Identità di luogo, la casa sono io

I diversi luoghi influenzano il modo di essere, agire, relazionarsi e i propri sentimenti. L'identità di luogo è ciò che permette di spiegare perché i diversi ambienti generano comportamenti diversi e vissuti diversi.

Identità di luogo, la casa sono io

In questo posto non mi sento a mio agio” oppure “Questo luogo mi fa sentire protetto, dona serenità e mi fa sentire come a casa”.

Quante volte avrete detto o sentito frasi come queste che esprimono un sentimento di disagio o al contrario benessere in relazione ad un ambiente, un posto specifico?

È frequente avere luoghi preferiti e altri poco apprezzati, amare il mare o la montagna, apprezzare case semplici piuttosto che ville maestose e quindi vivere sensazioni più o meno piacevoli o spiacevoli in relazione agli stessi.

Questo risiede in quella che la psicologia ambientale definisce “place Identity” o identità di luogo.

 

Identità di luogo, Place Identity

Concetto intrigante definito per la prima volta da Proshansky (1983) come quelle “dimensioni del Sé che definiscono l’identità personale dell’individuo in relazione all’ambiente fisico attraverso un complesso sistema di idee, credenze, preferenze, sentimenti, valori e mete consapevoli e inconsapevoli unite alle tendenze comportamentali e alle abilità rilevanti per tale ambiente

Quindi si parla di quelle caratteristiche proprie dell’individuo che risentono dell’influenza dell’ambiente e del contesto fisico grazie alle esperienze, agli eventi in esso vissuti e alla traccia lasciata nella mente e nel vissuto emotivo di ognuno.

È ciò che rende un contesto piacevole o spiacevole, ciò che rende un luogo indimenticabile e non abbandonabile o viceversa odiato e temuto.

Il vissuto emotivo ovviamente determina il comportamento: un ambiente che genera disagio attiverà azioni di rifiuto, evitamento o modifica per renderlo maggiormente conforme al sè, viceversa ambiente connotato come positivo donerà serenità, coinvolgimento emotivo e benessere.

 

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Place Identity: a cosa serve

Poiché racchiude aspetti del sé in relazione si diversi luoghi e specifiche caratteristiche degli stessi, l’identità di luogo, al pari delle altre sfere dell’identità definisce il modo di agire e relazionarsi al mondo. Sempre Proshansky identifica 5 funzioni della Place Identity:

·         Riconoscimento: le idee, le credenze, i sentimenti, le emozioni vissute in relazione alle diverse tipologie di luoghi permettono di identificare un nuovo ambiente come sicuro, confortevole e congruente con il proprio sé o viceversa fastidioso e incompatibile.

·         Determinazione dei significati: il vissuto personale permette di comprendere l’utilità e il significato degli elementi nei diversi luoghi, lo scopo e quindi effettuare una valutazione del contesto.

·         Esigenza Espressiva: la Place Identity permette di comprendere quanto un luogo sia coerente con le proprie caratteristiche, i propri interessi, piaceri e peculiarità e quindi quanto potrebbe generare benessere e malessere. Questo permette di agire sull’ambiente per renderlo più adeguato o decidere come comportarsi nei confronti dello stesso.

·         Mediazione nei confronti dei cambiamenti: la Place Identity permette di avere controllo sull’ambiente e gestire le diverse situazioni perché definisce il sé nei diversi contesti e quindi le emozioni provate, i comportamenti agiti e i pensieri.

·         Gestione dell’ansia: la consapevolezza degli effetti dei singoli luoghi su di sé permette di gestire l’ansia generata in alcuni e quindi affrontare le eventuali problematiche.

Tutto questo è alla base della scelta di una casa piuttosto che l’altra, dell’arredamento che rispecchia il proprio sé, della personalizzazione del luogo di lavoro (“banalmente” la scrivania), della decisione di frequentare alcuni posti piuttosto che altri.

Solo quando l’ambiente dona serenità, benessere e soddisfazione dei bisogni fisici ed emotivi allora si sperimenta una totale connessione con quel luogo e si ha la sensazione che: ”la casa sia io” ovvero essa mi rappresenti.

 

Identità di luogo e legame di attaccamento

Così come Bowlby nella teoria dell’attaccamento identifica il legame che il bambino costruisce e sperimenta con le figure di riferimento (cargiver), al pari Giuliani (2004) riconosce questa forma di legame anche con i luoghi.

Quando ci si sente legati affettivamente ad un luogo sperimentiamo delle emozioni forti, ricerchiamo in esso sicurezza, temiamo l’allontanamento e proviamo angoscia e preoccupazione in assenza della possibilità di ritornarci.

Come per il legame con i cargiver anche il vissuto in relazione ai luoghi dipende dalle esperienze positive o negative sperimentate in fase di costruzione del legame.  

Ci sono luoghi a cui si è positivamente legati perché ricordano momenti sereni, spensierati, accettazione e sicurezza e altri che generano angoscia, preoccupazione e disagio.

Il legame affettivo al luogo può avere diverse forme secondo Gallino (2007): emotivo famigliare se si tratta di luogo di infanzia e di vissuto famigliare, estetica se ad attrarre emotivamente sono caratteristiche estetiche, funzionale se garantisce la messa in atto di azione lavorativa o di studio, socio-emotiva se si tratta di luoghi in cui solitamente si socializza e cognitivo-culturale se si tratta di luoghi fantastici o importanti a livello culturale.

L’ambiente in cui si vive e agisce non è neutrale ma assume una forte valenza emotive che influenza atteggiamenti, le relazioni e le emozioni di ogni persona in modo specifico, individuale e diverso da altri. L’identità di luogo permette di spiegare perché ogni persona agisce diversamente nei diversi ambienti, da cosa questa reazione sia dovuta e le sensazioni provate.

 

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Foto: kjekol / 123RF Archivio Fotografico