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PENSIERO DIVERGENTE E CONVERGENTE: DEFINIZIONE E FUNZIONI

Il pensiero convergente è logico-analitico, indispensabile per applicare procedure precise. Quello divergente è creativo e multidirezionale, ci serve per guardare le cose da nuovi punti di vista e trovare nuove soluzioni. La nostra mente ha bisogno di entrambi.

Percorrendo sempre la stessa strada si è certi del risultato, almeno quando i problemi sono noti.

Ma a volte bisogna inventarsi qualcosa di nuovo, ecco che allora è necessario battere sentieri mai provati e girovagare in cerca di un nuovo percorso per giungere a una soluzione.

La differenza fra pensiero convergente e divergente potrebbe essere riassunta in questo modo.

 

Pensiero convergente e divergente: le differenze

Il pensiero convergente segue un percorso logico di tipo lineare e consequenziale ed è ottimo per tutti quei ragionamenti procedurali mediante i quali attuiamo strategie di soluzione note e consolidate per affrontare criticità che già conosciamo.

Il pensiero divergente invece entra in campo quando ci troviamo davanti ad un nuovo problema da risolvere, per il quale le procedure solitamente utilizzate non funzionano: bisogna inventare una soluzione nuova, che consideri il problema da diversi punti di vista, ecco che allora ci viene in soccorso il pensiero divergente che fa appello alle facoltà creative della nostra mente aiutandoci a considerare nuovi punti di vista.

Non per niente queste due modalità di pensiero fanno riferimento ai due diversi emisferi del nostro cervello: il pensiero convergente, logico-razionale di tipo lineare, è quello coordinato dall’emisfero sinistro, mentre il pensiero divergente è orchestrato dall’emisfero destro sede della creatività, delle libere associazioni e del ragionamento per immagini.

 

Come sfruttare il pensiero divergente e convergente nella creatività?

 

Pensiero convergente e divergente: quando servono?

Fra pensiero divergente e convergente qual è il migliore? Forse ve lo starete domandando, ma non c’è una risposta, o meglio, la risposta più onesta possibile è: dipende!

Se uno, quello convergente, ci aiuta a concatenare logicamente gli elementi per applicare una strategia appresa di soluzione; l’altro ci permette di trovare nuove soluzioni e nuove idee che altrimenti non avremmo neanche preso in considerazione.

Pensate alla preparazione di un piatto: potreste seguire pedissequamente la ricetta originale applicando alla lettera tutti i passi specificati in modo ordinato sapendo che, così facendo, otterrete un buon risultato.

Può darsi che non sia la prima volta che seguite questa ricetta e che i passaggi che la compongono siano ormai per voi garanzia di successo! Ma cosa accade se ad esempio vi accorgete di non avere alcuni ingredienti?

Be' il pensiero convergente giungerebbe alla resa facendovi concludere che semplicemente non avete modo di preparare la cena per quella sera, ma, fortunatamente, il vostro emisfero destro potrebbe attivarsi, sentirsi piacevolmente sollecitato, forse anche un po’incuriosito, dalla situazione insolita e farvi aprire lo sportello del frigo.

Può darsi che vi venga in mente un nuovo accostamento, che alcuni sapori possano essere sostituiti da altri e che, a conti fatti, la vostra ricetta “rivisitata” si riveli un successone!

D’altra parte è così che è andata per molte esilaranti invenzioni della storia dai post-it alla crema ganache… Quelli che in apparenza – per una logica vicina al pensiero convergente – sembravano imperdonabili errori si sono rivelati – ad un’attenzione più creativa e innovatrice – scoperte innovative!

Non esistono né vincitori né vinti dunque: la nostra mente ha bisogno sia del pensiero convergente che di quello divergente perché l’intelligenza umana è multiforme e mutlisfaccettata.

 

Quando l'errore diventa un'opportunità

 

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