Timidezza patologica: quando le guance diventano rosse come mele

Rossore, vergogna e ritrosia, fino all’ansia, all’angoscia e all’evitamento: la timidezza è presente in ogni epoca e ha varie sfumature ma, quando è troppa, sfocia in patologie più gravi. A volte riusciamo a gestirla, altre volte ci sentiamo sopraffatti, ma che cause ha la timidezza patologica? E soprattutto, una terapia adeguata come si imposta? Affrontiamo insieme il tema della timidezza patologica e cerchiamo di fare chiarezza, se possibile

Timidezza patologica: quando le guance diventano rosse come mele

Avete presente quel rossore che ogni tanto vi riempie le guance? Avete presente quella strana sensazione che vi porta a desiderare di scomparire in un profondo abisso piuttosto che rimanere nell’imbarazzo straziante? Avete presente l’insieme di tutti quei sintomi che vi fanno sentire impacciati come Paperino e desiderare di essere come Gastone? Bene! Se anche voi avete provato tutto questo, siete stati vittime della timidezza. La timidezza la possiamo trovare in ogni epoca e cultura: le donzelle puritane stillavano timidezza da ogni poro per nascondere scabrosi desideri sessuali e la utilizzavano per fingersi ritrose di fronte alle bramate avance di qualche bel giovanotto intraprendente. Ma se la timidezza ci può accompagnare in varie situazioni e, spesso, impariamo anche a gestirla senza molti problemi, la timidezza patologica è quella condizione cronica di timidezza. Ma vediamo come si differenzia la timidezza dalla timidezza patologica e in quali situazioni si può presentare quest’ultima. Ma, soprattutto, chiediamoci perché la timidezza si manifesta in questo modo.

 

Timidezza patologica: timidezza e timidezza patologica

Allontanate da voi l’utopistica idea di avere una risposta univoca sulla timidezza: è un tema che riguarda troppo da vicino l’essere umano per permettere un’analisi priva di influenze individuali. La timidezza va dai rossori che inondano le guance, alla rabbia che viene fuori quando il ragazzo che ci piace ci chiede di uscire e noi lo cacciamo in malo modo, alla vergogna di mostrare le nostre emozioni più profonde, per toccare, ancora, situazioni che sembrano essere più vicine a patologie quali l’ansia e le fobie sociali, piuttosto che alla timidezza intesa in senso più romantico. Timidezza patologica: così viene chiamata la timidezza a tutto tondo che si presenta come status quo nella vita della persona. La timidezza patologica viene indagata nei suoi vari aspetti: quelli interiori, quando si cerca di dare una spiegazione a quel nervosismo e ansia che si manifestano nelle situazioni in cui la persona interagisce con il mondo, e quelli manifesti, come il rossore, l’inibizione sociale e l’evitamento.

 

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Timidezza patologica: quali cause?

Secondo alcuni, la timidezza patologica si sviluppa in situazioni dove la persona vive il giudizio del mondo sul proprio conto in modo negativo e perseguitante: la minaccia del mondo esterno non fa altro che innescare una catena, dove bassa autostima, paura del giudizio, aspettative negative, tentativo di controllo su ogni situazione sociale e vergogna si alimentano l‘una con l’altra. Dalla timidezza, quindi, si passa a situazioni più vicine alla paranoia, alle fobie, all’ansia sociale, al disturbo evitante e all’angoscia. Ma le cause? Tendenzialmente la timidezza patologica viene descritta come un tentativo, da parte della persona che ne affetta, di mantenere distanze con il mondo. Il mondo viene vissuto come intrusivo, giudicante, pronto a rendere pubbliche le insicurezze di ognuno e, perciò, entità ingombrante e cattiva da cui difendersi.

 

La vergogna è uno dei vissuti che la persona timida vive: vergogna di mostrare le emozioni, vergogna di uscire allo scoperto, vergogna di apparire e vergogna, quindi, di mostrarsi per intero. La persona timida vive costantemente la vita in una scissione perenne tra le sue parti: quelle buone e socialmente accettate possono venir fuori a piccole dosi e con enorme controllo, quelle “scabrose” devono essere celate e da queste, il primo a doversi difendere, è proprio il timido. Potremmo definire la timidezza patologica come ingorgo energetico: l’energia che dovrebbe poter liberamente scorrere nel corpo si blocca e, così, rimbalza come una palla pazza tra la testa e il bacino. Il rossore tipico della vergogna è proprio sintomo di questo rimbalzo continuo verso l’alto. L’inibizione continua vissuta nell’infanzia, educazioni castranti e coercitive, possono ritrovarsi come concause nella futura sintomatologia che si manifesta come timidezza patologica.

 

Timidezza patologica: la terapia

La persona che soffre di timidezza patologica può trovare giovamento in una psicoterapia che la aiuti ad integrare le varie parti di sé, che la aiuti ad riconquistare fiducia in sé e nella possibilità di vivere la vita da persona intera e non frammentata, che gli restituisca il piacere di abbandonarsi alle emozioni senza paura che queste possano essere giudicate o considerate spregevoli o poco adeguate. Fiducia, rassicurazione, recupero della propria pulsazione vitale e della propria libertà nel mondo sono le cose da tener presente durante un percorso terapeutico, sia in senso ampio che nel caso specifico della timidezza patologica. Allontanare sempre di più l’angoscia per permettersi di abbandonarsi sempre di più al piacere: questo è vivere.

 

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