Evitare i propri pensieri… a qualunque costo?

“Dai non ci pensare..!” questa una delle rassicurazioni più banali e illusorie del mainstream, ma evitare i propri pensieri, proprio perché sono… i propri, non è cosa semplice. Ma è davvero qualcosa di così auspicabile? Alcuni sembrano volerci riuscire a qualunque costo…

Evitare i propri pensieri… a qualunque costo?

Evitare i propri pensieri a costo di autosomministrarsi scosse elettriche… queste le esilaranti conclusioni suggerite dai risultati di uno studio scientifico pubblicato su Science: ci sono persone che sembrerebbero preferire la ricezione di stimolazioni dolorose pur di ottenerne una distrazione che li distolga dai propri pensieri.

A quanto pare star soli con i propri pensieri è più difficile di quanto ingenuamente si potrebbe pensare, siamo davvero una così brutta compagnia per noi stessi?

 

Evitare i propri pensieri: lo studio

Lo studio in questione è made in USA e arriva più precisamente dalle università di Harvard e della Virginia. I ricercatori hanno reclutato un campione di ben 300 persone, sia donne che uomini, e rappresentativo un po’ di tutte le fasce d’età adulta.

I soggetti sono stati invitati a rimanere seduti in solitudine in una stanza per un massimo di 15 minuti senza poter usufruire di alcuna distrazione per evitare i propri pensieri, telefoni cellulari compresi.

Ebbene stare “con le mani in mano” senza poter far altro che rimanere con i propri pensieri sarebbe risultato sgradevole alla maggior parte di queste persone.  

 

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Meglio una scossa elettrica dei propri pensieri?

Ma la conclusione più insolita è arrivata da un ulteriore sperimentazione in cui sono stati coinvolti alcuni dei soggetti reclutati per lo studio in questione. Ad essi era stata data la possibilità, durante l’arco di tempo in cui rimanevano da soli nella stanza, di somministrarsi delle piccole scosse elettriche.

Ebbene, sembrerebbe che una percentuale non trascurabile di soggetti, pur di evitare i propri pensieri, abbia preferito la somministrazione delle scosse dolorose. Siamo così dipendenti da stimolazioni esterne e così poco abituati a star da soli con noi stessi da preferire addirittura il dolore?

 

Reagire ad una situazione paradossale

Certamente i risultati di questo studio fanno scalpore e destano interesse, di addetti e non addetti ai lavori per gli esisti alquanto paradossali a cui giungono.

C’è da chiedersi forse se non vadano comunque smorzati gli echi, neanche tanto vagamente masochistici, di queste conclusioni alla luce di una riflessione che si potrebbe fare sul contesto dell’esperimento.

Immaginate per un momento di essere voi reclutati per lo studio in questione: vi viene richiesto di rimanere da soli in una stanza senza fare nulla, come opzione vi viene dato accesso ad un pulsante con cui somministrarvi scosse elettriche. Vi sentireste probabilmente sulle prime un po’ un “topo da laboratorio” ma nella paradossale situazione dove sareste voi, e non lo sperimentatore, ad avere il controllo dello stimolo doloroso.

Ora, per quanto di per sé poco attraente, la consegna non può che suscitare curiosità e sconcerto… dopo 5 o 10 minuti non iniziereste forse a porvi delle domande? Non sareste curiosi di “sapere com’è” dato che siete lì senza far nulla? In altre parole, data la stranezza della situazione sperimentale, vien da chiedersi se non fosse proprio questa, piuttosto che altro, ad occupare i pensieri almeno di alcuni dei soggetti coinvolti.

Chissà se, insomma, il comportamento apparentemente un po’ masochista di queste persone, piuttosto che indicare soltanto quanto volessero evitare i propri pensieri, non rappresentasse una reazione al tipo di situazione paradossale in cui erano stati messi dagli sperimentatori.

 

I pensieri e la meditazione

Certo è che star da soli con sé stessi risulta spesso più difficile di quanto sembri. La meditazione lo insegna da millenni: non si tratta di reprimere né di evitare i propri pensieri, piuttosto di accettarli e osservarli con distacco disidentificandosi da essi per riscoprire la capacità di essere nel “qui ed ora”.

 

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