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SLOW FOOD ITALIA, CHI VA PIANO...

Slow Food, cioè mangiare lentamente, è un movimento che soprattutto in Italia ha avuto notevole diffusione, nel tentativo di opporre ai ritmi frenetici moderni, una cultura rispettosa delle tradizioni e dei valori del cibo e del gusto. Affascinante filosofia dei nostri tempi, non esente certo da contraddizioni, che offre spunti interessanti per noi oggi, dove abbiamo a disposizione ogni sorta di genere alimentare ma sembriamo non avere tempo per… gustarlo!

Il movimento Slow Food è nato in Lombardia fra gli anni ’80 e gli anni ‘90 e ad esso hanno aderito personalità del calibro di Roberto Benigni Francesco Guccini e Dario Fo. Slow Food è un’associazione diffusa ormai in tutta Italia e nel Mondo che proclama il ritorno ad una cultura del cibo e del gusto fondata su valori tradizionali e in alternativa a quelli delle “fast society” moderne: buono, pulito e giusto sono i principi cardine del movimento Slow Food Italia alla riscoperta del gusto e del piacere di sedersi a tavola fondati su basi etiche ed ecologiche.

 

Slow Food Italia e scienza

Anche alcuni studi scientifici evidenziano quanto la fretta che contraddistingue gli attuali comportamenti alimentari tipici dei fast food o del tramezzino in piedi al bar, al di là delle scarse qualità nutrizionali, sia già di per sé potenzialmente dannosa per la salute: il cibo infatti, essendo consumato velocemente e “già pronto”, non avrebbe il tempo necessario per essere apprezzato dai nostri sensi (olfatto, gusto e vista soprattutto) incrinando i fisiologici meccanismi della fame e della sazietà che richiederebbero, appunto, un adeguato contatto “sensoriale” con ciò che si mangia;  in altre parole, mangiare di corsa indurrebbe a dover mangiare in eccesso per riuscire a sentirsi finalmente sazi (de Graaf C, Kok FJ., Slow food, fast food and the control of food intake, Nat Rev Endocrinol., 2010).

 

Le critiche a Slow Food

Non mancano d’altra parte anche alcune critiche al movimento Slow Food. Sia sul piano etico-ideologico che nutrizionale e sociale in quanto lo Slow Food Italia è un movimento che osanna valori e tradizioni contadine risalenti ad un tempo in cui la struttura sociale era molto rigida e limitante le libertà individuali, ma anche perché i principi alimentari tradizionali non necessariamente sarebbero sempre più salutari (Luca Simonetti, Mangi, chi può. Meglio, meno e piano. L'ideologia di Slow Food, 2009, Pagliai Ed.).

 

Slow Food espressione di società malate?

D’altra parte è forse vero (oggi ancor più che negli anni ’90) ciò che afferma nel suo libro Guido Nicolosi (Lost Food. Comunicazione e cibo nella società ortoressica, 2007,  ED.IT); viviamo in una società che ha ormai attraversato essa stessa il modello “fast” (cui idealmente vorrebbe opporsi lo “slow”) per riassumere in sé globalizzazione, velocità tecnologica e attenzione al cibo in un’insanabile contraddizione che fonderebbe, secondo l’autore, società “ortoressiche” di cui lo stesso movimento slow food potrebbe essere espressione. Società cioè profondamente incentrate, come mai era avvenuto nel passato, sulla riflessione sul cibo, amplificata e rivelata di mezzi di comunicazione di massa, su una costante attenzione al cibo e al corpo. Elementi questi frutto dell’individualismo moderno che fonderebbero l’attuale concezione del cibo come veicolo di modellamento del corpo stesso e, quindi, di costruzione di identità plasmate non più su canoni e valori comunitari ma valori “salutisti” e “giovani” di stampo però fortemente individualista.

 

Immagine | fazen


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