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ESSERE DISORDINATI: GENIO CREATIVO O DIFETTO CARATTERIALE?

Essere disordinati… croce e delizia! Secondo alcuni sarebbe sinonimo di confusione mentale, secondo altri di genio e creatività. Vediamo allora quali sono pregi e difetti del vivere nel caos

Essere disordinati: può rivelare intelligenza creativa e genialità – le persone disordinate, si dice, hanno un proprio “ordine nel disordine” – ma anche evitamento e paralisi decisionale là dove il caos ambientale in cui si vive rifletta una confusione interiore e una cronica incapacità di prendere decisioni.   

Vediamo allora alcuni possibili significati psicologici dell’essere disordinati.

 

Essere disordinati

Uno studio molto interessante, oltre che decisamente divertente, pubblicato nel 2013 da alcuni ricercatori americani dell’Università del Minnesota su Psychological Science, suggerisce alcune ipotesi sugli effetti psicologici di un ambiente ordinato o disordinato.

Un ambiente di lavoro strutturato, organizzato e pulito favorirebbe, infatti, comportamenti conformisti orientati alla salute e al benessere psicosociale, mentre un ambiente di lavoro caotico e confusionario sarebbe in grado di favorire la produzione di idee creative.

I soggetti coinvolti nella ricerca sono stati invitati in una prima fase a compilare alcuni questionari e, a seguito di questo, a lasciare una donazione in denaro all’Organizzazione e a consumare una piccola merenda.

Coloro che avevano eseguito l’esperimento in un ufficio ordinato si sarebbero rivelati più inclini  - rispetto a coloro che erano stati reclutati in un ufficio disordinato – a effettuare cospicue donazioni e a consumare spuntini ipocalorici e salutari.

Il contrario avveniva quando si chiedeva ai soggetti di eseguire invece un compito creativo come, ad esempio, immaginare tutti i possibili utilizzi di una semplice pallina da tennis… ebbene in questo secondo caso era l’ambiente più caotico e confusionario, e non quello più pulito e organizzato, a rivelarsi utile a sviluppare idee innovative e creative nei partecipanti!

 

Disordine e genialità

Lo stesso Albert Einstein, a quanto si dice, era noto per l’apparente disordine che albergava nella sua stanza, solo apparente in quanto, evidentemente, consono al suo metodo di lavoro e di pensiero e alla sua indiscutibile genialità.

In questi casi è il pensiero divergente che prevale, la capacità di osservare i problemi da prospettive sempre nuove e di trovare nuove soluzioni invece che quella di percorrere e attuare strade già battute.

Un’organizzazione predeterminata e logicamente razionale dell’ambiente esterno passa in secondo piano, anzi non sembra funzionale ad un pensiero in continuo movimento.

Questo sembra vero specie per coloro – come sembra fosse lo stesso Einstein – che devono la propria genialità a tratti profondamente introversi della propria personalità che li rende in grado di assorbirsi in maniera totalizzante dal proprio lavoro escludendo ogni altra forma di stimolo ambientale e sociale.

 

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Il disordine delle idee senza collocazione

All’estremo opposto, ci sono i casi in cui essere disordinati risulta essere una condizione che paralizza e blocca la decisionalità e la fluidità di pensiero; in questi casi il disordine che regna nell’ambiente circostante può riflettere un’ analoga confusione mentale.

Piccole e gradi decisioni vengono procrastinate all’infinito lasciando cronicamente in sospeso e “senza collocazione” tutta una serie di questioni sulle quali non ci si assume la responsabilità di effettuare una scelta vivendo in una condizione di empasse esistenziale.

Questo può riflettersi nel disordine della propria casa dove anche gli oggetti fisici non trovano uno spazio definito e dove risulta difficile muoversi anche fisicamente. Condizione questa che può riflettere un atteggiamento stabile o solo temporaneo della persona.

 

Il disordine accoglie o respinge l’altro?

In ultimo, ma non per importanza, una questione se vogliamo più generale rispetto alle precedenti: quali che siano i vantaggi o svantaggi dell’essere disordinati, cosa comunichiamo agli altri? Chi entra nella nostra casa o nel nostro ufficio, che messaggio riceve dal nostro disordine?

Pensiamoci un attimo: ci sono ambienti perfettamente puliti e organizzati, dove tutto ha un suo posto e non cade neanche un granello di polvere che possono risultare però asettici, freddi, poco confortevoli.

E ci sono invece case o uffici in cui la disposizione errante degli oggetti ne rivela la vita vissuta, il calore umano di coloro che vi abitano: una tazza lasciata sul tavolo, una coperta dimenticata sul divano, piccoli dettagli che testimoniano che non siamo nella vetrina di un negozio di arredamento!

All’altro estremo ci sono ambienti eternamente caotici che, funzionali o meno che siano al proprietario, risultano avere un effetto respingente per il malcapitato ospite che magari ha difficoltà anche a individuare un posto in cui sedersi.

Differenze di quantità o di qualità? Inseguendo l’ordine e la pulizia o lasciando che gli oggetti rimangano in vista a testimonianza del nostro passaggio, stiamo accogliendo o respingendo l’altro?

 

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