La trasmissione del senso dell’umorismo

E’ possibile trasmettere il senso dell’umorismo ai bambini? Secondo alcuni ricercatori dell’Università di Cardiff sì: a partire dai 18 mesi in vita quando emergono lo sviluppo del linguaggio e un primo nucleo di autoconsapevolezza che prelude all’acquisizione di standard e valori di comportamento. Questo universo simbolico di aspettative nei confronti del mondo permette al bambino di ridere di eventi che deviano dalla “normalità” attesa sollecitando ilarità e comportamenti imitativi.

La trasmissione del senso dell’umorismo

18 mesi, cioè un anno e mezzo: questa la fase dello sviluppo infantile a partire dalla quale sarebbe possibile, da parte dei genitori, la trasmissione del senso dell’umorismo ai loro figli: il bambini iniziano a cogliere l’humor in semplici comportamenti di gioco che potranno diventare via via più complessi ed essere appresi per imitazione.

 

Imitare l’umorismo dei genitori

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Cardiff in Scozia ha diffuso i risultati di uno studio decennale sullo sviluppo e la trasmissione del senso dell’umorismo dai genitori ai loro bambini attraverso l’esecuzione e imitazione di comportamenti scherzosi e di gioco. Facce buffe, smorfie, vocine o semplici atti come mettersi un peluche sulla testa sono colti con ironia e ilarità dai bambini a partire dai 18 mesi in poi, mentre, verso i 2-3 anni, viene colto il senso dell’umorismo anche di comportamenti più complessi come usare una penna dal verso sbagliato. In questo modo avviene la trasmissione del senso dell’umorismo: i bambini imparano ad essere divertenti imitando gli adulti e ridendo dei loro giochi.

 

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Sviluppo cognitivo e linguaggio

Che i ricercatori scozzesi abbiano individuato quello dei 18 mesi di età come momento critico a partire dal quale inizia lo sviluppo e la trasmissione del senso dell’umorismo nella relazione fra genitori e bambini sembra congruente con diverse teorie psicologiche dello sviluppo emotivo e cognitivo dei bambini. È dai 18 mesi, infatti, che inizia per il bambino quello stadio dello sviluppo cognitivo definito da Piaget "preoperatorio" in cui si sviluppa la capacità simbolica e inizia ad emergere il linguaggio: il bambino impara ad adattarsi all’ambiente sulla base di norme e codici di comunicazione condivisi.

 

Consapevolezza di sé e senso umorismo

E’ d’altra parte tra i 18 e i 24 mesi di vita che il bambino inizia a sviluppare una consapevolezza di sé oggettiva riconoscendo la sua immagine nella specchio e identificandosi come essere separato (quella che Lacan individua come “fase dello specchio”); acquisisce norme e codici di condotta propria e altrui e emergono tutta una serie di emozioni più complesse (come vergogna, senso di colpa, imbarazzo o orgoglio) che Michael Lewis chiama, appunto, emozioni di consapevolezza, culturalmente determinate. Tutto questo contribuirebbe a creare, fra i 18 mesi e i 2 anni di vita, delle attese affettive e cognitive sul mondo che l’evento comico disattende nel suo paradosso sollecitando il senso dell’umorismo, l’imitazione e la risata dell’adulto e del bambino.

Immagine | D. Sharon Pruitt