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LE DONNE E IL MITO DEL CORPO SANO

Il mito di un corpo sano, energico ed efficiente sta diventando un ideale di perfezione tanto quanto l’avere un fisico giovane e magro. Le donne difficilmente potranno avere un rapporto sereno col proprio corpo e l’alimentazione finché saranno guidate da questi ideali invece che dalle proprie motivazioni e percezioni interne.

È di prossima pubblicazione sulle pagine della rivista scientifica Appetite uno studio canadese molto interessante su autodeterminazione, immagine corporea e comportamenti alimentari.

Le donne reclutate per la ricerca sono state confrontate con differenti rappresentazioni corporee: il più tradizionale ideale estetico di “corpo come oggetto” e quello, ultimamente sempre più in voga, del mito del corpo sano ed efficiente definito “corpo come processo”.

Ideali, quello estetico e quello salutistico, potenzialmente perfezionisti e assolutizzanti che possono risultare, in egual misura, costrittivi e confondenti per quelle donne che si affidano a criteri estrinseci, piuttosto che alle proprie percezioni interne, per valutare la propria immagine corporea e regolare i propri comportamenti alimentari.

 

Donne e mito del corpo sano

Ci si aspetterebbe che valutare il proprio corpo per il suo grado di salute ed efficienza rappresenti un ideale più costruttivo rispetto a miti e prototipi prettamente estetici e oggettivati associati spesso, come nel caso della magrezza a tutti i costi, a canoni tutt’altro che salutari.

La ricerca in questione mirava a verificare la validità di questa ipotesi indagando le reazioni di due gruppi di donne a rappresentazioni contrastanti del corpo femminile (sano e funzionale / bello e oggettivizzato a seconda di differenti filmati proposti) in funzione del proprio grado di motivazione (estrinseca o autodeterminata) a regolare i propri comportamenti alimentari e a valutare la propria immagine corporea.

I risultati sembrano contraddire l’ipotesi iniziale: in entrambi i gruppi vi erano donne che, a seguito dell’esposizione al filmato, non solo valutavano più negativamente la funzionalità o la gradevolezza del proprio aspetto, ma, quando veniva loro offerto del cioccolato, tendevano a provare maggiori sensi di colpa e ad esercitare un maggior autocontrollo nel proprio comportamento alimentare.

 

Quali sono i pro e i contro della restrizione alimentare?

 

Motivazioni e ideali di perfezione

In entrambi i casi dunque, sia che il mito proposto fosse quello di un corpo sano ed efficiente, sia che fosse il classico prototipo estetico del corpo-oggetto, l’ideale di perfezione proposto condizionava sensibilmente la valutazione soggettiva che una parte di queste donne faceva della propria immagine corporea.

Di conseguenza, il comportamento alimentare adottato, sotto l’influenza di un confronto insoddisfacente con gli ideali proposti, si modificava in senso restrittivo.

Non tutte le donne tendevano a reagire in questo modo, ma soprattutto coloro che più risultavano guidate, nella valutazione del proprio corpo e del desiderio di mangiare, da segnali esterni (come i miti di perfezione proposti) piuttosto che da motivazioni e percezioni interne.

Queste donne, in altre parole, modificavano la percezione della propria immagine corporea - quanto si sentissero in salute o attraenti - e della propria voglia di mangiare in risposta ad un ideale di confronto loro presentato piuttosto che ai propri reali stati interni di fame e sazietà o ad un’immagine di sé stesse più stabile e coerente.


Confronto sociale e  consumi alimentari

La teoria del confronto sociale di Leon Festinger è spesso chiamata in causa per comprendere stili e scelte di consumo là dove, operando un costante confronto fra sé stessi e gli altri, e cercando di conseguenza di colmare un “gap” percepito come svantaggioso, si cerca essenzialmente di ripristinare o mantenere una sufficiente autostima.

Certi generi di consumo diventano per tanto degli status symbol che rassicurano, chi li acquista, sul fatto di potersi ragionevolmente avvicinare agli ideali di successo ad essi sapientemente associati dalla pubblicità. Le scelte di consumo in campo alimentare non sembrano fare eccezione se anche dopo la visione di un filmato, come quelli proposti, si può declinare l’offerta del cioccolato; a questo alcune donne forse avrebbero preferito di buon grado un’artificiale, ma dieteticamente promettente, barretta ipocalorica …

Ma, se è irrealistico inseguire un corpo eternamente giovane ad esile, anche il mito di un corpo sano, perché atletico ed iperefficiente, non sembra da meno. 

Quanto le immagini invadenti e patinate di atlete e modelle confondono le donne reali in “carne e ossa”? Ci si può percepire attraenti o in salute “indossando” il proprio corpo invece di essere costrette ad un confronto mortificante con immagini che non corrispondono alla propria realtà?

 

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