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AUTO MUTUO AIUTO ON LINE

Internet quale luogo illiminato, attraente e accessibile nelle sue molte sfaccettature. Internet quale luogo di consulenza e consultazione per problematiche personali, offre il grande vantaggio di orientarsi nel proprio problema, di dare una prima definizione, di condividere e alleggerire dal proprio stato di isolamento. I gruppi on line costituiscono forme interessanti e utili di auto-mutuo aiuto, ma contengono anche dei limiti e dei rischi, in quanto privi di delimitazioni e confini di realtà, di un occhio esterno vigile, indispensabili per un cambiamento effettivo della propria vita

Internet costituisce un mondo immenso, strano, un mondo appartenente ad un’altra dimensione, affascinante e abissale, tanto quanto le profondità marine. Pieno di possibilità, di scambi e risorse, di fraintendimenti, di rischi e tentazioni, esattamente come gli abissi, dove si celano tesori inesplorati e al contempo, mostri sconosciuti. Chi vi entra infatti, ne viene inesorabilmente attratto e respinto, ammaliato e conquistato gradualmente, ma inesorabilmente. All’interno di queste multiformi possibilità, di queste valenze attrattive e oppositive, di queste molte informazioni, troviamo il sito specifico e specialistico, come quello psicologico.

 

Il sito psicologico è organizzato in: articoli esplicativi e conoscitivi, test psicologici, test attitudinali, test valutativi di una condotta (es. dipendenza), richieste di consulenza, domande informative, forum, ecc. Qui, generalmente ci si pone l’obiettivo di fornire informazioni su una data materia, rendere più edotti su un dato fenomeno e sulla propria condizione in merito. Questa è la prima operazione, che l’individuo può compiere da solo, con sé stesso. Ci si muove all’interno di questo “luogo” psicologico, per capire cosa sta capitando, che significato ha quanto si sta vivendo, come si chiama l’emozione esperita, cosa si possa fare e qualunque altra cosa è possibile carpire.

 

La seconda possibile operazione, è rappresentata dalla condivisione. Il forum ad esempio, offre la possibilità di mostrare sé stesso agli altri, di descriversi con le proprie parole, filtrate dal pensiero, dal tempo e dalla tastiera, di ascoltare e vedere gli altri, attraverso le loro parole, filtrate anch’esse attraverso simili strumenti. Si apre dunque il confronto con l’altro, che è sconosciuto rispetto all’identità, all’esperienza pregressa, ma conosciuto e noto, rispetto ad una problematica e ad un vissuto comune. Alla fine, è ciò che capita all’interno dei gruppi terapeutici, di sostegno, di mutuo-aiuto, educativi, rieducativi, ecc. Le persone che vi fanno parte, sono perfette estranee, ognuno con una propria storia, una personalità, un’età, una condizione sociale, economica, politica, familiare, diversa da quella degli altri, eppure tutti questi singoli sono accomunati da una stessa domanda e da una stessa sofferenza.

 

Inizialmente, i gruppi sono nati per questioni “economiche” (inteso in termini di tempo e denaro). Infatti, fra l’800 e il ‘900, il tentativo di proporre un nuovo approccio ai “malati mentali e non”, si scontrava con una realtà ospedaliera, sovraccarica di utenti e sprovvista di personale sufficiente. Si pensò allora di trattare insieme più pazienti, come possibile e utile strategia d’emergenza. Ben presto però, ci si rese conto che ciò che si veniva, a formare era qualcosa di ben specifico ed unico, un intervento assai diverso da quello individuale, ma non per questo meno efficace. Il gruppo, forniva una sua capacità terapeutica assai potente e funzionale. Del resto, ormai da secoli si era compresa l’importanza della socializzazione all’interno della malattia. Non a caso le sale d’aspetto degli ambulatori medici, sono luoghi di attesa atti a facilitare la socializzazione, lo scambio di chi soffre ed è lì per trovare una soluzione. Il primo rimedio è proprio la condivisione, il dialogo con gli altri, il potersi raccontare a chi si trova in analoghe circostanze. Non a caso i greci, maestri di filosofia e medicina, ci hanno insegnato l’importanza di un’integrazione salubre fra mente e corpo, fra individuo e contesto sociale.

