Questo sito contribuisce alla audience di DeAbyDay.tv

IL POTERE E LA MENTE DEI LEADER

I leader e le persone che occupano posizioni di prestigio e di potere sono comunemente ritenute in possesso di qualità cognitive e comportamentali superiori alla media, come se la loro mente fosse in qualche modo organizzata diversamente da quella delle persone “comuni”. Ognuno tuttavia può riconoscersi competente, e quindi in grado di esercitare un potere nei propri ambiti di attività e ricavarne una maggior efficienza cognitiva e comportamentale. Il potere è un assetto mentale in cui ci si può esercitare…

Moltissimi sono gli studi sulla mente dei leader e su ciò che caratterizza le persone di successo: capacità di comunicare e persuadere, carisma, capacità di cogliere le opportunità e di perseguire efficacemente un obiettivo, di strategizzare il proprio comportamento e di sapersi adattare plasticamente ed efficacemente alle diverse situazioni e a i cambiamenti.

Il potere tuttavia - se inteso più ampiamente come empowerment o capacità di agentività - non è un’esclusiva di leader e capi carismatici; ognuno, nei propri ambiti di competenza, può allenarsi a potenziare la propria mente facendo leva su risorse psicologiche e comportamentali.

 

Un ruolo di potere promuove competenza

Diversi studi hanno affrontato la questione del potere e della mente dei leader e, se è vero che questi ultimi risultano avere caratteristiche e attitudini peculiari è ragionevolmente vero anche il contrario e cioè che le persone, quando sono poste nella condizione di esercitare un qualche ruolo di potere, traggono dalla loro stessa posizione gerarchica energie per ottimizzare le proprie risorse cognitive e comportamentali (Galinsky, A.D., et.al., Powerful postures versus powerful roles: which is the proximate correlate of thought and behavior? Psychological Science, 22, 1, 2011, 95-102).

Questo potrebbe avere diretta applicazione nei contesti di formazione e addestramento professionale: piuttosto che mantenere lo studente in una posizione “protetta” di sostanziale passività in attesa che dimostri di possedere le qualità necessarie per ricoprire ruoli di maggior responsabilità, alle volte assegnare fin da subito ruoli di maggior potere potrebbe responsabilizzare lo studente e sollecitare lo sviluppo delle potenzialità e delle competenze richieste (Smith, P., Lacking Power Impairs Executive Functions, Psychological Science, 19, 4, 2008, 441-447).

 

Teppisti nell'adolescenza, imprenditori nella vita?

 

Richiamare alla mente esperienze di potere

Non è necessario essere dei leader per esercitare un forma di potere se con esso intendiamo più generalmente un potere derivato dall’avere competenza in qualcosa (non un potere autoritario) e quindi dalla capacità di esercitare un qualche forma di agency che influenzi efficacemente il corso degli eventi. In tal senso altri studi evidenziano l’utilità del saper richiamare alla memoria passate esperienze in cui si ha esercitato un qualche tipo di potere poiché questo aiuterebbe ad affrontare in modo analogo prove successive come ad esempio quella di dover sostenere un colloquio di lavoro (Lammers, J., Power gets the job: priming power improves interview outcomes, Journal of Experimental Social Psychology, 49, 4, 2013, 776–779)

Questo non solo per l’effetto di un implicito autocondizionamento, ma anche perché richiamare ripetutamente alla mente rappresentazioni positive ed efficaci della propria capacità di agency allena a svilupparla e a potenziarla in una sorta di “training mentale”. Inoltre saper “imparare dall’esperienza” consente anche di portare attenzione consapevole alle proprie capacità e riconoscersi competenze generalizzabili ed esportabili in altri ambiti o situazioni.

 

La postura dei leader

Essere leader ed esercitare un qualche tipo di potere significa anche assumere un certo tipo di postura - come insegnano le tecniche di PNL - l’atteggiamento corporeo infatti può influenzare il nostro atteggiamento mentale promuovendo azioni e pensieri maggiormente orientati all’affermatività.

C’è un’evidente differenza fra la postura di chi parla a bassa voce tenendo le braccia conserte evitando magari di incrociare lo sguardo dell’interlocutore e chi, invece, assume una posizione corporea più rilassata che va ad occupare attivamente lo spazio anche non verbale della comunicazione.

D’altra parte, lavorare su tensioni e posture corporee significa modellare un po' quella “corazza caratteriale” che indossiamo rigidamente influenzando anche l’atteggiamento mentale corrispondente verso una maggior apertura e fluidità.

Il potere, in conclusione, se inteso come competenza ed empowerment, non è solo appannaggio dei leader, ma un assetto mentale che può essere esercitato e sviluppato.

Muscoli e leadership: quale legame?

Come sopravvivere a un capo "tossico"

 

Iscrivendoti accetti le condizioni d'uso e l'informativa sulla Privacy


Ti potrebbe interessare anche: