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LA DIPENDENZA DA SHOPPING

Libri, film o vita reale: la dipendenza da shopping è una patologia che colpisce molte persone, che deve essere presa seriamente attraverso valide strategie di intervento

I love shopping: Madeleine Wickham, meglio nota come Sophie Kinsella, ha scritto una serie pressoché infinita di libri sull'argomento. E ne hanno anche tratto un film: eleganti manichini vestiti dalle case di moda più griffate si animano e, con fare ipnotico, come fossero una squisita torta alle fragole che sussurra un seducente "Mangiami!", invogliano la povera Becky all'acquisto compulsivo di capi lussuosissimi che valgono più del suo stipendio. La fibrillante attesa di sentire il fruscio della carta di credito strisciata da una sofisticata commessa è più eccitante di De Niro da giovane.

 

La dipendenza da shopping: quadro diagnostico

Lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin e lo svizzero Eugen Bleuer coniarono il termine oniomania per indicare un gruppo di giovani donne affette da un disturbo particolare: comprare, comprare, comprare, sostituendo al piacere dell'acquisto un bisogno implacabile. Chi è affetto da dipendenza da shopping spesso non sa di esserlo, almeno finché non arriva l'estratto conto bancario che mostra un conto talmente in rosso da preannunciare al povero malcapitato la stessa sorte del toro nell'arena. Al momento dell'acquisto ciò che prova la persona è una momentanea diminuzione dell'ansia e un illusorio riempimento del vuoto interiore con conseguente  spostamento di tono dell'umore dal depressivo al maniacale. Così si raggiunge un chimerico stato di benessere che porta a reiterare il comportamento compulsivo nel tempo.

 

Il DSM-IV non ha ancora inserito lo shopping compulsivo o la dipendenza da shopping tra le sue patologie, ma sappiamo che viene inquadrato utilizzando criteri diagnostici propri di altre patologie, quali la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo del controllo degli impulsi. Eh si, perché chi soffre da dipendenza da shopping ha un impulso irrefrenabile verso il momentaneo oggetto del desiderio, impulso che spinge e giustifica l'acquisto compulsivo, accompagnati da un pensiero ricorrente: "Deve essere mio! Non posso farne a meno! Mi serve davvero!"

 

La dipendenza da shopping: ma cosa si compra?

La mania dello shopping colpisce un po' tutti, di solito donne, non solo ricche imprenditrici con le spalle coperte dal molte carte di credito, ma anche la nostra vicina di casa, o noi stessi, che facciamo fatica ad arrivare a fine mese e che rischiamo davvero un crash finanziario. C'è chi non si sa sottrarre al fascino di una bancarella, chi non resiste all'irrefrenabile impulso di rovistare in un mucchio di stracci non appena legge il cartello "Tutto a 1 euro" portando a casa un mucchio imprecisato di non-si -sa-cosa, c'è chi deve entrare sempre al negozio sottocasa dell'amico cinese ritornando ogni volta stracarico di fiori finti e Buddha che salutano sorridenti; e ancora, c'è chi è fanatico di mercatini vintage e rincasa tutte le volte con cappellini anni Venti, piume di struzzo, tazze cinesi e lampade liberty, e c'è chi fa poi tutte queste cose insieme, seguendo un rigoroso shopping-tour e tornando a casa con non si sa quante cose che non si sa quando e dove sono state acquistare.

 

Questo per dire che, se in un primo momento si fanno acquisti che molto spesso servono a cambiare la propria immagine, circoscritti ad una determinata tipologia di articoli considerati indispensabili per modificare parti di sé, in un secondo momento l'impulso diventa così ingestibile da diventare indifferenziato, così pervasivo da occupare ogni spazio di vita. Spesso, l'impulso a comprare si esaurisce con l'acquisto: l'oggetto tanto agognato viene lasciato in un angolo a prendere polvere e spesso lascia la persona sola con i suoi sentimenti di vergogna, sensi di colpa, scoraggiamento, delusione per il proprio comportamento, vuoto.

 

La dipendenza da shopping: come intervenire?

Abbiamo tre fasi della dipendenza da shopping:
1. euforia per l'acquisto e impulso a comprare;
2. dissociazione e alterazione dello spazio-tempo durante l'acquisto con illusorio stato di benessere;
3. vissuti negativi, quali senso di colpa e vergogna.
Si è osservato che l'intervento farmacologico non funziona in maniera completa e adeguata. La psicoterapia individuale è la strada che porta a risultati migliori, aiutando la persona a colmare il vuoto che sente, aiutandola a dare un senso ai suoi vissuti depressivi, ai suoi impulsi irrefrenabili, ai suoi vissuti di inadeguatezza. Il tutto per accompagnare la persona a liberarsi da una patologia subdola, che ingabbia in uno schematico modus operandi, riportandola ad una riconquista della propria pulsante vitalità.

 

Fonte immagine: Marica Fattiroso

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