clienti, colleghi e superiori, come nel caso di servizi telefonici (Gabassi, P.G., Psicologia del lavoro nelle organizzazioni, 2007, FrancoAngeli).

 

Gli svantaggi del telelavoro

In ogni caso il telelavoro modifica, spesso impoverendola, la dimensione relazionale dei rapporti con i colleghi e rischia di generare un isolamento sociale con un possibile effetto paradosso in termini di stress occupazionale. Un'altra possibile conseguenza, forse la più insidiosa per i risvolti del telelavoro sulla psicologia del lavoratore, è che, nel momento in cui si può lavorare ovunque e in qualunque momento, aumentano i margini di libertà nell’organizzazione e gestione del proprio tempo, ma viene a crearsi un’elevata sovrapposizione fra spazi e tempi del lavoro e della vita privata: alla lunga può risultare difficile “staccare la spina”.

 

Psicologia e confini fra lavoro e vita privata

Se il telelavoro è la modalità esclusiva o prevalente di impegno lavorativo è certamente utile avere l’opportunità di programmare scadenze entro cui rientrare periodicamente in ufficio dove gestire direttamente la verifica e la pianificazione della propria attività non dimenticando, una volta rientrati a casa, che, al di là delle potenzialità dell’era digitale, la mente continua ad aver bisogno di confini fra vita lavorativa e vita privata.

 

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