La psicologia criminale

La psicologia criminale è la branca della psicologia che studia il comportamento dei deliquenti per ottenere uno strumento con cui organizzare le informazioni e restringere il numero dei sospettati e comprendere l’atto criminale. Grazie a questi professionisti vengono stilate anche delle classificazioni che servono a inquadrare sommariamente i criminali

La psicologia criminale

La psicologia è la scienza del comportamento. Chi commette un reato esibisce un modello di comportamento ed è per questo che è possibile utilizzare le tecniche psicologiche per analizzare, studiare e comprendere il comportamento criminale. La psicologia criminale interpreta le scene del delitto per inferire alcune caratteristiche dell’autore del reato per facilitarne l’arresto riducendo l’elenco dei possibili sospettati.

 

La psicologia criminale: il profilo psicologico

Il profilo psicologico che viene stilato dall’esperto di psicologia criminale non è l’anticamera della soluzione del caso come si evince dai telefilm. Si tratta piuttosto di uno strumento che sistematizza le informazioni raccolte e aiuta nella ricerca di ulteriori indizi comportamentali. Il profilo psicologico nasce nell’unità delle scienze del comportamento del Federal Bureau of Investigation negli Stati Uniti verso la fine degli anni 70. Utilizzato prevalentemente nei casi di omicidi seriali, il profilo psicologico è stato successivamente impiegato da diversi paesi e in varie tipologie di reati. I metodi per stilare il profilo sono diversi: analisi criminale investigativa, approcci statistici, approcci clinici e l’analisi del comportamento.

 

La psicologia criminale: la comprensione dell’atto criminale

Comprendere un atto criminale vuol dire cercare di fornire una spiegazione dello stesso. Le ipotesi possono essere diverse: creazione di un compromesso, espressione di un conflitto interno o di una rappresentazione mentale disturbata. Tendenzialmente non si tratta però di un’azione incontrollata, ma di una successione di azioni organizzate attraverso cui scaricare le pulsioni inconsce mascherandole. L’agire criminale si distingue dai sintomi (che pure sono legati alle spinte inconsce) perché questi non sono organizzati e vengono esperiti come comportamenti bizzarri o comunque estranei al soggetto. L’acting out che è tipico del criminale è invece una scarica diretta della tensione. In questo senso, l’analisi del comportamento presenta delle caratteristiche da cui inferire delle costanti dell’individuo che lo conducono ad agire in modo distruttivo.

 

La psicologia criminale: le classificazioni

Uno dei contributi più importanti della psicologia criminale è l’elaborazione di classificazioni con cui descrivere sommariamente le tipologie di chi delinque, usate come punto di partenza per le indagini. Una delle più famose è la descrizione dei serial killer stilata da Ronald Holmes e James De Burger (1985):
• il serial killer allucinato è un soggetto psicotico che ha perso il contatto con la realtà e che agisce sotto l’impulso di voci e visioni. La vittima è quasi sempre sconosciuta e l’azione è mossa da spinte inconsce e profonde;
• il serial killer missionario uccide chi, a suo giudizio, non è degno di vivere. Opera in base a un proprio sistema di valori per il quale sacrifica delle persone specifiche;
• l’edonista è colui che uccide perché l’azione gli procura piacere: piacere sessuale o derivante dall’adrenalina scatenata dall’atto e dalla fuga. Un terzo sottotipo di edonista agisce in base a un tornaconto personale.

 

Leggi anche La teoria delle finestre rotte e il degrado tra noi >>

 

Fonte immagine: Alpha Victor