Obesità e geni: tutta colpa del gene “dispettoso”?

E’ di recente diffusione la notizia di uno studio su obesità e geni che avrebbe evidenziato come la mutazione di un determinato gene sarebbe responsabile del mancato senso di sazietà di coloro che dovrebbero i propri problemi di peso ad una fame incontrollata. L’emergenza sociale del problema dell’obesità è allora solo una questione genetica? Forse il divario fra “natura” e “cultura” non è così incolmabile come si pensa.

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Un recente studio del Georgetown University Medical Center su obesità e geni ha avuto vasta risonanza mediatica oltrepassando i tradizionali canali di divulgazione scientifica e approdando su pagine web e cartacee dei più divulgativi canali di informazione. Sarebbe la mutazione di uno specifico gene che presiede alla comunicazione fra le cellule nervose ad essere responsabile del mancato senso di sazietà e quindi della fame incontrollata che affligge molti “oversize”. Ma vediamo meglio i possibili legami fra obesità e geni.

 

Obesità e geni: nuove frontiere terapeutiche

Lo studio citato apre a nuove e importanti frontiere di sperimentazione medica sulle possibili strade di trattamento farmacologico dell’obesità grave che oggi, nei casi più severi, viene trattata con metodi anche molto invasivi come la chirurgia bariatrica. Non è la prima volta tuttavia che le conclusioni di uno studio sulla possibile componente genetica di un disturbo (somatico o psichico) vengono immediatamente “date in pasto” a canali di comunicazione tutt’altro che scientifici col rischio di banalizzarne i risultati fornendo un’idea distorta e riduttiva nell’ennesima ricerca del gene “responsabile”. Altri studi complementari a quello menzionato suggeriscono invece che il rapporto fra obesità e geni è in realtà molto complesso e tutt’altro che impermeabile al nostro stile di vita.

 

Obesità e geni: l’epigenetica

Diversi studi, hanno evidenziato in tempi recenti l’importanza del ruolo dell’epigenetica nel mediare il rapporto fra obesità e geni. Non tutto il nostro destino infatti è scritto nei geni giacché la loro espressione può essere modulata da fattori appunto epigenetici che, oltre ad essere modificabili e influenzabili dall’ambiente – quindi reversibili – verrebbero trasmessi per via transgenerazionale insieme al corredo genetico stesso agendo come veri e propri “interruttori” di attivazione o disattivazione dell’espressione dei geni stessi. Questo meccanismo è attivo anche per i geni che regolano il metabolismo la cui espressione può essere influenzata per via epigenetica soprattutto nelle primissime fasi di vita.

 

Obesità e geni: le prime fasi di vita

Due recenti studi (2011) condotti presso l’Università di Southampton e del Colorado evidenziano come l’aumento dell' obesità negli ultimi due decenni non possa essere spiegato unicamente da fattori genetici o dallo solo stile di vita in età adulta ma come l’ambiente intrauterino e le precoci fasi di vita post-natale possano influenzare fortemente il rischio di sviluppare obesità in futuro. Una sovra- o sotto-alimentazione della madre prima e del neonato poi rappresenterebbero fattori di rischio cruciali potendo compromettere la corretta espressione dei geni che nel bambino sono preposti alla regolazione del metabolismo e quindi dell’immagazzinamento di grasso corporeo, del senso di fame e sazietà.

 

Aspettare la pillola magica che “risvegli” i pigro “gene dell’obesità” o tentare di prevenire il problema dato che rimaniamo comunque responsabili del nostro stile alimentare non solo per la nostra salute ma anche per quella dei nostri figli?  Ad ognuno la scelta

 

Fonte immagine: ewakulak.com