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EMOZIONI E LAVORO, LIMITE O RISORSA?

E' praticamente impossibile scindere le proprie emozioni nel contesto lavorativo. E perché tanto vale gestirle - e bene - affinché diventino una vera risorsa per noi stessi e per il team di lavoro con cui ci interfacciamo ogni giorno.

Pensando al lavoro pochi riescono a immaginare un suo collegamento con l’emotività. Nel tempo, il contesto lavorativo è stato segnato da principi quali razionalità, organizzazione, precisione, puntualità, freddezza e controllo dei vissuti personali e produttività. Tutti aspetti che lasciano poco spazio alle emozioni che invece sono viste come ostacolo alla buona condotta lavorativa e al successo aziendale.

Recentemente in campo psicologico sono sorti dibattiti e studi sul ruolo delle emozioni nello svolgimento della professione, rilevando aspetti sorprendentemente positivi. Oggi, quindi, la domanda da porsi è se il vissuto emotivo sia un limite o una risorsa nel contesto aziendale.

 

Le emozioni dei lavoratori>

Seppur oggi molte attività produttive siano affidate alle macchine, la maggior parte dei lavori è svolto da persone che come tali vivono emozioni che non possono essere negate. Durante lo svolgimento del lavoro possono insorgere molte sensazioni sia negative che positive.

Solo per fare degli esempi, sono frequenti la paura di sbagliare o perdere il lavoro, la rabbia per lo scarso coinvolgimento nelle scelte dei superiori o per incomprensione, l’insoddisfazione di sé o dei risultati raggiunti, la tristezza rispetto alla bassa cooperazione o alla mancata realizzazione di aspettative personali e non, l’entusiasmo per un successo o per una buona inclusione e la soddisfazione del proprio agire e nelle relazioni.

In ogni caso la tendenza manageriale e sociale è non prestare attenzione al vissuto dei dipendenti senza però considerare che esso influenza, in modo molto importante, la loro condotta lavorativa, nel bene e nel male.

 

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Emozioni e condotta lavorativa: un legame difficile

Le emozioni influenzano il modo di agire, di pensare, di relazionarsi ad altri, di rapportarsi e vivere l’ambiente, le sfide, le richieste e le aspettative. Anche la persona apparentemente meno emotiva deve fare i conti con il proprio vissuto, magari non consapevolmente.

Molte ricerche dimostrano che vissuti positivi nel conteso di lavoro aumentano non solo il benessere dei lavoratori e dell’azienda ma anche la motivazione, il coinvolgimento, la concentrazione, la creatività, l’empowerment e la produttività. Questo vale sia per il singolo lavoratore che per un gruppo di collaboratori.

Al contrario un clima negativo basato solamente sulla razionalizzazione e sul raggiungimento degli obiettivi a tutti i costi, dove le emozioni non possono trovare spazio riducono il benessere aumentando i costi per malattia e infortuni, abbassano la produttività e il senso di appartenenza all’azienda, scoraggiano la libera iniziativa, l’innovazione e la cooperazione tra colleghi e con i superiori.

 

Far diventare le emozioni una risorsa

Considerando il ruolo delle emozioni nella condotta dei lavoratori, i leader dovrebbero contemplarle nelle scelte e politiche aziendali e allestire contesti e relazioni che diano gli strumenti per gestirle e usarle al meglio. Dovrebbero sviluppare empatia e apertura alla relazione e al confronto, che permettono il contatto profondo e sincero con i lavoratori.

Lo scopo è creare un ambiente in cui il lavoratore possa sperimentare coinvolgimento, sicurezza, cooperazione e abbia la possibilità di esprimere opinioni, critiche, creatività trovando nell’altro comprensione e disponibilità al dialogo.

Un primo passo potrebbe essere investire in corsi di formazione per incrementare la motivazione, l’autostima, conoscere se stessi e le proprie risorse personali, incrementare le capacità empatiche e di ascolto, creare gruppi coesi e cooperativi, gestire lo stress e aumentare le abilità di problem solving.

Tutti ingredienti fondamentali per una buona realtà organizzativa. Il lavoratore deve sentirsi capace di agire e libero di esprimere la propria competenza, sperimentando soddisfazione, riconoscimento e critiche costruttive che migliorano la qualità e quantità della prestazione.

Agire in ottica preventiva comprendendo il malcontento o le difficoltà individuali o del gruppo permette di abbassare i rischi di rottura, insorgenza di stress e burnout.

Le emozioni sia positive che negative possono essere un limite, se non correttamente comprese, gestite e integrate nel lavoro ma possono diventare risorsa se si crea un clima aziendale capace di dare voce all’individualità di ognuno nel gruppo e permettere lo sviluppo di un buon livello di intelligenza emotiva nel singolo, a partire dal leader.

 

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Foto: milkos / 123rf.com

 

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