Effetto Mozart: è proprio vero che rende più intelligenti?

Era ancora nella pancia della mamma il piccolo Amadeus quando, ignaro di tutto, era vittima lui stesso dell'Effetto Mozart. Tomatis, Shaw, Rauscher, Sloboda, sono solo alcuni degli studiosi che si sono occupati dell'Effetto Mozart. Ma cos'è e come agisce l'Effetto Mozart? È vero che rende più intelligenti o è solo una vox populi? Conosciamo meglio l'Effetto Mozart e cerchiamo di capire come funziona

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Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart, uno scioglilingua più che un nome ma, per fortuna, per gli amici semplicemente Amadeus. Enfant prodige della seconda metà del settecento, compositore bambino, dotato di memoria eccezionale e senso artistico forse ancora prima di parlare e giovanissimo Maestro massonico, Mozart passò a miglior vita a soli 35 anni, lasciandoci un patrimonio musicale di grandezza inestimabile. Nonostante la prematura dipartita, la sua fama ha superato due conflitti bellici arrivando fino a noi: le sue opere sono state oggetto di studio non solo da parte di giovani musicisti o intellettuali cultori del genere, ma anche da parte di scienziati, ricercatori, fisici. Come mai? Per colpa di quella cosa che Alfred Tomatis scoprì in tempi non sospetti e che viene chiamata Effetto Mozart.

 

Effetto Mozart: gli albori

I nomi Gordon Shaw e Frances Rauscher non vi dicono nulla? Sono due ricercatori che nel 1993 elaborarono un pensiero, supportato da tanto di ricerca, secondo il quale ascoltando Mozart, in particolare la Sonata in re maggiore per due pianoforti KV448, i nostri neuroni potrebbero cominciare a ballare a suon di musica e voilà... in men che non si dica le nostre abilità visuo-spaziali subirebbero un temporaneo aumento. Purtroppo i due scienziati furono i soli ad avere questi risultati dalla ricerca, che però non riuscì mai ad essere duplicata con gli stessi risultati positivi da altri Dottoroni. Questa teoria prese un nome: Effetto Mozart. Ma nonostante l'impossibilità, ad oggi, di confermare la ricerca, dobbiamo poter assumere come base, oramai collaudata e confermata da molti, che la musica di Mozart produce degli effetti. Ma come funziona?

 

Effetto Mozart: cos'è?

Oggi con il termine Effetto Mozart si indica non solo l'effetto che la musica di Mozart sembra produca su vari livelli (cognitivo, emotivo, relazionale), ma anche l'effetto benefico che altre musiche, rock compreso, hanno sull'uomo. Alfred Tomatis è stato il primo a utilizzare la musica di Mozart nel metodo che adoperava e nelle terapie che somministrava, considerandola attivante per una serie di funzioni, uditive e non, che l'uomo può apparentemente perdere per qualche motivo. Tomatis diceva "Mozart è un'ottima madre, provoca il maggior effetto curativo sul corpo umano". Ma mettiamo ordine e chiariamo che cos'è l'Effetto Mozart. Innanzitutto sfatiamo un mito, non è vero che ascoltare Mozart rende più intelligenti: se pensiamo questo rischiamo di finire come il povero governatore della Georgia che qualche anno addietro pensò bene di investire qualche migliaio di dollari per fornire a tutti i nuovi nati un bel CD dell'artista in modo da elevare il Q.I. degli Americani. Quello che sembra faccia l'ascolto di Mozart,  in particolare di alcuni pezzi del compositore, ovvero la K448 e la K488, sia migliorare temporaneamente le abilità visuo-spaziali e logico-matematiche.

 

Effetto Mozart: come agisce?

Ma come agisce l'ascolto di Mozart tanto da creare un effetto che porta il suo nome? Esistono alcune armoniche del compositore austriaco che agiscono in modo benefico sul nostro organismo, producono un rilassamento tale da far diminuire il ritmo cardiaco ed abbassare la pressione sanguigna. Ma a parte l'effetto relax dell'Effetto Mozart, esiste uno sviluppo neurocerebrale dell'uomo che comincia in utero e continua soprattutto fino alla prima età adulta. Durante questo sviluppo i due emisferi cerebrali si specializzano e quello destro si fa carico di esplicare soprattutto le funzioni spazio-temporali, musicali, artistiche. Probabilmente la musica di Mozart in particolare, così come altre musiche che rispettato determinati canoni armonici, come Acroyali/Standing in Motion del compositore greco Yanni, agisce positivamente sull'emisfero destro perché composte da un fresco adolescente in grado di riprodurre e rispettare una precisa struttura musicale che andava a sollecitare proprio le aree cerebrali ancora in formazione.

 

La musica di Mozart, inoltre, è ricca di alte frequenze che, si sa, sono energia pura per i nostri neuroni, soprattutto quando siamo piccoli, perché molto stimolanti ed attivanti. E ancora, il giovane Mozart è cresciuto ascoltando musica classica quando era ancora un piccolo feto, dato che il papà era un musicista. Quindi è stato probabilmente il primo a subire l'Effetto Mozart, senza neanche saperlo. John A. Sloboda, psicologo e ricercatore, ritiene, infatti, che più i bambini sono esposti alla musica prima di iniziare la scuola, e più uno stadio di codificazione neurale li accompagnerà per tutta la vita in modo più incisivo e profondo. Ma attenzione, non bisogna solo sentire la musica: quello che innesca l'Effetto Mozart è un ascolto attento, attivo e, come ci insegna Alfred Tomatis, l'ascolto avviene con tutto il corpo tant'è che il nostro Beethoven aveva perso l'udito ma non la vena musicale. Se volete sperimentare anche voi l'Effetto Mozart, andate su questo sito: troverete una demo dell'Effetto Mozart, non dovrete far altro che ascoltare e provare!

 

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