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PSICOTERAPIE

Terapia della Gestalt

 

Terapia della Gestalt: in teoria


La Gestalt può essere considerata una vera e propria corrente di pensiero che ha interessato la psicologia e la psicoterapia, la matematica, la fisica, la pedagogia, la sociologia, la neuropsichiatria e l'arte. Oggi questo termine è legato a due filoni di ricerca: la psicologia della Gestalt (anche detta “psicologia della forma”), corrente psicologica sviluppata da Kurt Koffka (1886-1941) nei primi decenni del Novecento riguardante la percezione e l'esperienza, e la terapia della Gestalt, scuola clinica post analitica appartenente all'ambito delle psicoterapie umanistiche (secondo cui la forza propulsiva più importante che si cela dietro al comportamento è il bisogno di autorealizzazione), fondata da Fritz Perls (1893-1970), medico ebreo di origine tedesca che per sfuggire alle persecuzioni naziste emigrò dapprima a Johannesburg – dove nel 1935 fondò l’Istituto Sudafricano di Psicoanalisi – e poi a New York, dove nel 1952 fondò il Gestalt Institute of New York. La denominazione “terapia della Gestalt” viene usata per la prima volta nel 1951, quando esce il libro omonimo di Perls, Ralph Hefferline e Paul Goodman.

Uno dei concetti base della terapia della Gestalt è sintetizzato dall’enunciato "il tutto è più della somma delle parti". La Gestalt (“configurazione”) sta a indicare la particolare forma organizzativa, o configurazione, delle parti individuali che compongono tale unità significativa (il tutto). La premessa della terapia della Gestalt è che la natura umana può essere compresa solo come una funzione delle strutture o totalità da cui è costituita.

Il principale scopo della terapia della Gestalt sta nell’aumentare il senso di responsabilità e autonomia individuale e migliorare la capacità di adattamento creativo a contesti differenti dell’ambiente esterno. Alcuni tipi di terapia si concentrano sul perché del trauma mentre altre correnti di pensiero, come la Gestalt, cercano essenzialmente di liberare il comportamento da quegli ostacoli psicologici che impediscono la consapevolezza dei propri bisogni vitali e della loro priorità (processo “figura-sfondo”).

 

Terapia della Gestalt: in pratica


La terapia della Gestalt è esperienziale piuttosto che verbale o interpretativa: più che parlare e analizzare il sé, lo si sperimenta. I problemi si affrontano “qui e ora”, attraverso una comprensione di tipo fenomenologico dell’esperienza emotiva e corporea.

Dal momento che il nucleo dell’attenzione clinica è l’osservazione delle modalità di adattamento creativo, ogni contesto situazionale offre ricche possibilità di osservazione e di conoscenza su come un certo individuo si declina nel mondo. Generalmente la configurazione del setting iniziale è l’interazione duale, ma l’aspetto della contestualizzazione con l’ambiente e gli altri individui viene attivata massimamente nel lavoro di gruppo, specie in una fase successiva del lavoro terapeutico.

Dal punto di vista delle numerose tecniche usate, si ricordano: la consapevolezza focale, che consiste nel focalizzare l'attenzione sull'esperienza presente (sensazioni, emozioni, azioni) ed esplorare queste "figure" per comprendere il loro significato e la loro funzione; l’amplificazione, ovvero la ripetizione e l'esagerazione di una postura, un gesto o un atteggiamento al fine di rendere evidente ciò che è solitamente inconsapevole; la rappresentazione da parte del paziente di tutti gli elementi della scena appartenente alla sua narrazione, ossia il “dare voce” non solo alle persone presenti nel suo racconto su di sé, ma anche agli oggetti, agli animali e a tutto ciò che viene descritto come appartenente a quel vissuto, compresi i sentimenti. Nell'interpretare le varie "parti" la persona dà vita alla propria rappresentazione interna, e ne diviene più consapevole; il dare voce alle polarità opposte, ovvero “dare voce”, alternativamente, a imperativi reciprocamente contraddittori (volere-non volere, fare-non fare e così via) che rivelano la scissione presente nella personalità, al fine di trovare un equilibrio tra posizioni vissute come estreme, non negandole, ma ascoltandole fino in fondo.

La terapia della Gestalt ha base contrattuale (gli obiettivi sono concordati a inizio terapia) e dura in media 2 anni, con sedute di un’ora alla settimana. Tuttavia non è infrequente che nel setting di gruppo si lavori su un sogno o su una dinamica interattiva per più ore o anche per un giorno intero.

 

Terapia della Gestalt: in quali casi è consigliata


Soffre di una qualche forma di nevrosi o comunque sente che la propria crescita personale ed espansione creativa è bloccata e disarmonica (per tale ragione la terapia gestaltica è sempre più diffusa in ambito pedagogico).

 

Terapia della Gestalt: certificazioni e deontologia


L'esercizio di ogni tipo di attività psicoterapeutica – come indicato nel punto 3 della legge Ordinamento della professione di psicologo –  è subordinato a una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione (di diverso approccio) almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia presso scuole di specializzazione universitaria o istituti privati riconosciuti dal MIUR.


In deroga a quanto previsto dalla succitata norma, il medico specialista in psichiatria o in neuropsichiatria è autorizzato all’esercizio della psicoterapia anche senza aver frequentato la scuola di specializzazione in psicoterapia.

Le singole associazioni professionali si sono inoltre dotate da tempo di un codice deontologico specifico.

 

Terapia della Gestalt: organizzazioni italiane e internazionali

 


La risorsa in più: per essere sempre aggiornati sugli sviluppi di questa disciplina, "Gestalt!” è la rivista online di riferimento sulla terapia della Gestalt (in inglese).

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