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SENZA TERRA DI MEZZO: IL DISTURBO DI PERSONALITÀ BORDERLINE

Stanziati in un regime di guerra lungo il confine: il termine Borderline è quanto mai adatto in questo caso, sottolineando uno degli aspetti salienti e trasversali della personalità di queste persone. Vediamo come la loro sia una vita vissuta sulla frontiera dei molteplici confini umani.

Borderline: il confine assente

La parola Borderline, presa in prestito dalla lingua inglese, è stata poi mantenuta invariata anche nella lingua italiana per indicare uno dei Disturbi di Personalità (DP) del Cluster B, un gruppo nosografico che racchiude 4 tra i dieci disturbi di Personalità accumunati da simili caratteristiche, proprio per la sua pertinenza con il disturbo stesso.

Borderline, ovvero confine. Sembra, infatti, che queste persone siano perennemente collocate su di un confine che, però, in loro stesse manca. Un confine che possa delineare uno spazio interno riferibile alla propria identità, che le separi a sua volta da un mondo esterno. Mondo con il quale di volta in volta entrare in relazione per negoziare i propri spazi, rendendo malleabili le zone di confine.

Vediamo insieme su quali fronti nello specifico queste persone sembrano trovarsi in un equilibrio instabile.

 

Confine: tra nevrotico e psicotico

La parola Borderline è nata nei primi del ‘900 (Huges, 1884; Rosse, 1890) per indicare una serie di pazienti che non erano classificabili né tra le nevrosi (conflitti e problematiche vissute quotidianamente dalla maggior parte delle persone) né tra le psicosi (disturbi di natura più grave) pur presentando caratteristiche di entrambi i poli. Queste persone si collocano in bilico tra nevrosi e psicosi, oscillando ora in un terreno, ora nell’altro. Secondo i criteri nosografici attuali, alcuni tratti salienti di queste personalità sono la tendenza a perdere il contatto con la realtà, idee e tentativi suicidari, abbuffate alimentari, comportamenti autolesionistici. Tramite questi ultimi (per esempio tagliuzzarsi le braccia con lamette, provocarsi bruciature con mozziconi di sigarette), compiuti circa nell’8-10% dei casi, riferiscono di trarre sollievo, sentendosi sgravati da sentimenti troppo intensi di angoscia e rabbia e riuscendo a sentirsi vivi e reali. Talvolta questi gesti sono compiuti anche come punizione verso l'inadeguatezza e inutilità percepite.

 

Il confine emotivo  

Il mondo emotivo di queste persone è spesso caotico, vissuto con la percezione soggettiva di un’intensa reattività emotiva agli stimoli interni ed esterni. Si evidenzia chiaramente un’instabilità dell’umore, che oscilla tra esaltazione e abbattimento, umore depresso e maniacale. Possono arrivare anche a esperire emozioni contrastanti in uno stesso momento, un vero caos interiore per loro stesse e le persone a loro vicine. Spesso hanno intense reazioni di rabbia etero o autodirette, frequentemente scatenate dalla sensazione di poter essere abbandonati, reazione seguite immediatamente da sentimenti di colpa e vergogna. Le oscillazioni dell’umore possono arrivare in situazioni di particolare stress emotivo a deliri paranoidi e idee bizzarre e inusuali, ovvero sintomi psicotici transitori. Anche l’immagine di sé cambia repentinamente: valori, aspirazioni, obiettivi. Persino la loro stessa identità sessuale può cambiare nel corso della stessa giornata.

 

Il confine interpersonale

Vivendo in modo intenso e devastante le loro emozioni e manifestandole in modo altrettanto drammatico anche alle persone loro vicine, è facile immaginare che chi vive una relazione intima con loro sia costantemente travolto in un uragano di emozioni contrastanti. Saliente in queste persone è la drammatica instabilità nelle relazioni affettive che possono vivere con grande slancio, passionalità, intensità, e idealizzazione, lasciandosi travolgere e travolgendo l’altra persona, per poi allontanarsi violentemente come il movimento di un pendolo. Movimento spesso accompagnato da sentimenti di intensa rabbia etero o autodiretta, che generano circoli viziosi in una co-dipendenza tra i due membri della coppia. Costante è il profondo timore dell’abbandono e del proprio vuoto interiore che vivono come un sentimento simile alla noia, percependo di non poter vivere senza l’altra persona e necessitando della sua presenza: solo grazie alla quale riescono a sentirsi “vivi”.

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