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SFOGARSI TROPPO CON GLI AMICI NON FA POI COSÌ BENE

Sfogarsi con gli amici può davvero aiutarci a stare meglio? O parlare e riparlare sempre degli stessi problemi porta solo a una ruminazione condivisa che amplifica lo stress emozionale? Se lo sono chiesto alcuni ricercatori e la risposta a quanto pare non è scontata.

Un’amica vi racconta i propri problemi, vi chiama, si sfoga tenendovi lunghe ore al telefono, le questioni sono sempre le solite, ogni dilemma sembra senza soluzione ma voi cercate di tenere duro, apparire ottimisti e instancabili ascoltatori supportando le sue ragioni ed empatizzando con i suoi stati d’animo che ormai conoscete fin troppo bene…

Questa forma di ruminazione non è più personale, bensì condivisa e causa in realtà malessere e stress a entrambe le parti, soprattutto alla “vittima” che ripercorre ogni volta gli stessi schemi di pensiero, dettagliando ridondantemente gli eventi accaduti ed esasperando la propria reazione emotiva a essi.

Ma come, direte voi, prestare ascolto e conforto non è forse il primo dovere di una buona amicizia?

Certamente sì, dipende però con quale obiettivo un amico richiede la nostra attenzione: se l’intento è solo quello di sfogarsi senza elaborare l’evento né trovare una soluzione potete star certi che i vostri sforzi verranno mal ricompensati.

 

Ruminazione condivisa: rimuginare in due

Queste conclusioni un po’ ciniche sono quelle a cui sono giunti alcuni ricercatori che hanno studiato gli effetti di una “chiacchierata tra amici” sul benessere emotivo.

La maggior parte delle persone è portata a ricercare amici con cui poter condividere problemi e preoccupazioni aspettandosi di poterne trarre giovamento in termini emotivi e di risoluzione dei problemi. Spesso tuttavia si rischia di ottenere l’effetto contrario: sfogarsi e rimuginare sul problema più e più volte alimenta, accentuandolo, il distress emotivo peggiorando lo stato d’animo della persona.

Questo perché, se l’intento è semplicemente quello di “sfogarsi”, esternando la propria sofferenza emotiva e coinvolgendo l’altro nei propri pensieri ossessivi (attivando così una ruminazione condivisa: si diventa in due a rimuginare sul problema), la condivisione verrà utilizzata per alimentare un pensiero sterile che non porta a nessun nuovo punto di vista sul problema e non aiuta a elaborarlo, né cognitivamente, né emotivamente.

 

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Lamentazione e ruminazione condivisa

Una delle funzioni della lamentazione è proprio questa: lamentarsi pone la persona nel ruolo di vittima, impedendole di riconoscersi il potere e la volontà di cambiare le cose (siano esse i fatti o i propri vissuti reattivi ad essi).

Chi si trova imprigionato in questa condizione emozionale non ha modo di reagire a ciò che gli accade e rischia di coinvolgere gli altri solo come semplici ascoltatori dei propri lamenti (in questi casi qualunque soluzione si provi a proporre avrà come risposta più o meno esplicita un “sì, ma..”): potrà nella più assoluta buona fede cercare l’ascolto di un amico fidato ma purtroppo non ne ricaverà alcun conforto emotivo.

D’altro canto, chi si trova ad ascoltare un amico che abbia solo l’intento di lamentarsi sperimenterà probabilmente un acuto senso di frustrazione e impotenza perché si ritroverà “prigioniero” delle sue lagnanze senza essere in condizione di poterlo aiutare, giacché qualunque proposta di soluzione o punto di vista alternativo verrà scartato (Carli e Paniccia, 2003).

 

Amici e sostegno sociale

Non sarebbe onesto tuttavia concluderne che il supporto degli amici non serva a nulla e sia da ricercare un’ascetica solitudine per risolvere i propri problemi. Dipende sempre dall’obiettivo con il quale utilizziamo il sostegno altrui.

Possiamo reagire agli eventi della vita sostanzialmente con due modalità che lo stesso Jean Piaget riconosceva alla base dello sviluppo cognitivo.

La prima è l’assimilazione: è la strategia che adottiamo quando ciò che accade è prevedibile, riconoscibile e ci consente di adottare efficacemente strategie note replicando un modello di adattamento che ci è già familiare.

Ma quando ci accade un evento improvviso o che incrina le nostre consuete strategie di adattamento? Un trasloco, un cambiamento lavorativo, un problema di salute o una semplice vacanza che impone ritmi e abitudini diverse dal consueto.

Questi eventi richiedono un accomodamento: modificare le nostre precedenti strategie di adattamento instaurando nuove abitudini, nuovi modi di pensare o di agire.

Di fronte a questo ci si può sentire “persi”, sopraffatti e impotenti; in queste condizioni si sperimenta uno stress dannoso per  la salute e si può cercare l’ascolto di un amico solo come “sfogo” perpetrando una ruminazione condivisa che aggrava il proprio malessere.

Gli eventi che ci capitano tuttavia, possono rappresentare anche una sfida alle nostre capacità, suscitare la nostra determinazione ad affrontarli ricercando, autonomamente o con l’aiuto di altri, strategie per risolverli e gestire l’impatto emotivo che essi hanno su di noi.

È noto infatti come il sostegno sociale, se riconosciuto dal ricevente come tale (utile a modificare la situazione), possa rappresentare un importante effetto “tampone” sull’impatto degli eventi stressanti a tutto vantaggio del benessere psico-fisico della persona.

Ben vengano dunque gli amici se siamo in grado di percepire che il loro sostegno può fare la differenza

 

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Foto: adamgregor / 123rf.com

 

 

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