Preferenze alimentari e identità di genere

Uomini e donne si distinguono anche in base alle scelte e alle preferenze alimentari? Questa la domanda a cui psicologi e antropologi hanno provato a dare risposta; i gusti individuali, i cibi che amiamo e quelli che detestiamo e più in generale le piccole e grandi predilezioni che condizionano il nostro modo di mangiare sarebbero influenzate anche dall’identità di genere e quindi dai ruoli e dalle credenze culturalmente associate all’essere uomini o donne. Stereotipi e costruzioni sociali che si rifletterebbero nel modo in cui inconsapevolmente alcuni cibi vengono associati a forza e virilità o a sensualità e femminilità.

Preferenze alimentari e identità di genere

"Gli uomini vengono da marte e le donne da venere" recita il titolo del famoso libro di John Gray (Rizzoli, 2004)... La fortuna mediatica di questo slogan sta nel suo saper veicolare con immediatezza due principi stereotiplamente associati all’identità di genere: forza e potere virile dell'uomo da un lato e sensualità e bellezza femminea dall’altro. Gli stereotipi sulle diversità fra uomini e donne si rifletterebbero anche a tavola nelle nostre preferenze e gusti alimentari verso quei cibi a cui inconsapevolmente associamo caratteristiche coerenti con la nostra identità di genere.

 

Le preferenze alimentari fra natura e cultura

Preferenze e gusti alimentari sono scelte emotivamente e culturalmente connotate e solo in minima parte determinate biologicamente. L’unico sapore verso cui nutriamo tutti una predisposizione innata è il dolce e sebbene esista a livello genetico una variabilità individuale data dal numero dei recettori per i diversi sapori presenti nelle papille gustative di ognuno, non ci sono differenze in tal senso fra uomini e donne. Tuttavia su questa base geneticamente determinata, ognuno sviluppa le preferenze alimentari sui cibi più varie a seconda dei ricordi, dei vissuti e dei significati emozionali associati ad un dato alimento, compresi quelli legati a ruoli e stereotipi associati all’essere uomo o donna. In pratica “ciò che è buono da pensare è buono da mangiare” come scrive Leon Rappoport (Come mangiamo, Appetito, cultura e psicologia del cibo, Ponte Alle Grazie, 2003) ed è in questo senso che anche l’identità di genere sembra influenzare le nostre scelte di consumo e le nostre preferenze alimentari sul cibo.

 

Definire l’identità di genere a tavola

Uno studio pubblicato nel 2012 sul Journal of Consumer Research (Rozin, P., et. al., Is Meat Male? A Quantitative Multimethod Framework to Establish Metaphoric Relationships, Journal of Consumer Research, 1, 39, 3, 2012, pp. 629-643) evidenzia un legame fra preferenze alimentari e identità di genere suggerendo come determinati alimenti possano essere associati a significati “altri” e andare in tal senso ad assumere un significato metaforico che ne influenza il consumo. E’ il caso della carne rossa che, secondo i ricercatori, sarebbe ritenuta dagli uomini simbolo di virilità, forza e mascolinità e per questo preferita rispetto a cibi emozionalmente vissuti come più “femminili” come verdure e cereali. I risultati di questa ricerca sembrano confermare la tesi di Rappoport che suggerisce come, negli atteggiamenti che guidano il comportamento e le preferenze alimentari, prevalgano fattori non solo di carattere razionale, ma anche relativi a quella che potremmo individuare come concezione magico-animistica del mondo per la quale mangiare le parti di un animale (esattamente come facevano i nostri antenati cacciatori) equivale ad assumerne le caratteristiche. E’ in tal senso che gli stereotipi comunemente associati all’identità di genere maschile orienterebbero preferenzialmente verso il consumo di carne rossa.

 

L’identità di genere dei “comfort food”

L’identità di genere sembra influenzare anche i tipi di comfort food, i cibi preferiti in caso di stress e tensioni emotive; in altre parole uomini e donne cercherebbero consolazione e conforto in cibi differenti legati a differenti ricordi della propria infanzia. Snack e dolciumi per le donne, pietanze cucinate (in passato dalla propria mamma) come pasta, zuppa o pizza per gli uomini (Wansink B., Mindless eating, perché mangiamo senza pensarci?, Pisani, 2006).

Uomini e donne sembrano quindi definire la propria identità di genere anche a tavola, un motivo in più per dire che, in fondo, siamo quello che mangiamo.

 

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