Il lapsus in psicologia: “Ops! Volevo dire…”

Capita a tutti: sbagliare la pronuncia di una parola, invertirne le sillabe, scambiarla con un’altra. Il lapsus in psicologia viene spesso collegato alle teorie di Freud, ma in realtà a provocarlo non è sempre l’inconscio. Al di là del divertimento che suscita (e dell’imbarazzo in cui getta il suo autore) che cosa sono esattamente i lapsus? Perché capita di commetterli? E che cosa possono dirci sul funzionamento della nostra mente? Vediamolo insieme

Il lapsus in psicologia: “Ops! Volevo dire…”

Una ricerca importante sul lapsus in psicologia fu avviata nel 1895, quando il filologo Rudolf Meringer e lo psichiatra Karl Mayer diedero alle stampe un ponderoso volume intitolato: “Errori nel parlare e nel leggere: uno studio psicologico”, in cui descrivevano 8800 errori verbali, di scrittura e di lettura.

Un po’ comico e un po’ imbarazzante, il lapsus provoca sempre un certo effetto. E se a commetterlo è una persona famosa, è facile che finisca sulle pagine di tutti i giornali. George Bush per esempio è stato un campione di lapsus: nei suoi interventi pubblici ha accumulato un tale numero di errori da aver generato il neologismo “bushismo”, ormai considerato oltreoceano quasi una figura retorica a sé. Sempre in ambito politico, ma venendo più vicino a noi, si può ricordare il lapsus di Silvio Berlusconi durante un vertice NATO, quando ricostruendo la storia di Roma ne attribuì la fondazione a “Romolo e Remolo”. Ma come dimenticare anche gli innumerevoli strafalcioni di Mike Bongiorno, che non si sa fino a che punto involontari ma che diventarono un vero e proprio suo marchio di fabbrica.

 

Il lapsus in psicologia è legato ad intenzioni inconsce o all’utilizzo del linguaggio?     

Lo sappiamo tutti, il lapsus in psicologia ci è stato descritto dal padre della psicoanalisi Sigmund Freud. Egli propose che il lapsus fosse la confessione involontaria di un conflitto interiore, di un pensiero nascosto a se stessi e rimosso, oppure nascosto all’interlocutore per ragioni di convenienza. Ma a dispetto della fortuna che ha avuto nella cultura popolare l’interpretazione psicoanalitica, essa in realtà non è la più accreditata in ambito scientifico.

Un’ipotesi molto più semplice è che questo genere di errore si verifichi perché il linguaggio è un compito cognitivo ed espressione del pensiero molto complesso, nella cui esecuzione le sviste avvengono con facilità.

Quando parliamo, scegliamo in media tre parole al secondo da un vocabolario che ne contiene almeno 40.000, producendo contemporaneamente circa cinque sillabe e una dozzina di fonemi, nella cui emissione sono coinvolti oltre 100 muscoli diversi. Di conseguenza i lapsus sono molto più attinenti alla struttura a all’uso del linguaggio che non alle nostre intenzioni inconsce.

Non si esclude totalmente che i lapsus abbiano un risvolto freudiano, ossia che esprimano paure e desideri che nascondiamo persino a noi stessi, ma oggi la linguistica e la psicolinguistica considerano i lapsus come fenomeni normali nel flusso del discorso e li analizzano come un riflesso dei meccanismi di produzione del linguaggio.

 

Il lapsus in psicologia: le categorie                 

Da alcuni studi in psicologia sui lapsus verbali è emerso che possiamo avere:

  1. i lapsus di scambio di parola (per esempio “scuoti i piatti e lava la tovaglia”) che si verificano quando si invertono due vocaboli nella stessa frase. Questi si verificano quasi sempre tra termini che appartengono alla stessa categoria grammaticale o sintattica (i verbi con i verbi, i nomi con i nomi);
  2. i lapsus di sostituzione, in cui una parola è sostituita da un’altra esterna alla frase. Questi avvengono tra termini della stessa categoria semantica (per esempio “gatto” al posto di “cane”) e ciò suggerisce che le componenti del linguaggio siano organizzate mentalmente in base a quelle categorie.

Oltre  a questi due lapsus vi sono errori di spostamento (di un elemento da un punto all’altro della frase), di perseveranza (il riutilizzo di un elemento dopo la sua collocazione al posto giusto), di anticipazione (riutilizzo di un elemento prima della sua collocazione giusta) o di amalgama (unione di due elementi per formarne un terzo, spesso inesistente).

Così, “Che noia incontrarla!” – al posto di “Che gioia” – è un lapsus di sostituzione che coinvolge un fonema, “Romolo e Remolo” è un lapsus di perseveranza che coinvolge una sillaba e “Lava il letto e rifatti i denti” un lapsus di scambio che coinvolge una parola. Anche chiamare il vostro partner con il nome del precedente sarebbe tecnicamente un lapsus di sostituzione. Siete più tranquilli ora?

Fonte immagine: autumn_bliss