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SOLITUDINE E BENESSERE SUI SOCIAL NETWORK

Stare troppo al pc e sui social network aumenterebbe il senso di solitudine e di esclusione sociale con effetti negativi per il benessere psicologico, nonostante l’elevato numero di contatti virtuali intrattentuti. Questa la tesi più diffusa sull’uso dei social network. Alcune recenti ricerche tuttavia sollecitano punti di vista più complessi: quando internet e social network diventano mezzo per svelare e raccontare sé stessi, arrivano a rappresentare un’inaspettata fonte di sostegno sociale incidendo positivamente sul benessere psicologico.

Stare troppe ore davanti al pc fa male… forse è vero ma…dipende. Secondo alcuni recenti studi l’avvento dei social network avrebbe creato effetti e ripercussioni sociali ancora tutte da valutare, ma a quanto pare non univocamente negative per il benessere psicologico. La solitudine? Può essere alleviata anche sui social se percepiti come contesti per raccontarsi e ricevere sostegno sociale.

 

Se i social aiutano a sentirsi meno soli

Viene dalla Korea uno studio recentissimo su solitudine, benessere psicologico e social network (Lee, K., et. al., Lonely People Are No Longer Lonely on Social Networking Sites: The Mediating Role of Self-Disclosure and Social Support, Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 16, 6, 2013, 413-418) che sembra rivedere le tradizionali teorie negative sulla vita di relazione su social come facebook o twitter. Intrattenere relazioni tramite i social network, coltivare la cerchia delle proprie amicizie tramite facebook potrebbe aggravare il senso di solitudine e isolamento sociale anziché alleviarlo, ma non sempre, dipende dall’uso che se ne fa.

Quando, complice evidentemente anche il parziale anonimato di cui si gode su internet, i social sono utilizzati come mezzo per svelarsi, fare confidenze e parlare autenticamente di sé, confessando magari problemi che non si direbbero con facilità vìs a vìs, facebook e i contatti intrattenuti grazie ad esso diventerebbero un’importante fonte di supporto sociale diminuendo il senso di solitudine e incidendo positivamente sul benessere psicologico.

 

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Presentarsi onestamente o strategicamente sui social

Un precedente studio americano del 2011 arrivava a conclusioni analoghe illustrando le ripercussioni di diverse modalità di presentare sé stessi sui social network (Kim, J., et.al., The Facebook Paths to Happiness: Effects of the Number of Facebook Friends and Self-Presentation on Subjective Well-Being, Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 14, 6, 2011, 359-364).

Usare il proprio profilo facebook per dare una buona immagine di sé, magari edulcorata e appositamente predisposta per essere ammirata e approvata, incideva solo a breve termine sul benessere soggettivo, non attirando alcuna fonte di sostegno sociale e aumentando potenzialmente il senso di solitudine.

Effetti opposti si avevano nei casi in cui sui social network i ragazzi fornivano una presentazione onesta di sé stessi utilizzando facebook per cercare non ammirazione, ma supporto e vicinanza affettiva. In questi casi aumentava il sostegno sociale percepito e quindi il benessere soggettivo contrastando il senso di solitudine.

 

Rischiare la solitudine o rimanere soli?

Svelarsi e porsi con autentica onestà nei confronti di un amico implica la capacità di intrattenere relazioni intime e appellarsi alla fiducia che l’altro, anche conoscendoci per i nostri lati più fragili e vulnerabili, non si allontanerà.

Implica anche saper rischiare la solitudine, che l’altro possa deluderci senza che questo danneggi gravemente la nostra autostima e l’immagine che abbiamo di noi stessi. Tutte conquiste della vita adulta e di una maturazione psicologica mai completa; intanto per gli adolescenti i social network sembrano poter funzionare come un’inattesa palestra a patto, naturalmente, che prima o poi si rischi davvero.


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