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PSICOLOGIA DEL CIBO: PERCHÈ MANGIAMO QUELLO CHE MANGIAMO

Gli studi riguardanti la psicologia del cibo evidenziano l’importanza delle interazioni che abbiamo con gli altri e il nostro ambiente di vita nel determinare molte delle nostre scelte alimentari. Vediamo quali sono i fattori più importanti nel determinare il nostro rapporto con il cibo

È solo negli ultimi vent’anni che molti studi di psicologia sociale si sono iniziati ad occupare anche della psicologia del cibo, cioè delle determinanti psicologiche e psicosociali delle scelte alimentari.

Gli studi sulla psicologia del cibo dimostrano come quest’ultimo, lungi dall’essere unicamente una forma di sostentamento fisiologico, sia anche espressione di molteplici significati simbolici, affettivi e relazionali (Leon Rapaport, Come mangiamo. Appetito, cultura e psicologia del cibo, 2003). Parlare di psicologia del cibo significa quindi studiare quei fattori di tipo psicologico che usualmente intervengono a mediare le nostre scelte e gusti alimentari.

 

Psicologia del cibo: oltre la biologia

Gli studi condotti sulla psicologia del cibo (Mark Conner e Christopher Armitage, La psicologia a tavola, 2002) evidenziano come fattori prettamente fisiologici o sensoriali esercitino sulle scelte alimentari un effetto non diretto ma mediato dal contesto sociale. Se esistono, infatti, alcune preferenze innate nei bambini (come quella per il sapore dolce), gran parte delle scelte e preferenze alimentari successive si strutturano lungo un processo di apprendimento mediato culturalmente. Nella psicologia del cibo, in altre parole, le variabili psicologiche agirebbero da mediatori dell’influenza di quelle fisiologiche sia nelle condotte “sane” che nei disturbi dell’alimentazione.

 

La psicologia del vegano e del vegetariano

 

 

Psicologia del cibo: preferenze e rifiuti

Alcuni studi che si sono occupati di psicologia del cibo legata ai fattori influenzanti il rifiuto di determinati alimenti hanno individuato tre categorie di motivazioni relative a: caratteristiche sensoriali (sapore, odore), possibili conseguenze negative o dannose, idee e valori personali (i vegani per esempio) (Rozin P. e Fallon, A.E. A perspective on disgust, in Psychological Review, 94, pp. 23-41, 1987).

Un altro gruppo di studi sulla psicologia del cibo evidenzia, d’altra parte, un legame tra le preferenze alimentari e l’esposizione ripetuta a certi alimenti che sono quelli maggiormente diffusi in un dato contesto socioculturale: in altre parole molto spesso tendiamo a preferire ciò a cui siamo più abituati (Zajonc, R.B., Attitudinal effects of mere exposure, in Journal of Personality and Social Psychology, 9, pp. 1-27, 1968).

 

Psicologia del cibo e Psicologia sociale

Le ricerche condotte sulla psicologia del cibo nell’ambito della psicologia sociale quindi, pur riconoscendo l’influenza dei fattori fisiologici nelle scelte alimentari, sottolineano come i loro effetti non agiscano in maniera diretta sul comportamento alimentare, ma mediata da fattori psicologici e psicosociali, in particolare credenze e atteggiamenti.

 

 

Comfort food, il cibo che coccola: perché?

 

 

Fonte immagine: avlxyz

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