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TERAPIA? NO! PERCHÈ?

Molte persone hanno difficoltà nel compiere la scelta di rivolgersi ad uno psicoterapeuta. Perché è così complicato andare in terapia?

Almeno il 50% delle persone che si rivolgono al medico di base soffrono anche di un disagio psicologico.

Fra quelli che potrebbero giovare di una psicoterapia, molti preferiscono rivolgersi a metodi più abbordabili come i farmaci ansiolitici o antidepressivi, mentre altri scelgono semplicemente di ignorare il problema tirando avanti magari con l'aiuto degli amici o del gruppo di riferimento (sociale, religioo, sportivo) allontanandosi dalla possibilità di intraprendere un percorso unico e formativo.

Perché è così difficile accattare l'idea di aver bisogno di uno psicoterapeuta?

 

Scetticismo diffuso fra gli italiani nei riguardi della psicoterapia

Tendenzialmente il popolo italiano sembra essere stato sempre un po' reticente nei confronti della talking cure, la cura con le parole, preferendo ad essa la sicurezza del farmaco; recarsi in farmacia per prendere una "pillola" che faccia scomparire ansia, tristezza, paure e malumori sembra essere una soluzione più certa, efficace e immediata.

A questo si aggiunge nella cultura italiana una certa diffidenza dei confronti degli specialisti della psiche, quali psicologi e psicoterapeuti, considerati come niente di diverso dagli strizzacervelli o dai medici dei pazzi, per finire talvolta per essere visti come i più matti della situazione.

Sicuramente oltre a tanto scetticismo, c'è anche una certa difficoltà ad orientarsi nel vastissimo mondo delle diverse proposte terapeutiche e l'assenza di una chiara informazione non ha di certo contribuito.

Quando si sceglie di intraprendere un percorso psicoterapeutico, la prima domanda che emerge è quale terapia scegliere, o meglio a chi rivolgersi. Così, tenendo presente questo scetticismo, l'unica strada facilmente percorribile sembra essere quella di rivolgersi ad amici, conoscenti o parenti per capire come si sono comportati in circostanze analoghe e per sapere se conoscono qualcuno di cui "ci si possa fidare". I più fortunati saranno quelli che hanno amici psicologi.

Oltre a questo primo panorama, più sociale e culturale, ci sono ovviamente gli aspetti più interni della persona che inizia a ragionare sulla possibilità di farsi aiutare. Una delle prime domande a cui le persone cercano di rispondere è se il loro sia un problema della "psiche" o del "corpo".

A questa domanda non è semplice dare una risposta. Nella realtà quotidiana c'è una miscela di fatti della mente e del corpo che genera una situazione di malessere; infatti un determinato elemento di sofferenza psicologica finisce con l'avere anche delle ripercussioni sul corpo, e viceversa.

 

E dopo lo scetticiscmo?

Una volta stabilità la possibilità di intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta, emergono le resistenze del paziente. Infatti, presa la decisione, non è detto che il cammino sia immediatamente disponibile e a portata di mano: generalmente la persona inizia a manifestare dubbi, perplessità, scetticiscmi (ancora!) di fronte alla possibilità di intraprendere un percorso di cui non avrà il controllo.

Non che in altri contesti, come anche quello medico, non ci siano resistenze di questo genere; ma in questi casi, ciò che potrebbe sembrare una sana decisione personale o un tentatativo di auto-cura o auto-analisi, finisce per trasformarsi in un sistema per procrastinare la decisione, rimandandola ad un domani indefinito.

Fra i principali metodi fai-da-te, vi sono quelli volti a dare una "svolta" alla propria vita: un ottimo modo per non occuparsi dei propri problemi è per esempio quello di pensare che siano causati da altri o da situazioni contingenti; sarà dunque sufficiente sbarazzarsi del partner, cambiare lavoro, andare a vivere in un'altra città.

Oltre agli indecisi rispetto alla possibilità di intraprendere una psicoterapia, ci sono coloro che mostrano un atteggiamento opposto prendendo il percorso terapuetico come un "lavoro", una missione, da cui sperano di vedere effetti immediati; il loro atteggiamento di fronte il terapeuta è: "Bene, io sono qui per essere aiutato da lei e la pago per questo. I miei problemi sono questi, mi dica lei come risolverli".

Siccome però è piuttosto improbabile modificare la propria situazione con un approccio del genere, il paziente-impaziente finirà per sentirsi deluso nelle proprie aspettative e probabilmente mollerà tutto presentandosi altrove.

Per qualcuno infine l'idea di dover chiedere aiuto rappresenta una tale sconfitta da non poter essere tollerata. Difatti quanto si è molto scettici e profondamente convinti che qualcosa non funzionerà, è molto facile cogliere solo i segnali che confermano l'idea iniziale. In questo modo si sarà ancora più categorici nell'abbandonare la psicoterapia.

 

In cosa consiste l'empatia tra terapeuta e paziente?

 

E per anadare avanti nel percorso terapeutico?

Talvolta non è difficile solo iniziare una psicoterapia, ma anche scegliere di continuare dopo i primi incontri e mantenere un impegno sufficiente. Bisogna essere dotati di una sufficiente dose di coraggio o di un notevole bisogno, vale a dire avvertire un profondo e costante disagio o una sofferenza acuta che diventa via via intollerabile.

Qualcuno ha anche detto che per andare in analisi bisogna essere "sufficientemente sani", almeno nel senso di riconoscere la necessarietà di mantenere la relazione per un periodo sufficiente di tempo.

Insomma, è indispensabile una motivazione personale abastanza solida, tenendo anche in conto che molte persone si muovono in contesti sociali e culturali nei quali "andare dallo psicologo" è considerato un segno di pazzia.

 

Psicoterapie su misura

Oggigiorno oltre alle psicoterapie derivate dalla psicologia del profondo, vale a dire la psicoanalisi freudiana e la psicologia analitica junghiana, il panorama si è arricchito di molti altri approcci.

Oltre alle psicoterapie classiche che comunque sono state rivisionate in moltissimi dei loro aspetti, ci sono infatti le psicoterapie brevi, le quali sono focalizzare sulla risoluzione di uno o pochi problemi specifici e sono inoltre diffuse anche terapie di coppia, familiari, di gruppo.

Oggi il paziente è considerato da molti un "cliente" con il quale definire un contratto bilaterale chiaro e trasparente, sempre rivedibile nel corso della psicoterapia.

Il raggruppamento che si basa sulle teorie comportamentistiche e cognitiviste riguarda invece le psicoterapie del comportamento, la psicoterpia cognitiva e quella cognitivo-comportamentale.

Nell'ambito degli orientamenti umanistici spicca la psicoterpia rogersiana, insieme agli indirizzi bioenergetici e gestaltici, mentre un posto a sé occupano la psicoterpia sistemico-relazionale e gli orientamenti psicodrammatici.

Altri percorsi sono identificabili con gli indirizzi transazionali e strategici, mentre sta emergendo un certo interesse verso l'integrazione di forme diverse di psicoterapia.  

Le possibilità sono veramente tante e se la scelta viene accompagata da una corretta informazione è possibile scegliere un orientamento psicoterapeutico adatto a sé e alla propria forma mentis.

 

La compliance nel rapporto medico paziente come si stabilisce?

 

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