L'angoscia per Freud: eros, thanatos e il gatto che si morde la coda

L'angoscia è il terreno fertile per ogni tipo di sintomo e Freud muta la sua definizione d'angoscia man mano che affina e definisce il suo modello teorico. L'angoscia nasce nel grembo dell'Io come tentativo di vincere L'Es e tenere a bada il Super-Io. L'angoscia, per Freud, è il modo migliore per giungere all'infelicità: l'angoscia, qualunque aspetto assuma, può solo generare altra angoscia

L'angoscia per Freud: eros, thanatos e il gatto che si morde la coda

Il concetto di angoscia per Freud si evolve di pari passo con le sue teorie. Da L'io e L'Es a Inibizione, sintomo e angoscia, fino ad arrivare ad Al di là del principio di piacere, il tema dell'angoscia muta di significato: da sintomo diventa terreno fertile per ogni sintomatologia che nasce in grembo al conflitto dell'Io, disorientato dagli echi dell'Es e dai divieti del Super-Io. Il tema dell'angoscia in Freud si sviluppa anche attraverso l'influenza dei concetti nichilistici di Nietzsche e la passione dei romantici.

Henry F. Ellenberger ne La scoperta dell'inconscio ci offre una panoramica del mondo psicoanalitico dagli albori fino ala seconda guerra mondiale e, per eventuali approfondimenti anche su questo tema, può essere un valido supporto teorico, anche se non di facile lettura

. Proviamo a dare una non facile sintesi dell'angoscia per Freud, seguendo l'evoluzione del suo pensiero.

 

L'angoscia per Freud: l'Io e l'angoscia

Con la formulazione della teoria sull'esistenza delle tre istanze psichiche, Io, Es e Super-Io, Freud pone nell'Io la sede dell'angoscia: angoscia reale perché causata dalla realtà, angoscia pulsionale perché generata dalle pulsioni dell'Es e angoscia dovuta ad un senso di colpa perché generata dalle pressioni punitive, giudicanti e moraliste del Super-Io.

L'Io, infatti, si trova al centro, pressato dalle richieste pulsionali dell'Es e dai giudizi morali dell'Io. Il risultato? Il povero Io, bistrattato dall'invitante e suadente crogiolo pulsionale dell'Es e dal "Ti cionco le mani" del Super-Io, limita il suo campo d'azione e cade nell'angoscia. L'angoscia, per Freud, non è da considerarsi come un sintomo ma come la condizione necessaria affinché si formi un sintomo.

 

L'angoscia per Freud: inibizione, sintomo e angoscia

In Inibizione, sintomo e angoscia, se l'inibizione veniva considerata come una limitazione delle funzioni dell'Io, l'angoscia veniva intesa come uno stato emotivo doloroso in cui erano presenti processi di scarica ed è questo che la rende una condizione necessaria per la formazione di sintomi. L'angoscia, per Freud, è il terreno fertile nel quale germoglia ogni varietà di sintomo, una sorta di Eden della psicopatologia.

La relazione esistente tra angoscia e inibizione si manifesta particolarmente nella funzione sessuale inibita e la sua manifestazione si ha o quando crollano le barriere dell'Io o come meccanismo di difesa dell'Io agli"attacchi" dell'Es. La rimozione è uno dei meccanismi di difesa prediletti dall'Io: l'angoscia innesca la rimozione per fronteggiare gli impulsi dell'Es che l'Io non accetta. Ma come accade?

 

L'angoscia per Freud: Eros e Thanatos

Freud ci dipinge un'immagine quasi debole dell'Io che cerca di barcamenarsi tra le pulsioni piacevoli ma inaccettabili dell'Es e la paura della punizione da parte del Super-Io. Cosa centra l'angoscia in tutto questo? L'Io gioca d'astuzia con L'Es e fa la fine della favola di Esopo in cui la volpe, vogliosa della succulenta uva che non riesce ad avere, rimedia alla frustrazione con la nota esclamazione: "Tanto è ancora acerba!".

Inconsciamente L'Io trasforma tutto il piacere legato al soddisfacimento pulsionale suggerito dall'Es in dispiacere, ovvero angoscia; inganna se stesso e così può legittimarsi il rifiuto del piacere e, nello stesso tempo, salvare faccia, capre e cavoli. Il sintomo, quindi, diventa il canale di scarico dell'angoscia ma anche il sostituto pulsionale dell'Es, il contentino che l'Io da all'Es per dargli l'illusione di non restare a bocca asciutta.

Che sia angoscia di castrazione, nevrosi isterica, nevrosi ossessiva o fobica, il sintomo diventa la ricerca intelligente di un equilibrio da parte dell'Io e un modo per alienare da sé l'angoscia stessa che nutre il sintomo. L'uomo, dice Freud, incapace di essere felice e abbandonarsi all'Eros e all'Es, genera il Super-Io, giudice inclemente che fa sentire sporchi e genera il senso di colpa.

Il risultato? Quello del gatto che si morde la coda: thanatos frena l'eros, l'angoscia è la paura della punizione e il modo in cui il piacere viene distorto, la rinuncia al piacere è la strada che l'Io vede per uscire dall'angoscia, ma la rinuncia genera altra angoscia che nutre il senso di colpa. Se siete a corto, ecco un'altra ricetta dell'infelicità.