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GIORGIO CODA: LA PERSONA, IL PROCESSO E L'ELETTROSHOCK

Giorgio Coda è un medio psichiatra. Veniva chiamato l'elettricista. Utilizzava uno strumento medico, l'elettroshock, per manifestare i suoi istinti sadici, la sua crudeltà, la sua ferocia e la sua mancanza di pietas. Giorgio Coda era un carnefice, non un medico: fu processato nel 1974 e gambizzato nel 1977. Conosciamo la sua storia

Giorgio Coda è un medico e psichiatra italiano, processato nel 1974 al tribunale di Torino con accuse gravissime. Giorgio Coda era stato psichiatra a Collegno dal 1956 al 1964 e a Grugliasco dal 1964 fin o al processo: in entrambe le strutture Giorgio Coda aveva maltrattato tanti, tantissimi pazienti, soprattutto bambini, sottoponendoli ad elettroshock transcranici e lombo pubici, a lunghissime e dolorose contenzioni che, nei migliori dei casi avvenivano a letto, ma quando la sua crudeltà, il suo sadismo si manifestavano in pompa magna, ordinava di legare i piccoli ai roventi termosifoni, dove le ustioni non tardavano ad arrivare sulle pelli delicate. Perché? Perché Giorgio Coda era così, era il medico dalle punizioni esemplari, in cui la pietas non aveva voce tra il popolo dei dimenticati. Giorgio Coda, l'elettricista, così veniva chiamato.

 

Giorgio Coda: la persona

Giorgio Coda fu un uomo che mise il potere a lui conferito al servizio delle sue perversioni, del suo sadismo, della sua crudeltà. Lui, un medico, legato per la vita a quel giuramento di Ippocrate che è un perpetuo memento al rispetto della vita stessa, si fece carnefice e portatore di atroci sofferenze verso quella fetta di popolo dimenticato, di malati, di orfani istituzionalizzati, di omosessuali, di alcolisti, di bambini enuretici o semplicemente vivaci. Forse la sua stessa natura criminale aveva portato Giorgio Coda a fare una tesi in antropologia criminale, a svolgere servizio volontario nell'ospedale psichiatrico dove poi diventò medico effettivo e a formarsi con il dottor Treves che, in Italia, era un pezzo grosso dell'elettroshock.

 

Più diventa importante, più Giorgio Coda, così come altri in quel periodo storico, cominciano a considerare i malati delle cavie da laboratorio a cui somministrare mix chimici per le più disparate vie: i farmaci, associati a terapie elettroconvulsive, annientano perfino il ricordo, in quel corpo, della persona che era stata. Il Se questo è un uomo di Primo Levi, continuava a vivere ogni giorno negli ospedali di Collegno e Villa Azzurra. Giorgio Coda era stimatissimo in ambiente accademico: onori, cattedre, riconoscimenti, nomine e promozioni davano potere al suo genio folle mascherato da amore per la scienza e gratificavano il suo narcisismo da alta borghesia dei buoni salotti torinesi.

 

Giorgio Coda: le torture

Ma in cosa consistevano le torture di Giorgio Coda? L'elettromassaggio era un utilizzo perverso e atroce dell'elettroshock: due elettrodi venivano applicate alle tempie e, invece di somministrare una scossa decisa che permetteva almeno al paziente di perdere i sensi e non soffrire, venivano utilizzate scariche brevi e ripetute che procuravano sofferenze atroci. Come se non bastasse, Giorgio Coda utilizzava lo stesso sistema sui genitali perché le punizioni, come riporta uno dei pazienti, dovevano essere esemplari. Spesso, la gomma che serviva per proteggere i denti non veniva usata. Il risultato? Saltavano via come fosse niente. Come può una persona che ogni giorno della sua vita per n tempo ha sopportato e subito tanta ferocia e crudeltà riprendere in mano la sua vita? Il terrore, il dolore, saranno compagni per sempre.

 

Giorgio Coda: il processo

Giorgio Coda fu processato nel 1974 dopo una lunghissima fase istruttoria: al processo c'erano le sue vittime, gli infermieri aguzzini, gli assistenti sociali e la psicologa che denunciò il fatto. I suoi accusatori diventavano sempre di più: finalmente il popolo dei dimenticati cominciava ad avere voce, si faceva forza, diventava sempre più nutrito e più assetato di giustizia. Giorgio Coda si difese senza giustificarsi: è la scienza che non è compresa.  Nessuno psichiatra si presentò a deporre in tribunale. La sentenza dei giudici lo condannò a cinque anni di detenzione, al pagamento delle spese processuali e all'interdizione della professione medica per cinque anni. La pena riguardò solo l'operato di Coda a Collegno.

 

Nel 1977, tre anni dopo il processo, Prima Linea ferisce e gambizza lo psichiatra Giorgio Coda. I libri che raccontano questa pagina amara della psichiatria sono molti. Io ne ho letto uno, dal quale ho attinto gran parte delle notizie sullo psichiatra: è di Alberto Papuzzi Portami su quello che canta, contiene gli atti del processo e i racconti delle vittime. Sono crudi e veri. Forse serve averli presenti, per non nascondere la testa come struzzi quando vediamo cose che cozzano con la nostra coscienza, leggetelo, lo trovate in Rete. Poi, ne parliamo.

 

Fonte immagine: photl.com

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