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PENSIERO DIVERGENTE E CONVERGENTE NELLA CREATIVITÀ: COME SFRUTTARLI

Uno percorre i sentieri già battuti, l’altro individua nuove strade per nuove soluzioni: il pensiero divergente e convergente sono due tipologie di intelligenza di cui possiamo disporre per sviluppare la creatività e utilizzarla al meglio. Vediamo come

Spesso vige il luogo comune secondo il quale la creatività sarebbe una sorta di dote innata e misteriosa avulsa da qualunque tipo di impegno, allenamento o pianificazione razionale.

Vero e falso allo stesso tempo! Per imparare ad utilizzare il pensiero creativo dobbiamo certamente rivolgerci alle risorse del pensiero divergente ma anche la logica razionale del pensiero convergente può avere la sua parte, vediamo come!

 

Il pensiero divergente e convergente per la creatività

Il primo uomo moderno che sviluppò una metodologia per utilizzare il pensiero divergente al servizio della creatività e dell’innovazione fu Alex Faickney Osborn, un dirigente pubblicitario statunitense; ebbene fu lui ad inventare, negli anni ’50, quella metodologia oggi divenuta molto nota che è il brainstorming.

Osborn, in altre parole, ideò un metodo mediante il quale fosse possibile sistematizzare lo sviluppo del pensiero divergente per lo sviluppo di nuove idee.

La creatività e l’immaginazione non venivano più relegate ai confini della mente, come elementi infantili o di disturbo (questo era per qualche verso il pensiero dominante dell’epoca), e nemmeno lasciate al caso, all’imprevedibile emergere di un misterioso insigh creativo in qualche mente illuminata, ma diventava possibile svilupparli mediante un preciso metodo!

Il brainstorming è, se vogliamo, il primo esempio di applicazione del pensiero convergente e divergente allo sviluppo della creatività! Vediamo perché.

 

La fase divergente del brainstorming

Il brainstorming, per quanto possa sembrare caotico e imprevedibile, è un metodo che, in un certo senso, non lascia nulla al caso… Questa tecnica di fonda su alcuni principi che gli psicologi riconoscono come importanti per il funzionamento del pensiero creativo: per sviluppare nuove idee e dar sfogo alla creatività bisogna sospendere il giudizio e il vaglio della logica razionale; le buone idee inoltre, quelle più innovative, non sono frutto di una mente individuale ma, più spesso, di una condivisione gruppale (sebbene il brainstorming possa essere applicato anche indivdualmente).

Questi sono i principi che ispirano quella che potremmo definire la “fase divergente” del brainstorming: ogni partecipante è invitato a condividere le idee che gli vengono alla mente e ad associarsi a quelle degli altri senza giudicarle né passarle al vaglio della mente razionale, obiettivo di questa fase non è ancora quello di giungere ad un “risultato” ma di produrre il maggior numero di idee possibile, anche le più bizzarre o apparentemente insensate.

 

Brainstorming e pensiero convergente

Alla fase più libera e creativa del brainstorming, in cui domina il pensiero divergente, segue una seconda fase, meno nota ma non per questo meno importante, che è invece coadiuvata dal pensiero convergente.

Dopo aver prodotto il maggior numero di idee possibili, infatti, occorre mettere ordine, analizzarle e discuterle per classificarle in base ai pro e i contro effettuando un ranking che permetta di stabilire quali siano le soluzioni migliori in termini di fattibilità e innovazione.

Il brainstorming è un esempio molto utile per capire in che modo il pensiero divergente e quello convergente possono collaborare per giungere ad una soluzione nuova e creativa.

Queste due facoltà della mente non sono infatti necessariamente in contraddizione fra loro: ci possono essere momenti in cui abbiamo bisogno di lasciare libero sfogo alla creatività giocosa e immaginifica della mente, quella che sola sa intravedere nuovi mondi dove altrimenti vedremmo solo una strada sbarrata.. con molta probabilità individueremo soluzioni e alternative che prima non avremmo neanche contemplato.

Ci penserà poi il nostro pensiero convergente a soppesarle e renderle effettivamente realizzabili!

 

L’area transizionale dell’atto creativo: di cosa parliamo?

 

 

 

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