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PSICOLOGIA E ANIMALI DOMESTICI

“Il cane è il miglior amico dell’uomo” recita un vecchio detto… Sta di fatto che sono molte ormai le specie e varietà di animali che più o meno continuativamente ci accompagnano per una parte della nostra vita. Compagni di viaggio che sanno dare affetto incondizionato senza chiedere nulla in cambio. Ma cosa ci spinge ad adottare un amico a quattro zampe? Quali possono essere i significati psicologici del legame che ci unisce a loro?

Adottare un animale domestico come compagno di vita è una scelta che può avere ripercussioni più che positive sulla salute psicologica e fisica del padrone. Spesso infatti il proprio amico a quattro zampe diventa a pieno titolo un membro della famiglia veicolando affetto, compagnia e supporto sociale anche nei momenti più difficili.

Vediamo allora meglio il rapporto fra psicologia e animali domestici.

 

Psicologia e animali domestici: membri della famiglia

Secondo una recente indagine di Associated Press (2010) una gran parte dei proprietari considera il proprio animale domestico come un membro della famiglia tenendolo a dormire con sé e arrivando, a volte, a ritenerlo addirittura un confidente migliore del coniuge.

La compagnia di un animale domestico svolge in tal senso importanti funzioni sia di supporto contro solitudine e isolamento (Shoda, Stayton e Martin, 2011), sia di vero e proprio sostegno sociale, aspetto questo ritenuto in psicologia psicosomatica un’importante fattore protettivo contro problemi e disturbi di natura psicofisica (Solano, L., Tra mente e corpo, 2011) perché in grado di stimolare le funzioni del sistema immunitario.

 

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Psicologia e animali domestici: i benefici di una carezza

Anche semplicemente accarezzare un animale costruirebbe un potente fattore calmante del sistema neurovegetativo là dove il contatto col pelo morbido avrebbe un potente effetto calmante sul battito cardiaco e la respirazione.

D’altra parte le moderne teorie psicologiche e psicosomatiche sugli effetti positivi del legame di attaccamento madre-bambino per la salute e lo sviluppo psicofisico dello stesso rivelano quanto, da un lato per la sopravvivenza del piccolo non basti solo l’apporto di cibo ma sia indispensabile il contatto fisico (Harlow, 1959) e dall’altro quanto questo contatto affettivo-corporeo attivi dei “processi regolatori nascosti”  influendo direttamente sulle funzioni fisiologiche del bambino stesso come ritmo sonno-veglia, crescita e funzionalità immunitaria (Hofer, 1982).

Perché quindi un contatto rassicurante, come quello del proprio cane o gatto, non potrebbe rappresentare anche da adulti un’importante fattore tranquillizzante?..

 

Psicologia e animali domestici: responsabilità e autocura

Altro aspetto non di secondaria importanza, prendersi cura di un animale domestico stimola anche il proprio senso di responsabilità nei confronti di un’altra vita seppur “pelosa” e a quattro zampe.

E’ pur vero che, per quanto affettivamente importanti, gli animali domestici rimangono pur sempre animali con esigenze e diritti anche differenti dai nostri. Dedicargli cure quasi “umane” risponde a volte più ad un nostro bisogno inconsapevole di accudire, con il cane o il gatto, quella parte interna di noi più vulnerabile e indifesa; accudire un animale, insomma, spesso è un modo per accudire e fornire conforto a noi stessi.

Questo può rappresentare certamente un fattore benefico e quasi “terapeutico” (vedasi le così dette “Pet-therapy”) a patto di non caricare gli animali domestici di ansie eccessive o antropomorfizzazioni grottesche.

Il Piccolo Principe chiede “Che cosa vuol dire addomesticare?" " E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami" gli risponde la Volpe …

 

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Immagine | edgarandron

 

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