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COLLABORATIVE PROBLEM SOLVING: IL GRUPPO FA LA FORZA?

Il problem solving in gruppo è una tecnica di lavoro auspicabile in qualsiasi ambiente perché le potenzialità dei singoli nel risolvere i problemi possono essere amplificate dall'apporto del gruppo. Esistono però anche altri modi di intendere il collaborative problem solving, vediamo di cosa si tratta.

Nel lavoro di gruppo il problem solving è un elemento essenziale; ciò non significa che i gruppi sono necessariamente fonte di conflitti o problemi. Un problema infatti, è una situazione che non trova un'immediata soluzione e in una situazione di gruppo dove ci sono tante teste è facile che non si trovi immediatamente un accordo sul da farsi.

Le tecniche di problem solving spesso attingono alla natura del gruppo e alla sua capacità di coinvolgere persone diverse per arricchire con creatività le soluzioni possibili.

 

Il processo di soluzione al problema e le dinamiche di gruppo

Quali sono gli apporti del gruppo (in quanto tale) ad un processo di problem solving? Perché è preferibile sostenere il caos generato da più menti "in conflitto" tra di loro invece di seguire un'unica voce?

Prima di tutto più persone significa più risorse; risorse mentali in termini di prospettive al problema, ma anche operative. Più persone riescono a mettere in gioco prospettive differenti ed opzioni svariate che possono essere utilizzate in modo creativo anche da chi spontaneamente non ci avrebbe pensato.

Un secondo apporto del gruppo consiste nella capacità che questo ha di sostenere processi più estremi. Da un lato ciò porta all'aumento della concentrazione, ma anche alla stimolazione del pensiero divergente. per finire con una maggiore convinzione nel processo decisionale.

 

Come favorire la creatività in un gruppo?

 

Il collaborative problem solving di Greene

Probabilmente finora avete pensato a dei gruppi di lavoro in ufficio e all'adozione del problem solving per risolvere questioni organizzative.

Una visione alternativa ci è offerta dall'americano dottor Ross Greene che ha messo a punto un approccio di collaborative problem solving per la gestione dei bambini problematici.

I punti essenziali del suo metodo, recentemente ribattezzato Collaborative & Proactive Solutions, sono due:

  1. le sfide sociali, emotive e comportamentali che affronta un bambino possono essere rilette come un problema a livello cognitivo
  2. queste sfide possono essere ricolte adottando un approccio collaborativo.

Un bambini problematico manifesta la sua insoddisfazione e la presenza di un problema con un comportamento inadeguato, ma la prima cosa da fare è comprendere la competenza cognitiva che gli fa difetto.

Il ruolo del genitore e di chi gli sta vicino non è quello di punire, ma di considerare la sua richiesta come un problema da risolvere tutti insieme. Il dottor Greene propone una serie di interventi per aiutare genitori e insegnanti a diventare protagonisti di questa forma di problem solving di gruppo.

 

L’apprendimento cooperativo come risorsa in classe



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