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CARL GUSTAV JUNG: LA PERSONA

Carl Gustav Jung dà molta importanza alla Persona, ovvero alla maschera che l'individuo indossa e che lo inquadra in un ruolo sociale. Ma quanto può essere pericolosa la persona quando prende il posto dell'Io? E cos'è la frustrazione da nullità? Possiamo creare un parallelismo tra la Persona di Jung e la corazza di Reich? A questo cercheremo di rispondere ricordandoci che la vita è troppo bella per non viverla liberamente

Carl Gustav Jung fa un'ampia trattazione sull'analisi del ruolo che ognuno di noi occupa all'interno della società. Jung definisce Persona il nostro aspetto esteriore che viene inserito in un ruolo e che regola le nostre relazioni più superficiali. Jung prende in prestito il termine Persona dal latino Persōna Persōnam, ovvero la maschera che gli attori solevano indossare durante le rappresentazioni sceniche. La Persona era un riflesso dell'immagine del personaggio interpretato dall'attore, ne riprendeva i lineamenti, lo caratterizzava, lo inseriva, appunto, in un ruolo. Ma che rapporto c'è tra persona e personalità? E il ruolo che noi interpretiamo può generare in noi nevrosi? Possiamo trovare un parallelismo con la teoria reichiana della corazza caratteriale?


Carl Gustav Jung: il ruolo e la Persona

Secondo Jung, la Persona è un segmento dell'inconscio perché, come l'inconscio collettivo, è anch'essa universale: è una maschera della psiche collettiva che simula l'individualità. La Persona non è reale, è un compromesso tra individuo e società: l'individuo si cala in un ruolo sociale attraverso il quale interagisce nella collettività. La società, infatti, richiede ad ognuno di noi di espletare un ruolo che spesso non ci appartiene totalmente o, comunque, ci rappresenta solo in parte. La Persona è funzionale all'adattamento dell'uomo, in quanto gli permette di modularsi e presentarsi in base alle richieste dell'esterno.: incarnare un ruolo, soprattutto se questo è socialmente condiviso, aiuta a semplificare le relazioni. Ma c'è un rischio dice Jung: che la Persona si identifichi con l'Io.

 

Carl Gustav Jung: quando l'Io si identifica con la Persona

Cosa succede quando la Persona mette a tacere l'Io e l'Io si identifica con la Persona? Secondo Jung questa non è affatto cosa buona e giusta: il rischio che si corre è un completo appiattimento del proprio essere in funzione del perpetuamento di un ruolo sociale. La Persona può annichilire l'animo umano privando l'individuo di tutta quella ricchezza, poliedricità, di tutto lo spettro affettivo, emozionale, cognitivo che caratterizza l'essere umano. Incarnare un ruolo che non ci appartiene mette in ombra la nostra vera essenza , toglie forza al nostro vero essere privandolo dell'energia necessaria per esistere. Quando questo accade, l'uomo, secondo Jung, ha preso la superstrada per cadere e ingabbiarsi nella nevrosi che Aldo Carotenuto definisce frustrazione da nullità, una delle più grandi sofferenze dell'animo umano. La frustrazione da nullità nasce quando ci si rende conto del soffocamento dell'Io rispetto ad una glorificazione del ruolo e nasce la coscienza del tempo impiegato non per far vivere se stessi ma per sopravvivere all'interno di un'etichetta predisposta.

 

Carl Gustav Jung: la Persona di Jung e la corazza di Reich

Far vivere la persona in vece dell'Io, non è solo un'imposizione della società, ma è la nostra stessa nevrosi a portarci a scegliere un ruolo e portarlo avanti. Le costrizioni ambientali, infatti, possono solo contribuire alla nostra nevrosi: la scelta di portare avanti in modo rigido un ruolo e la possibilità si sostituire la persona al nostro Io, sono delle difese che noi poniamo per proteggerci da una realtà dolorosa. Ma tutto questo porta pian piano ad un annichilimento del desiderio profondo che ci spinge verso la vita. Se ricordate bene, Wilhelm Reich parlava di corazza caratteriale. Secondo Reich, la corazza viene innanzitutto costruita inconsapevolmente per proteggerci dal dolore, ma la stessa corazza "protettrice" si rivale con l'uomo portandolo ad un imprigionamento del suo vero Io, a spese del desiderio, della pulsazione vitale, della spinta a vivere la vita.

Barricarci nella Persona, nasconderci nella corazza può essere stato salvifico: ma ne vale realmente la pena o la vita vale la pena di viverla?


Immagine | photl.com


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