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RESILIENZA E CREATIVITÀ: NON ESISTONO PROBLEMI, SOLO SOLUZIONI

Cosa ci permette di reagire di fronte a situazioni avverse, di gestire e riorganizzare positivamente la nostra vita di fronte alle difficoltà? È la resilienza, quella capacità di sviluppare le proprie potenzialità durante le turbolenze della vita, quella capacità di adattamento positivo che permette non solo di fronteggiare efficacemente la realtà stressante, ma di vedere le difficoltà come opportunità di crescita. Sinonimi di resilienza sono elasticità, mobilità, vitalità, dunque un fattore della resilienza non può che essere la creatività. Gli individui resilienti si pongono rispetto alla realtà in modo attivo, creativo: la inventano, la costruiscono, le danno un significato positivo. Vediamo perché parlare di resilienza e creatività insieme.

Resilienza è un termine preso in prestito dall’ingegneria ed indica le proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione.

In termini psicologici? Va a connotare proprio la capacità delle persone di far fronte ad eventi stressanti ordinari ma anche traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita di fronte alle difficoltà.

Possiamo affermare che la resilienza è quella capacità, che può essere sviluppata da ognuno di noi, di trasformare le difficoltà in opportunità, i limiti in risorse. La resilienza è caratterizzata da perseveranza, autostima, pensiero positivo, ottimismo, fiducia in se stessi, capacità di riconoscere le emozioni e di gestirle, di gestire lo stress, tutti questi fattori fanno capo alla capacità di problem solving.

E la creatività, si sa, facilita la generazione di nuove idee che poi sono la sostanza del cambiamento e dunque in contesti difficili è estremamente importante in quanto fornisce alla persona gli strumenti per valutare con flessibilità la situazione e trovare strategie di risoluzione.

 

La resilienza nel coaching: mi piego ma non mi spezzo

 

Creatività, problem solving e resilienza

Se si affronta un problema con il metodo razionale del pensiero, si ottengono risultati probabilmente anche corretti, ma limitati dalla rigidità dei modelli logici.

A volte la persona per fronteggiare costruttivamente problemi complessi e trovare una via d’uscita ha bisogno della creatività, di stravolgere il ragionamento, di partire dal punto più lontano possibile, di negare certe sicurezze, di assumere prospettive diverse.

È necessario perciò abbandonare il cosiddetto pensiero “verticale”, ossia quello basato sulle deduzioni logiche, per entrare nella “lateralità” del pensiero creativo. Proprio la parola “laterale” suggerisce il movimento di lato per generare modelli alternativi di reazione all’evento, anziché il movimento rettilineo in avanti con lo sviluppo di un solo modello particolare.

È così che si intrecciano resilienza e creatività: il pensiero laterale offre alla mente quella flessibilità in grado di generare e manipolare una quantità di alternative per fronteggiare un problema mettendo in gioco tutte le risorse della persona.

Solitamente la mente prende in considerazione solo le alternative ragionevoli, la creatività ci suggerisce che non devono esserlo per forza. Per dirla con le parole del grande A. Einstein: “La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto”.

 

Resilienza e creatività: il problema dei nove punti

Se la resilienza è la capacità reattiva delle persone alle avversità della vita, il problem solving creativo abbiamo visto è uno dei mezzi che permette di sviluppare tale capacità.

La creatività permette di uscire fuori dagli schemi logici che ingabbiano, ci conduce invece verso altre possibili prospettive che determinano nuove realtà e nuove soluzioni, come nell’esempio del problema dei nove punti.

Nove punti disposti in tre file da tre devono essere collegati da quattro linee rette senza sollevare la matita dal foglio. Volete provare a risolvere?

Quasi tutti quelli che tentano per la prima volta introducono nel problema un’ipotesi che invece ne rende impossibile la soluzione: si pensa che i punti formino un quadrato e che la soluzione si debba trovare all’interno di tale quadrato.

In realtà questo quadrato fa parte solo dello schema logico rigido del soggetto che perciò racchiude il sistema delle possibili soluzioni all’interno di esso. A questo punto lo scontro è tra rigidità e creatività: per risolvere il problema l’individuo deve uscire dal proprio schema logico, dalla gabbia della sua percezione, e cambiare punto di osservazione della realtà.

È evidente l’analogia con molte situazione di vita reale dove si rimane ingabbiati in circostanze difficili e dove solo un pensiero fuori dagli schemi, un pensiero che mette in dubbio i presupposti ed è disposto a ristrutturare i dati, può aiutarci a trovare la via d’uscita.

Questo è costruire la resilienza: allenare la mente alla creatività, al fine di trovare una prospettiva nuova, un modo di percepire nuovo, una soluzione nuova.

 

Il problem solving contro lo stress

 

 

Immagine | l'arte_del_cambiamento

 

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