Coscienza: descrizione e riferimenti bibliografici

Consapevolezza esplicita della propria identità e della percezione degli altri intorno alla propria persona. Di cosa si compone la coscienza? Anche, del suo contrario, l'inconscio.

La coscienza è quella facoltà della mente umana tramite la quale la persona sperimenta una consapevolezza esplicita e unitaria della propria identità (coscienza di sé o autocoscienza), dei propri pensieri, emozioni e sensazioni percettive. 

 

In altre parole, la coscienza fa riferimento alla consapevolezza
che una persona ha di sé
e dei suoi contenuti mentali (Oliverio et al, 1999). 

 

Autocoscienza

L’autocoscienza emerge a partire dai 2 anni di vita del bambino, da questo momento in poi, infatti, egli acquisisce la consapevolezza di essere una persona separata e distinta dalla madre e dalle altre persone che si prendono cura di lui, mostra di essere in grado di riconoscersi allo specchio, di poter via via utilizzare pronomi che differenziano l’esperienza “me”/ “tu” e di poter provare emozioni complesse (dette anche secondarie o autocoscienti) basate su una capacità riflessiva e sulla possibilità di far riferimento a aspettative e valutazioni degli altri sui propri comportamenti (Lewis, 1992).

 

La maggior parte degli psicologi sostiene l’esistenza di una dimensione inconsapevole del funzionamento mentale che affianca e integra in vario modo la dimensione della coscienza.

 

La psicoanalisi di Sigmund Freud a tal proposito ha avuto il merito, secondo molti, di aver restituito una concezione complessa della mente umana proponendo quella che Matte Blanco (1981) rivista come struttura bi-logica del funzionamento mentale dove l’attività consapevole e dividente della coscienza è integrata da un modo di essere inconscio, emotivo e non lineare della mente: questi due aspetti non si escludono a vicenda, ma si compenetrano essendo entrambi necessari alla pienezza e tridimensionalità dell’esperienza umana. 

 

Un esempio di questa integrazione è ben rappresentato dall’attività onirica che di avvale si immagini e simboli dai significati inconsci più vari, ma i sogni, per essere interpretati, necessitano di appoggiarsi all’attività dividente e razionale della coscienza al fine di poter essere codificati a parole, pensati e comunicati ad altri.

 

Secondo l’approccio cognitivista invece l’inconscio contiene i dati sensoriali nella loro immediatezza e le conoscenze procedurali divenute automatiche (si pensi al guidare l’automobile). Se parte di queste attività
inconsce vengono portate (o ri-portate) alla coscienza, ecco che tale conoscenza diviene dichiarativa.

 

Infatti, attraverso l’auto-osservazione siamo in grado di rendere gli elementi procedurali, come il camminare o lo scrivere, conoscenza dichiarativa, anche per far questo andiamo incontro ad un certo rallentamento nell’esecuzione che diviene meno fluida e meno automatizzata. 

 

Dal punto di vista cognitivo, dunque, la coscienza in senso stretto coincide con tutto ciò che si trova in un dato momento sotto il vaglio dei nostri processi attentivi. Ciò non vuol dire, tuttavia, che sia utile essere consapevoli di tutto ciò che accade introno a noi, anzi, un buon adattamento si fonda proprio su un meccanismo di selezione degli
stimoli da portare all’attenzione della nostra coscienza rispetto a quelli che è più utile tralasciare.

 

Coscienza e attenzione

In tal senso, una funzione fondamentale della coscienza è l’attenzione, tramite la quale possiamo mettere in evidenza alcune informazioni ed escluderne altre non rilevanti (attenzione selettiva), o concentrarci
contemporaneamente su diversi segnali (attenzione divisa).

 

Dal punto di vista biologico e neuronale (dè Sperati, 2006; Da Masio, 1994), l’attenzione è correlata al sistema di vigilanza e arousal mantenuto dalla persona grazie ai neuroni della formazione reticolare ascendente e nel nucleo soprachiasmatico che influenza anche la regolazione dei ritmi circadiani e del sistema sonno-veglia.

 

L’esperienza del sonno è infatti un particolare stato di alterazione della coscienza e alcune fasi del sonno, in cui si ha un rallentamento delle onde cerebrali, sono analoghe ad altre esperienze di alterazione della coscienza come quelle che si sperimentano nella meditazione e nel rilassamento profondo.

 

In ambito neurofisiologico lo strumento più utilizzato per la valutazione funzionale del sistema nervoso è l’elettroencefalogramma che consiste nella registrazione dei potenziali elettrici alla superficie del capo.

 

L’attività viene descritta in base alla frequenza, misurata in Hz e all’ampiezza, misurata in microvolt. In ambito cognitivo, esistono vari test e scale – come le scale Wechsler (Wechsler, 1981), Test di attenzione
selettiva
(Simons e Chabrin, 1999), Test di Stroop (Stroop, 1935; Golden, 1978; Venturini e coll., 1983) – per valutare il livello di attenzione nei processi cognitivi.

 

In ambito clinico ci si trova spesso di fronte a stati di torpore/diminuzione della coscienza che comportano sonnolenza, rallentamento del pensiero o del modo di reagire all’ambiente, con reazioni lente agli stimoli, difficoltà di concentrazione, memoria, disorientamento spazio-temporale. 

 

Queste sintomatologie cognitive si riscontrano, ad esempio nei disturbi dell’umore, come anche in patologie cerebrali o tumori, o in situazioni di abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti.

 

Bibliografia
Alberto Oliverio et al., Coscienza, Treccani. URL consultato il 28 febbraio 2020.

Damasio A. (1994) L’errore di Cartesio trad. it., Adelphi, Milano, 1995.

dè Sperati C. (2006) Psicologia e neuroscienze alla prova dei fatti: il nuovo/vecchio caso della coscienza Ricerche di Psicologia, 3: 45-54.

Golden C. J., (1978), Stroop Color Word Test. Stoelting Co., Chicago.
Lewis M. (1992). Il sé a nudo: alle origini della vergogna, trad it., Giunti, 2001.

Matte Blanco I., L’inconscio come insiemi infiniti, Einaudi, 1981.

Simons, Daniel J.; Chabris, Christopher F. (1999), Gorillas in our midst: sustained inattentional blindness for dynamic events, Perception, 28: 1059–1074.

Stroop J. R., (1935), Studies of Interpretation in Serial Verbal Reaction, J. exper. Psychol., vol. 18, 643-62.

Venturini, Lombardo Radice e Imperiali, (1983), Il “Color Word Test” o Test di Stroop. Organizzazioni Speciali, Firenze.

Wechsler, D. (1981), WAIS-R. Scala d’Intelligenza Wechsler per Adulti-Riveduta. Tr. it. O.S. Organizzazioni Speciali, Firenze 1997.