SECONDO VOI LA TIMIDEZZA IN CHE MODALITÀ PUÒ ESSERE SCONFITTA?
Postato da Pierluigi D'Alessio in Crescita personale, Timidezza, crescita personale, sfide, patologie.
RISPOSTE (4)
Grazie a tutti per il vostro contributo! Mi avete fatto ampliare il concetto di autostima, poi scritto sul mio blog. Pierluigi D'Alessio
Pierluigi D'Alessio faCiao Pierluigi, quando dici "non voglio più essere timido" che messaggio stai mandando al tuo cervello? Sono timido e voglio cercare di non esserlo. In altre parole gli stai dicendo cosa NON desideri. Adesso immaginiamo che sei a Roma davanti al Colosseo e sali su un taxi "Sig. tassista NON voglio rimanere al Colosseo!" Cosa pensi ti risponderebbe il tassista? "Allora dove vuoi andare?" Il nostro cervello funziona allo stesso modo. A mio parere non bisogna sconfiggere (quest ultima parola indica una battaglia interna e nelle battaglie non c'è mai un vincitore ma sempre qualche vittima) la timidezza, bensì accettarla come parte del nostro essere umano e frutto delle nostre esperienze e cercare un nuovo modello da seguire. Ritornando all'esempio del taxi "Sig. tassista NON voglio rimanere al Colosseo!" "Mi scusi, dove vuole andare?" "Vorrei andare a trovare il mio amico Riccardo Agostini nel suo studio di Perugia, in via delle Streghe 9" Woow! Ora si che hai lasciato un'informazione chiara al tassista! Definisci l'obiettivo "Mi voglio sentire ESTROVERSO" e segui modelli di persone che ammiri che ti sembrano estroverse. Come puoi fare per seguire questi modelli? Beh! Questo è un altro post. Un abbraccio
Riccardo Agostini - Public ... faLa timidezza costituisce una fase e un processo evolutivo naturale, legato all'autostima e all'esperienza presente e passata. In alcuni casi però sembra assai radicata e di difficile intervento. Ciò è determinato dal fatto che i normali processi non si svolgono seguendo le tappe usuali ma restano bloccate su alcuni nodi conflittuali. Talvolta ad esempio i genitori stimolano il bambino ad andare avanti, a crescere,a fare esperienze, a rendersi autonomo ed indipendente, nello stesso tempo può succedere che per la loro eccessiva ansia, continuino a temere che il figlio non ce la faccia. In questo caso,senza rendersene conto inviano al bambino un doppio messaggio confusivo, che crea impotenza, ansietà, un senso di insicurezza che sembra difficilmente scardinabile. In apparenza lo stimolano e lo ritengono capace, nel sottosuolo non ne sono proprio sicuri e al figlio, senza accorgersene arriva questo. L'insicurezza e la timidezza infatti vengono gradualmente meno, con il procedere dell'esperienza che accresce le conferme su sè e sulle proprie capacità. Ma in un individuo che ha avuto il doppio messaggio citato o altri tipi di intoppi, qualunque esperienza positiva non servirà a fornire una rassicurazione. Nessun buon esito sarà mai sufficiente per rassicurarlo perchè sotto si sentirà sembra in dubbio rispetto a sè. In questo cao è necessario andare a vedere alla base, quali sono le radici dell'insicurezza e della timidezza, per scardinare il conflitto nascosto che mina l'autostima. Solo in questo modo la timidezza può ridursi o comunque essere vissuta con minor preoccupazione. Chi tendenzialmente è timido probabilmente non sarà mai un totale estroverso, però potrà accettare con più serenità il proprio modo di essere e conoscendone le ragioni, qualora lo sentisse necessario può anche adottare alcune strategie per gestire alcune relazioni in modo più soddisfacente o produttivo. Dott.sa Sabrina Costantini
Sabrina Costantini faLa timidezza in fase adolescenziale ha a che fare con il livello di autostima, la paura del confronto, la paura dell'esclusione dal gruppo, oltre che con la difficoltà di cimentarsi in un contesto sociale non sempre accogliente, come può a volte essere il gruppo di pari. Lavorare sul livello di autostima è un primo passo. L'autostima è il rapporto tra come siamo e come vorremmo essere, ovvero il giudizio risultante da una valutazione di noi stessi, fatta sulla base di criteri ottenuti dal confronto delle nostre caratteristiche con quelle di altri soggetti. La rappresentazione interna che abbiamo di noi stessi è filtrata attraverso le nostre credenze, le nostre mappe di riferimento, i nostri modelli educativi, i nostri valori personali, l’ambiente in cui abbiamo vissuto, le persone che abbiamo incontrato, le esperienze che abbiamo fatto. L’autostima si fonda su un processo percettivo, che si sviluppa nell’osservare i genitori e nell’ascoltarli, imitando i loro comportamenti, ponendoli al centro del proprio interesse e del proprio vissuto. Il bambino (ma anche l'adolescente) vive e sente proprio sia l’orgoglio che la delusione che i genitori vivono nei suoi confronti, ed attraverso questi atteggiamenti lentamente costruisce l'immagine di sé. I genitori possono fare, dunque, molto per aiutare il figlio adolescente a costruire una immagine di sè positiva, immagine che si costruisce vivendo dei successi ed elaborando gli insuccessi, creandosi nuove prospettive, ricevendo riconoscimenti positivi, sostegno, accoglienza. L'adolescente, ma ancor prima i genitori, possono necessitare di un sostegno esterno, un professionista che aiuti il primo a passare in rassegna il percorso di costruzione del suo essere, affrontando le sue difficoltà in uno spazio protetto, ed aiuti i secondi a comprendere come sostenere in modo "sano" il proprio figlio, correggendo eventuali mancanze, perchè il compito dei genitori è forse il più difficile al mondo e può davvero necessitare di un sostegno, di un confronto. Dice un maestro zen: “ Gli studiosi della vita devono sapere che essa non sopporta negligenze. Quanto più saremo consapevoli, tante più opzioni di scelta avremo. Avere in mente un fine positivo significa, di solito, orientarsi verso scelte positive”.
Dott.ssa Luisa Ghianda faFai il login o registrati per lasciare una risposta.