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CON LA LUNA DI TRAVERSO: CICLO FEMMINILE E DISTURBI PSICOLOGICI

Ansia, sbalzi d’umore, tristezza fino a manifestazioni depressive e disagi psicologici veri e propri… tutta colpa delle variazioni ormonali del ciclo femminile? Se è vero che una correlazione esiste, non va sottovalutata l’influenza di fattori psicologici e culturali. La maggiore incidenza di sintomi depressivi e disturbi psicologici in certe fasi del ciclo femminile è evidenziata da molte ricerche, troppo spesso però si rischia di medicalizzare questi disturbi limitandosi ad interventi farmacologici.

Secondo un recente studio inglese le donne sarebbero più inclini a manifestare stress e disturbi psicologici nella seconda parte del ciclo mestruale, esisterebbe pertanto una correlazione fra una precisa fase del ciclo biologico femminile e una maggiore vulnerabilità psicologica. E’ solo tutta colpa degli ormoni?

 

Pensieri negativi e ciclo femminile

Lo studio in questione arriva dall’Università di Londra e attesterebbe una correlazione fra vulnerabilità psicologica e la fase post-ovulatoria del ciclo biologico femminile. La ricerca è stata condotta su un gruppo di 41 donne di età compresa fra i 18 e i 35 anni rilevando il livello di stress sperimentato dopo la visione di un filmato dai contenuti violenti e aggressivi. Le donne che si trovavano nella seconda fase del loro ciclo femminile erano quelle che, a seguito della visione del film, riferivano un maggior numero di pensieri negativi e intrusivi (Soni, M., et.al., Identification of a narrow post-ovulatory window of vulnerability to distressing involuntary memories in healthy women, Neurobiology of Learning and Memory, 2013 Apr 21;104C:32-38).

 

Sindrome premestruale e disforia

Questo non è certo il primo studio che evidenzia un legame fra ciclo femminile e disturbi psicologici; varie sono le ricerche su quella che comunemente viene denominata “sindrome premestruale”, considerata un disturbo a volte quasi invalidante e con evidenti ripercussioni sulla vita quotidiana di molte donne tanto da essere correlato a quello che è stato denominato “disturbo disforico della fase luteale” (Nappi, R.E., et.al., Disturbo disforico della fase luteale e sindrome premestruale, Quaderni Italiani di Psichiatria, 28,1, 2009, 27-33). Ma medicalizzare e patologizzare il ciclo femminile non rischia di rendere le donne ancora più passive e in balìa di qualcosa che appare sempre più incontrollabile?

 

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Un pretesto per non prendersi sul serio?

La antropologa Anna Gottileb (American premenstrual syndrome: A mute voice, 1988), in un suo vecchio contributo a proposito del ruolo svolto dalla così detta sindrome premestruale fra le donne americane avanzava l’ipotesi – condivisa da altri - che nel manifestarsi di tale “disturbo” giocassero un ruolo importante anche fattori di natura psicologica a culturale. La Gottileb parla della vulnerabilità psicologica delle donne durante il ciclo biologico femminile come di una sorta di “costruzione bioculturale” là dove la biologia fornirebbe il pretesto per le donne, indotte culturalmente a funzionare secondo standard di efficienza piuttosto elevati, per manifestare, più che disturbi psicologici, proteste e lagnanze coniugali senza doversene in qualche modo assumere la responsabilità perché “giustificate” dal ciclo femminile e, in tal senso, tollerate ma non prese sul serio. Se i cicli biologici femminili e i cambiamenti ormonali che li caratterizzano influenzano senza dubbio la psiche delle donne, i modi e i fattori di questa influenza sembrano non essere scontati. Patologizzare il ciclo femminile e le manifestazioni ad esso associate rischia di allontanare sempre più le donne da sé stesse: la luna più che menzognera potrebbe essere piuttosto una buona consigliera amplificando aree di insoddisfazione o vulnerabilità che si potrebbe imparare ad ascoltare prima di metterle a tacere con l’ennesimo farmaco.

 

 

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