La Sindrome di Stendhal: bello da impazzire

Cosa può esserci di pericoloso nell’osservare un meraviglioso quadro in un museo? E nella travolgente magia di una città come Firenze? Sicuramente qualche turista in viaggio nella nostra Italia ha conosciuto la cosiddetta Sindrome di Stendhal: un insieme di sintomi di confusione mentale e allucinazioni percettive che possono essere provocate dalla vista di un capolavoro dell’arte, in particolare del Rinascimento italiano. Ma scopriamo come questo fenomeno sia possibile e come spesso faccia venire alla luce storie di disagi più profondi

La Sindrome di Stendhal: bello da impazzire

I pazienti che vengono colti dalla Sindrome di Stendhal, un disturbo psichico che si manifesta con ansia, confusione mentale e senso di disgregazione del proprio Io, sono tendenzialmente stranieri (quasi sempre europei), giovani, con un livello culturale medio ed una grande sensibilità per il bello, sono per lo più single o comunque viaggiatori solitari. A scatenare il malessere è la visione di un’opera d’arte, in genere un capolavoro del Rinascimento italiano, o più in generale l’atmosfera tipica delle nostre città storiche, in particolare Firenze.

Il nome “Sindrome di Stendhal” scelto per identificare questo non poco frequente disagio, deriva dall’omonimo scrittore francese che nel suo diario di viaggio in Italia descrisse le emozioni provate durante una visita nella basilica di Santa Croce: la vertigine psichica che lo colse fu tale da costringerlo ad uscire all’aperto per risollevarsi.

 

La Sindrome di Stendhal: come i turisti vengono disorientati dalla bellezza      

I sintomi legati alla Sindrome di Stendhal sono diversi: alcuni turisti hanno veri e propri disturbi del pensiero, con allucinazioni e alterazioni della percezione, altri manifestano scompensi affettivi o depressione, altri ancora ansia e attacchi di panico. Questi episodi di malessere sono per lo più benigni e privi di conseguenze, basta un po’ di riposo e la vicinanza con qualcosa di familiare.

In comune, i pazienti con Sindrome di Stendhal, hanno una vita in equilibrio solo apparente, in cui tendenzialmente si nascondono insoddisfazioni, difficoltà di relazione o una personalità estremamente perbenista che viene sconvolta dalla forza evocatrice dell’arte. Come tutti i turisti essi devono limitarsi ad un primo esame e ad un trattamento che permetta loro di tornare al paese d’origine, nella speranza che la disavventura costituisca un campanello d’allarme che induca a riconsiderare la propria sofferenza.

 

La Sindrome di Stendhal o la Sindrome di David?                                                  

Nel 1991 un individuo prese a martellate il David di Michelangelo danneggiando un dito del piede sinistro. Dopo quell’episodio nel 1993 sfregiò due dipinti e colpì con un pennarello un quadro dell’americano Jackson Pollock e due opere di Fontana e Burri. Ma tanti altri eventi simili ci sono verificati, e per mano di altri individui. Cosa può esserci dietro? Solo puro vandalismo? No, la Sindrome di David.

Questa, come quella di Stendhal, può essere caratterizzata da attacchi di panico, da senso di perdita dei propri confini, ma ha anche caratteristiche più peculiari. Il David di Michelangelo, simbolo per eccellenza di bellezza ed armonia, può provocare violenti turbamenti emotivi mossi da invidia e gelosia per tanta perfezione che rischiano di sfociare in un istinto vandalico: un desiderio di danneggiare l’opera per riaffermare il proprio Io messo in pericolo da tanta opulenza estetica.

 

La Sindrome di Stendhal: storie di fragili equilibri                                                

Episodi legati alla Sindrome di Stendhal possono rappresentare un fonte d’arricchimento nel momento in cui il viaggio in un luogo ricco d’arte è considerato un “viaggio dell’anima” capace di risvegliare una trama di emozioni e sentimenti in cui l’identità della persona è messa in gioco, anche se evidentemente non tutti sono in grado di gestire questo scompenso allo stesso modo.

Le opere che possono scatenare questa o altre sindromi analoghe variano da soggetto a soggetto ma la psicologia ha notato che alcune opere di Caravaggio e Michelangelo, per tutti i significati simbolici, il carico di ambiguità e sensualità che esprimono, sono fortemente perturbanti e possono più facilmente risvegliare i contenuti più profondi e rimossi dell’inconscio.

Ma non allarmatevi, le manifestazioni delle crisi legate al viaggio in una città d’arte non sono solo l’effetto di un corto circuito fra evento esterno e persona: esiste una stretta e complessa relazione tra tipo di evento, modo di viverlo, struttura della personalità e storia personale.

 

Fonte immagine: photographerglen