Pazienza, virtù dei forti… o merito della serotonina?

Uno studio condotto recentemente da un team di scienziati avrebbe dimostrato come la serotonina potrebbe essere un mediatore importante della capacità di attendere con pazienza una gratificazione

Pazienza, virtù dei forti… o merito della serotonina?

La serotonina è volgarmente detta l’ormone della felicità, in realtà si tratta di un neurotrasmettitore con funzioni ed effetti complessi sul nostro cervello ancora non del tutto chiariti dagli scienziati.

La serotonina ha certamente degli effetti sul tono dell’umore ed è per questo che il rilascio di serotonina è bersaglio dell’azione della maggior parte dei farmaci antidepressivi, come il famosissimo Prozac. Ma vi sareste aspettati che fosse anche responsabile del virtuoso esercizio della pazienza?

Ebbe sì, a quanto pare, essa svolge un’azione di mediazione anche nella capacità di differire una gratificazione e di attendere una ricompensa.

 

Pazienza e serotonina

La ricerca, pubblicata su Current Biology, è stata condotta da un team di scienziati, guidato da Zachary Mainen del Champalimaud Centre for the Unknown (CCU) ed avrebbe dimostrato come, almeno nei topi, l’attivazione nei neuroni serotoninergici (cioè le cellule nervose responsabili del rilascio di serotonina) sia in grado di aumentare la capacità di differire la gratificazione e attendere con pazienza l’arrivo di una ricompensa.

Dai piccoli roditori alla complessità della specie umana, si sa, il salto non è del tutto scontato, tuttavia i risultati della ricerca in questione sembrano rappresentare un precedente importante per lo studio e la conoscenza dei meccanismi di azione della serotonina e quindi dei possibili farmaci antidepressivi.

 

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Le prove di laboratorio

I poveri roditori sono stati sottoposti in laboratorio ad una situazione senza dubbio stressante: all’espletamento di un compito seguiva l’arrivo di una ricompensa ma in tempi piuttosto variabili e non prevedibili.

Tuttavia, i topolini in cui il rilascio di serotonina era stato sovrastimolato si rivelavano più inclini alla pazienza dei loro compagni del gruppo di controllo e maggiormente in grado di attendere l’arrivo dell’agognato premio.

 

La pazienza e l'impulsività negli esseri umani

Rispetto ai piccoli roditori noi esseri umani viviamo indubbiamente in un mondo ben più complesso dove la capacità di differire o meno la gratificazione, e quindi l’esercizio della pazienza, assume sfumature e dimensioni di significato molto più variegate.

Quelle che banalmente identifichiamo come impulsività e pazienza possono essere dimensioni comportamentali che rimandano a complessi fattori legati non soltanto all’indole e al temperamento di base di una persona, ma anche alla sua personalità, alla sua modalità di gestire le emozioni e alla sua storia di vita.

La mente umana sviluppa psicologicamente la capacità di pensare ed elaborare la frustrazione e l’assenza (ad esempio di gratificazione di un desiderio) mediante la capacità simbolica della mente, la possibilità cioè di elaborare un pensiero che dia un senso a quanto accade.

Nella storia della letteratura e dell’arte c’è chi ha addirittura utilizzato questi mezzi espressivi per esprimere e gestire depressione, tristezza, sofferenza e frustrazione.

La pazienza è la virtù dei forti se quindi siamo in grado di gestire l’attesa e dare ad essa un significato per noi. Potrà la serotonina da sola fare tutto questo? Forse la stiamo sopravvalutando, ma certamente è un prerequisito essenziale anche per noi sofisticati esseri umani!

 

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