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LA MEMORIA VISIVA FRA ILLUSIONI E FALSI MITI

Assomiglia ormai ad una sorta di luogo comune dire “hai una memoria fotografica!” eppure la memoria visiva, almeno fra gli adulti, è molto meno precisa di quanto si creda. Il perché? Di una scena non “fotografiamo” tutti i dettagli, ma memorizziamo solo quelli di reale utilità.

Vi è mai capitato di aver cambiato look, modificando ad esempio il vostro taglio di capelli e di esservi imbattuti in amici o colleghi che, seppur notando un qualche cambiamento nel vostro aspetto, vi facessero osservazioni del tutto incongrue del tipo “ma…hai cambiato colore di capelli?”.

Scherzi giocati dalla nostra memoria visiva che, a dispetto di credenze e falsi miti, risulta spesso più approssimativa e incompleta di quanto si creda: là dove ci ritenevamo di possedere un “ricordo fotografico” assolutamente fedele e preciso veniamo smentiti scoprendo di aver tralasciato numerosi dettagli.

Ma sarebbe davvero un vantaggio avere un memoria visiva per ogni dettaglio di ciò che vediamo?

 

Memoria visiva e memorie sensoriali

Per memoria visiva, o memoria eidetica, si intende quella componente della memoria sensoriale relativa alle informazioni afferenti tramite il canale visivo e che, come le memoria per le altre modalità sensoriali – olfattiva, acustica, gustativa etc. – opera per lo più selettivamente poiché non tutte le percezioni afferenti ai nostri canali sensoriali vengono reiterate e trattenute nella memoria a lungo termine: solo alcuni dettagli di immagini, suoni, odori o sapori si imprimono nella nostra mente nella memoria a lungo termine là dove siano associati a eventi in qualche modo emozionalmente significativi per la nostra memoria autobiografica.

Spesso poi queste memorie sensoriali sono implicite, rimandando a emozioni e stati d’animo connessi con episodi non immediatamente chiari alla nostra consapevolezza; ne è un esempio il celebre episodio delle madeleine proustiane là dove l’autore rivive una sensazione di familiarità al contatto con il sapore e l’odore dei noti dolcetti senza aver subito alla coscienza l’evento autobiografico a cui sono associati.

La memoria visiva funziona in maniera analoga: come le altre memorie sensoriali, solo alcuni dettagli di una scena vengono fissati e ricordati nella memoria a lungo termine, sono quei dettagli più emozionalmente connotati o più utili allo svolgimento della nostra vita quotidiana, ma quasi mai riproduzioni fedeli dell’immagine originaria.

 

Sicuramente sarà capitato a molti di noi di sentire un odore e vedere riaffiorare alla mente ricordi associati: si tratta della memoria olfattiva

 

Selettività e astrazione

La memoria visiva non è dunque quella rappresentazione miracolosamente fedele all’originale a cui nel senso comune alludiamo quando invochiamo i poteri della così detta “memoria fotografica”.

Questo in realtà rappresenta più un vantaggio che un difetto delle nostre capacità di memorizzazione che operano secondo due principi: di selettività e astrazione. Reiteriamo nei circuiti della memoria di lavoro e immagazziniamo poi nella memoria a lungo termine soltanto i dettagli e gli elementi per noi più significativi perché ad essi associamo dei significati che ci consentono di interpretare ciò che ci accade e di integrarlo nell’insieme delle altre nostre esperienze.

Molte altre informazioni, comprese quelle visive, non vengono trattenute in memoria e vanno perdute, e va da sé che al momento della rievocazione di una scena o di un’immagine colmeremo le lacune mancanti secondo delle inferenze interpretative dettate dal significato generale che la scena ha assunto per noi più che da dettagli oggettivi a cui non siamo più in grado di accedere.

Se così non fosse ci troveremmo immersi in una serie di dettagli e ricordi superflui e ridondanti che non farebbero altro che confonderci: la memoria non ha la funzione di trattenere fedelmente più elementi possibili, ma al contrario quella di selezionare ciò che è più rilevante e funzionale a dare un significato alle nostre esperienze.

Questo è vero sia che si stia parlando degli elementi emozionalmente salienti di un ricordo autobiografico, sia che si stia alludendo ai concetti portanti di un testo che si sta studiando: potremo avere l’illusione di aver conservato un’immagine assolutamente fedele della scena o della pagina del libro, in realtà saranno pochi dettagli visivi – i volti delle persone o le frasi sottolineate ed evidenziate – a rappresentare gli assi portanti intorno ai quali ricostruire il senso generale (Cornoldi, C., De Beni, R., Vizi e virtù della memoria, Giunti, 2009).

 

Immagini mentali e memoria visiva

La memoria visiva può essere sorprendentemente sviluppata in alcuni soggetti per lo più bambini o persone con autismo o sindrome di Asperger. In questi casi è come se la persona trattenesse un’immagine assolutamente fedele di ciò che ha visto come se una foto di essa rimanesse sospesa davanti alla sua mente per alcuni secondi consentendo in alcuni casi una riproduzione quasi assoluta di ogni dettaglio.

I motivi di queste eccezioni non sono chiari, sarebbero comunque casi abbastanza rari, per il resto le immagini svolgono un ruolo molto importante nei processi di memorizzazione, ma non come riproduzioni fedeli dell’originale, ma come elementi simbolici, punti di repere per associare e ricordare concetti, persone o dati.

Il potere delle immagini mentali in questo senso è molto grande per aiutare la memoria ma, ancora una volta, l’obiettivo non è ricordare tutto ma selezionare quello che ci serve organizzandolo in un sistema di significati coerente.

 

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