La percezione del tempo da parte dei bambini

Come arrivano i bambini a sviluppare la percezione del tempo? Si tratta di una conquista fondamentale, ma che appartiene al mondo del pensiero astratto. Secondo Piaget esistono 3 stadi di sviluppo che sono legati alla valutazione della velocità degli oggetti.

La percezione del tempo da parte dei bambini

La percezione del tempo è una di quelle attività cerebrali automatiche che fintanto funzionano non ci rendiamo conto di possedere. Chi ha a che fare con i bambini o con gli anziani, però, si può rendere conto facilmente che si tratta di un'operazione cognitiva complessa, tutt'altro che banale soprattutto quando riusciamo a scandire il tempo senza riferimenti concreti. Vediamo come i bambini imparano a percepire il passaggio del tempo.


Tempo naturale e tempo artificiale

Una prima considerazione da fare, decisamente importante per quanto riguarda il dialogo con i bambini circa la percezione del tempo, è la distinzione tra il tempo naturale e quello artificiale. In età prescolare è davvero molto difficile per i bambini concepire qualcosa di totalmente astratto come il passare del tempo. Ciò fa si che alcuni ritmi che non seguono alcun tipo di temporalità naturale, come i ritmi circadiani, siano più difficili da comprendere per un bambino. L'esempio migliore è quello della settimana: i 7 giorni che governano la maggior parte delle attività di un adulto costituito il rappresentante principale del tempo artificiale, assolutamente privo di qualunque aggancio naturale. Il giorno e la notte, le stagioni e persino le fasi della giornata (purché organizzate secondo dei ritmi costanti dei pasti) hanno degli agganci che permettono al bambino di orientarsi ed è proprio su questi che occorre appoggiarsi per farsi comprendere da loro sulla scansione delle attività.

 

La percezione del tempo secondo Piaget

Jean Piaget si è interessato di come si sviluppa nel bambino la percezione del tempo, inserendo questa abilità nel suo quadro dello sviluppo cognitivo e del pensiero. Tralasciando le prime osservazioni sui tentativi in età prescolare, secondo Piaget i veri progressi sono quelli che avvengono tra i 4 e i 9 anni; in questo periodo egli individua 3 fasce di evoluzione. Le osservazioni di Piaget sono fortemente condizionate dalla teoria della relatività di Einstein, e da ciò si comprende come mai la percezione del tempo, secondo lui, è inestricabilmente legata al concetto di velocità. Una seconda osservazione da fare è che, a differenza delle tappe individuate per lo sviluppo cognitivo, in questo caso Piaget fatica maggiormente ad associare ad ogni fase un intervallo di età, per cui ogni genitore dovrebbe individuare in modo autonomo tra i 4 e i 9 anni queste tre fasi di passaggio.

 

Le fasi di Piaget

Il primo stadio di evoluzione nella percezione del tempo è tipico del bambino che vedendo due oggetti, uno dei quali si spinge più lontano, lo crede più veloce: il tempo è associato al piano spaziale. Tale comprensione si associa ad un'altra caratteristica del pensiero, cioè l'irreversibilità e fa si che il bambino viva in una sorta di presente continuo perché basa le sue considerazioni su ciò che accade nell'immediato essendo ancora incapace di fare ricostruzioni a posteriori (reversibilità di un'azione). Il secondo stadio comincia quando l'attenzione del bambino comincia ad essere attratta dall'azione durante il suo farsi. I piccoli intuiscono che non contano solo i punti di arrivo per determinare chi è più veloce, ma anche cosa accade durante. Questa intuizione giunge alla piena maturazione durante il terzo stadio. A questo punto i bambini riescono a scindere il piano temporale da quello spaziale (più concreto) quindi a due uguali punti di partenza e arrivo possono corrispondere due diverse velocità e di conseguenza una percezione temporale diversa per i due oggetti in moto.

Questa separazione è alla base della percezione astratta del tempo che continuerà ad affinarsi senza più il bisogno di punti di riferimento concreti.

 

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