La fobia della morte come compito educativo per lo sviluppo dei bambini

La paura della morte è un evento molto comune, ma a livello patologico si trasforma in una vera fobia, divenendo irrazionale e incontrollabile. I bambini cominciano molto presto a confrontarsi con la perdita, è quindi opportuno parlagliene perché imparino ad affrontarla. Vediamo come affrontare in modo corretto questa tematica

La fobia della morte come compito educativo per lo sviluppo dei bambini

La fobia della morte è una paura molto diffusa, caratterizzata da forti connotazioni culturali su come si debba vivere questa tappa dell’esistenza. I paesi industrializzati l’innalzamento dell’età media e l’alta qualità della vita hanno una visione più drammatica della morte rispetto alle culture in cui è normale morire relativamente giovani.

La paura della morte è figlia dello sviluppo come ansia e depressione e diventa una fobia quando prende la forma di un’ossessione che influisce sulla vita quotidiana. La fobia della morte può essere diretta a se o verso persone care.

È anche possibile trovarla in associazione ad altri disturbi, quali gli attacchi di panico o l’ipocondria. Resta il fatto che è un evento inevitabile da comprendere fin da piccoli.

 

Sconfiggere la paura della morte nei bambini

Secondo Melania Klein il bambino sperimenta la morte fin dalla nascita, quando gli viene reciso il cordone ombelicale che lo tiene in vita attraverso il legame con l’utero materno. Successivamente, l’assenza dell’oggetto d’amore primario nella prima infanzia sarà un’altra sperimentazione del senso di morte. La fobia della morte nel bambino piccolo si può manifestare nella difficoltà ad addormentarsi senza la presenza della madre o di un oggetto transazionale che possa supportarlo affettivamente.

Molti genitori pensano che i bambini siano lontani dallo sperimentare sensazioni del genere o che sia necessario proteggerli. Questo induce a non parlare loro della morte e a non coinvolgerli nella perdita di un parente, escludendoli dal percorso del lutto. A questo si associa l’allontanamento della morte, tipico delle culture occidentali, che porta ad associare a questa esperienza angoscia, disperazione e paura.

 

Dalla separazione della nascita alla fobia della morte

La morte quindi, entra nella vita di un individuo ben presto e in ogni tappa d’età acquista un significato diverso. È un tema che in ogni caso incuriosisce molto i bambini.

È molto importante poterlo affrontare in modo tale da passare l’idea che non ci sono realtà eterne, magari anche attraverso metafore che siano alla portata del bambino:

a due anni si può affrontare il concetto di perdita, mentre a 4 anni circa la morte è entrata nell’immaginario del bambino soprattutto grazie alle fiabe o alla televisione. Inoltre è possibile affrontare l’argomento a partire dalla morte di una pianta o di un insetto;
dai 4 ai 7 anni la morte è percepita come un evento normale del flusso della vita. È il momento migliore per parlare della morte delle persone;
dopo i 7 anni cominciano le domande su cosa avvenga dopo la morte. In questo momento si avvertono i primi sentimenti religiosi/filosofici che se affrontati male possono dare il via alla fobia della morte.

 

Come affrontare la fobia della morte?

Ogni bambino prima o poi comincia a porsi delle domande: perché si muore? cosa succede dopo?. Ci sono diversi modi con cui cominciare una discussione sulla morte.

La religione viene in aiuto dei genitori fornendo delle risposte abbastanza chiare, ma resta molto utile permettere al bambino di esprimere le proprie convinzioni prima di fornire un inquadramento. La morte può essere spiegata attraverso le malattie (magari prendendo spunto da un evento realmente accaduto), ma anche in questo caso è opportuno che non si crei un legame indissolubile tra questi due eventi. Anche il dormire non è una buona metafora, perché il bambino se troppo piccolo potrebbe non riuscire a distinguere adeguatamente i due eventi.

Ciò che è fondamentale è affrontare l’aspetto emotivo che si lega alla morte e al lutto: è sempre bene essere sinceri rispetto al proprio stato d’animo. La sofferenza deve essere bilanciata da affettuosità e protezione del bambino e da una verbalizzazione di ciò che accade per evitare che la fantasia riempia i vuoti. In questo modo il bambino imparerà a gestire il lutto e a vedere che anche un evento tanto tragico può essere superato, aiutandolo ad evitare una vera fobia della morte.

 

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