Sincerità e menzogna: le mille voci dei bugiardi

Verità e bugia sono due forme di comunicazione differenti per contenuto e intenzionalità. La menzogna si presenta sotto varie forme a seconda che prevalga la volontà di nascondere o quella di promuovere il falso. Non necessariamente mentire è un compito faticoso, molto dipende dalla situazione e da quanto si è coinvolti emotivamente

Sincerità e menzogna: le mille voci dei bugiardi

Sincerità e menzogna sono due tipologie di comunicazione. Più specificatamente la comunicazione menzognera è una forma di discomunicazione.

È possibile parlare di discomunicazione quando gli aspetti impliciti e indiretti di una comunicazione prevalgono su quelli diretti ed espliciti; l’intenzione comunicativa manifestata da chi parla è diversa da quella reale (opacità intenzionale).

Parlare di sincerità e menzogna significa per lo più concentrarsi sulla comunicazione menzognera, cioè su chi mente e sul modo in cui lo fa.

In quest’ambito si trovano sia studi naturalistici (che indagano quando e come si mente nella vita quotidiana), sia studi sperimentali tesi ad indagare i meccanismi cognitivi alla base della menzogna.

 

Una sincerità e tante menzogne

La sincerità ha un’unica forma, ma la menzogna si presenta sotto innumerevoli vesti. Ciò che le accomuna tutte è la presenza di tre caratteristiche: l’intenzione di ingannare l’interlocutore, il contenuto falso e la consapevolezza di questa falsità.

La menzogna si differenzia sia dall’errore (chi parla non sa della falsità di quanto asserisce), sia dalla finzione (lo scopo finale dell’emittente è essere smascherato).

Le bugie si distinguono in base al loro scopo (far credere il falso o impedire che si creda il vero):
1. omissione: il parlante cela informazioni importanti per chi ascolta;
2. occultamento: il parlante svela al posto di informazioni importanti, dei particolari fuorvianti che costituiscono una falsa credenza;
3. falsificazione: il parlante fornisce informazioni false;
4. mascheramento: il parlante fornisce informazioni false per nascondere quelle vere.

 

Sincerità e menzogna: due teorie

Per riuscire a comprendere quando i parlanti scelgano la sincerità alla menzogna (o viceversa) e come lo facciano sono state elaborate diverse teorie.

Di seguito, ne verranno presentate due tra le più note. Secondo la teoria della manipolazione dell’informazione di Steven McCornack e colleghi, l’inganno nasce dalla manipolazione e dalla violazione volontaria di alcune norme della conversazione (massime di Paul Grice). In questo modo le informazioni vengono manipolate e distorte fino alla costruzione di un’altra verità.

La teoria dell’inganno interpersonale (David Buller e Judee Burgoon) sostiene l’importanza dell’affidabilità di chi parla per poter ingannare una persona.

La menzogna è un processo che si snoda lentamente, ogni messaggio deve essere costruito in modo tale da presentarsi in modo affidabile. Si tratta si una comunicazione strategica il cui successo dipende da entrambi gli interlocutori e che ha forti basi sociali e relazionali.

 

Sincerità o menzogna?

Da un punto di vista cognitivo molti psicologi si sono chiesti se sia più faticoso mentire o dire la verità. Secondo l’ipotesi del carico cognitivo la comunicazione menzognera sembra essere la più impegnativa sia perché occorre costruire un messaggio da nulla, sia perché deve essere credibile e inoltre occorre anche ricordarsi di quanto è stato detto per non essere scoperti.

Ormai in molti non condividono più questa posizione perché esistono menzogne a difficoltà variabile:
menzogne preparate (pianificate in precedenza) e impreparate (dette spontaneamente);
menzogne ad alto contenuto (elevata intenzionalità e carico emotivo, ricche di dettagli) e a basso contenuto (emotivamente poco impegnative, scarsa attenzione e senza un piano definito).

 

Anche in una coppia a volte si mente: perché tante bugie?

 

Immagine | Karindanziel