Vita urbana: fuga dalle metropoli

In campagna o in città? Oggi più della metà della popolazione mondiale vive in città: entro il 2050 la percentuale salirà a due terzi. Ma questa vita in metropoli è una vita sana? In realtà la vita nei centri ad alta densità di popolazione potrebbe avere effetti negativi sulla psiche. Ma cosa c’è che “va storto” nel cervello dei cittadini stressati dalla vita urbana?

vita-urbana-fuga-metropoli

Credit foto
©Andrey Bayda / 123rf.com

Da tempo gli psicologi sanno che la vita urbana influenza negativamente la salute psichica: alcune patologie infatti ricorrono con maggiore frequenza negli abitanti delle grandi metropoli. Chi vive in città ha maggiori probabilità di soffrire di depressione o di disturbi d’ansia e anche il rischio di ammalarsi di schizofrenia è più elevato per gli individui cresciuti in ambiente urbano. Da diverse ricerche è emerso che il rischio di sviluppare schizofrenia è quasi doppio in coloro che sono stati “bambini in città” rispetto alle persone cresciute in campagna.

In confronto a chi abita in campagna in media i “cittadini” se la passano meglio, almeno dal punto di vista finanziario e hanno accesso più facilmente all’assistenza sanitaria, tuttavia devono pagare lo scotto del rumore, della mancanza di spazi e della frenesia, da non sottovalutare poi il rischio di frammentazione sociale, con la perdita di contatto diretto con i familiari. La vita urbana crea quindi un complesso sistema di fattori di rischio e fattori di protezione i cui meccanismi d’azione sul piano biologico e psicologico non sono ancora studiati a sufficienza.

 

Vita urbana e stress sociale

Nella vita urbana esistono effettivamente fattori che accrescono il rischio di sviluppare disturbi psichici, tra questi basta pensare al rumore del traffico o all’inquinamento atmosferico, ma molti studiosi sono in realtà convinti che abbia un ruolo centrale soprattutto lo stress sociale e numerosi studi epidemiologici sono riusciti a confermare questo dato.

Per approfondire il rapporto tra vita urbana e stress sociale si sono utilizzati i metodi della moderna neurobiologia, in particolare in un esperimento è stata misurata la funzione cerebrale di individui provenienti da diverse regioni geografiche mentre erano esposti ad una situazione di stress. E’ emerso che l’attività dell’amigdala, la “centrale delle emozioni” nel nostro cervello,  degli stressati aumenta di pari passo con le dimensioni dell’ambiente urbano in cui si vive. Nelle persone che abitano in piccoli centri l’amigdala sembrava impassibile, negli abitanti di città piccole l’attivazione era lievemente maggiore, mentre in chi abitava in grandi città l’attività registrata dell’amigdala toccava in assoluto i livelli più elevati.

Il risultato è particolarmente interessante dal momento che i dati epidemiologici indicano già una maggiore frequenza per chi è immerso nella vita urbana di depressioni e disturbi d’ansia, patologie legate all’iperattività dell’amigdala. Il dato suggerisce che la maggiore attivazione di quest’area cerebrale potrebbe effettivamente costituire un meccanismo che lega la vita nelle città al rischio di sviluppare queste patologie. Si potrebbe ipotizzare anche che l’attivazione sia legata ai comportamenti violenti.

Certo, pensare che aumentando il numero delle nascite fuori dell’ambiente urbano si potrebbe evitare un caso di schizofrenia su tre, non vuol dire andare ad affollare le campagne. Si dovrebbe invece trasformare lo spazio cittadino in modo che sia più salutare per la psiche, in questo modo saremmo in grado di creare spazi vitali più sani mirando a quello che è il vero obiettivo: non solo trattare i disturbi psichici, ma impedirne la comparsa.

 

Immagine | Paul Beattie