La piromania: quel fuoco doloso che “brucia” i pensieri

La piromania, ovvero la tendenza compulsiva e patologica ad appiccare fuochi: se ne torna a parlare spesso in estate quando i media amplificano l’allarme incendi. Non mancano però confusioni e luoghi comuni spesso inesatti: vediamo meglio cos’è la piromania e cosa non è

La piromania: quel fuoco doloso che “brucia” i pensieri

La piromania è un disturbo del controllo degli impulsi caratterizzato dalla messa in atto di una spinta irrefrenabile di appiccare incendi a seguito di uno stato di tensione e iperattivazione intollerabili.

Il piromane appicca fuochi senza altro scopo se non quello di trovare sollievo all’impulso che lo domina, senza quindi scopi materiali o economici, né col desiderio di vendicarsi o di danneggiare qualcuno.

 

La piromania e gli incendi dolosi

Non tutti gli incendi dolosi sono opera di un piromane, per quanto quello di piromania sia un termine spesso usato e abusato dai media e dal linguaggio comune.

Nel caso della piromania, colui che appicca il fuoco lo fa per eccitazione e piacere, rimane ad osservarlo e, spesso, è colui che avvisa i vigili del fuoco e che si mescola ai soccorritori; il piromane agisce per lo più da solo e rimane, quindi, sulla scena dell’incendio.

Altri tipi di incendi dolosi sono appiccati con motivazioni differenti e non è corretto quindi parlare di piromania: alcuni incendi possono essere provocati intenzionalmente per vendetta contro qualcuno o qualcosa, per coprire le tracce di un altro crimine, per ricavarne un profitto o guadagno personale o come atti di vandalismo.

In questi casi l’autore può agire con altre persone e abbandona subito il luogo dell’incendio che è appiccato e ricercato, non come piacere in sé stesso (come nel caso della piromania), ma come strumento per vantaggi o tornaconti secondari.

 

Un disturbo del controllo degli impulsi

La piromania è classificata nel DSM V fra i disturbi del controllo degli impulsi, ovvero quei disturbi caratterizzati dall’impossibilità di resistere alla messa in atto di un impulso che danneggia sé stessi o gli altri, fra questi rientrano anche il disturbo esplosivo intermittente e la cleptomania.

Elemento comune di questi disturbi è il fatto che la persona sperimenta uno stato di crescente tensione psichica e fisica (sintomi gastrointestinali, tachicardia etc.) che risulta intollerabile e che induce alla messa in atto del comportamento impulsivo, in questo caso l’appiccare un incendio, durante il quale si sperimenta uno stato di piacere e sollievo a cui può seguire rimorso o vergogna.

In tal senso la piromania, come i disturbi affini a cui si accompagna, è episodica ma cronica e poiché appiccare il fuoco è una condotta che risulta gratificante e di sollievo per il piromane, egli può sviluppare (così come per altre condotte impulsive) una sorta di dipendenza dalla sua condotta.

Per questi motivi il piromane, come altre persone che presentano un disturbo di controllo degli impulsi, rifiuta le cure e accede ai servizi di Salute Mentale solo se costretto dalle conseguenze negative dei suoi gesti (Manuale Diagnostico Psicodinamico, 2008, Cortina).

 

L’agito impulsivo e l’impossibilità di pensare

L’appiccare il fuoco come condotta impulsiva è, come per altri disturbi di questo genere, una messa in atto con la quale l’autore del gesto traduce in azioni immediate vissuti di vuoto o di tensione che non trovano modo per essere sperimentati con consapevolezza.

Nella piromania, come per gli altri disturbi affini, il comportamento impulsivo e distruttivo esprime la messa in atto di vissuti e stati della mente che non trovano parole per poter essere espressi e che sono connessi a motivazioni inconsce legate alla storia di vita e al funzionamento globale della personalità.

Per questo la messa in atto del comportamento impulsivo, come quello del piromane, per quanto sconcertante possa sembrare, non è né privo di significato né casuale (Mc Williams, La diagnosi psicoanalitica, Astrolabio, 2012).

L’impossibilità, per il piromane, di rendersi consapevole dei suoi vissuti e stati interni, e quindi di elaborarli cognitivamente sotto forma di pensieri, si accompagna all’impossibilità di pensare anticipatamente alle conseguenze a lungo termine del suo gesto.

Questo tuttavia non vuol dire che il piromane non sia consapevole o intenzionato a fare quello che fa e per questo è per lo più ritenuto giuridicamente imputabile per i reati commessi.

 

Le conseguenze della piromania

Le conseguenze delle azioni di un piromane mettono in pericolo la vita dei soccorritori, oltre che delle aree boschive coinvolte dall’incendio, ma minacciano anche la sua vita relazionale.

Allontanato dalle persone che ha intorno e poco incline a rivolgersi ai servizi di Salute Mentale e a stabilire una relazione terapeutica con un curante, il piromane si ritrova facilmente isolato con la sua ossessione per il gli incendi, attrattiva più forte in estate non soltanto per la maggiore facilità con cui tale condotta può essere attuata, ma anche per il risalto dato dai media agli incendi dolosi che vengono a verificarsi.

Attenzione quindi a dare un giusto rilievo mediatico al problema degli incendi, senza amplificare l’allarme a scopo sensazionalistico.

 

 

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