 

È per questo che la condivisione contiene di per sé, un effetto benefico, a livello emotivo, cognitivo, conativo. Portare fuori da sé, quello che si muove dentro, è un processo complesso che coinvolge motivazioni consce e inconsce, la relazionalità, la proiezione dei nostri oggetti interni, la messa in discussione di ciò che siamo e di come ci vediamo, la visione che noi abbiamo degli altri e del mondo intero. il forum dunque, sfrutta gli stessi elementi distintivi del gruppo terapeutico. Il primo è dato dalla condivisione stessa, che ha un gran potere perché rompe con quelle che noi viviamo come barriere impenetrabili, con quegli elementi segreti, inconfessabili, in quanto unici e indescrivibili, nella loro bruttura e orripilezza.

 

La condivisione ci insegna che non siamo gli unici, i più sfortunati, altri hanno le stesse problematiche, non siamo così orribili, non c’è nulla da nascondere, nulla di così terribile, ci insegna che quel terreno innevato, può essere oltrepassato senza violenza e vergogna. Da qui, arriva la prima rassicurazione, la conferma di sé e della propria identità. La consapevolezza di avere un problema, che ha un nome, uno specifico andamento ed è comune ad altre persone, permette di ampliarlo in termini di occorrenza, di restringerlo e ridimensionarlo, in termini di dimensioni e di potere. Quest’operazione risulta rassicurante, ma soprattutto fornisce una gran chiarezza e maggiore conoscenza su sé e su come inquadrare la propria sofferenza. I vantaggi descritti, mettono in risalto la componente conoscitiva-cognitiva. Non di meno, esiste una componente emotiva, che costituisce l’elemento principale e primario. Condividere con altri, che usano la stessa lingua, conoscono la stessa realtà, possiedono la stessa consapevolezza, fa sentire “finalmente” “compresi”!

 

Spesso, chi si rivolge ad uno specialista, consulta manuali o naviga in internet, ha un disagio che non riesce ad esprimere, non comprende e non viene compreso dalle persone circostanti. Poter giungere finalmente alla condivisione emotiva, permette di oltrepassare un grande traguardo, la sensazione di essere arrivati a casa dopo tanto vagare, di essere capiti, appunto, di poter finalmente stare insieme ad altri che stanno. Non si è più mosche bianche, qualcosa di sbagliato, uno scherzo della natura da correggere, bensì portatori di un disagio, esperito anche da altri, che comprendono e condividono con noi, questa stessa realtà.

 

Lo scambio sul forum, fornisce poi tutta una gamma di ipotesi circa le possibili soluzioni (emotive, psicologiche, cognitive, concrete, ecc.), rappresentando quindi un insieme di strategie più o meno ottimali, riguardo al problema in corso. Si apre nuovamente nella nostra vita, il capitolo delle possibilità. Si può cambiare, si può fare qualcosa per migliorare, altri l’hanno già fatto o lo stanno facendo. Insomma, grazie al dialogo, ritroviamo noi stessi e la nostra condizione, descritta da qualcun altro in un altro modo, con altri termini, altre immagini, con altre esperienze di partenza, tali da allargare la visione del prisma. La nostra situazione, descritta e letta da un’altra persona, ci permette di ampliare l’ottica, di infrangere l’idea di immutabilità. Non si è più soli, non si è più incompresi, non si è più impotenti. Si comprende con altri, si sente con altri, si trovano soluzioni con altri, si viaggia insieme! Tutto ciò, ha di per sé un valore terapeutico incommensurabile ed unico.

 

A fronte di questi grandi poteri e vantaggi, dobbiamo ricordare i rischi che si innescano nel contesto on line. Il problema maggiore, è rappresentato dal fatto che l’individuo è solo con sé o con persone di pari grado (nel senso della conoscenza e competenza). Non sempre ciò che viene recuperato e condiviso, risulta filtrato e ridimensionato appropriatamente, rispetto alla propria condizione. Capita che tutto viene preso per vero, tutto è fattibile, tutto ci appartiene, tutto ci può aiutare. In realtà non è così! Manca cioè una visione dall’alto, distanziata dal problema cogente e dall’ansia ad essa connessa. Occorre una sorta di arbitro, che misuri anche il grado di sanità delle relazioni, che ponderi il livello di scambio. Del resto, le ricerche hanno già verificato la maggiore efficacia in termini di beneficio, dei gruppi condotti da un conducente, soprattutto professionista, a fronte dei gruppi di auto-aiuto, costituiti unicamente da partecipanti alla pari (Toseland, Rissiter, Peak e Hill, 1990, pp. 279-301; Woodward e Mc Grath, 1988, pp. 223-235).

 

La condivisione rappresenta uno strumento assai importante. La condivisione fine a sé stessa, rischia di sollevare solo momentaneamente, a fronte di una condivisione rivolta anche alla comprensione orizzontale e verticale, nonché alla strutturazione del cambiamento. Per un utilizzo più strumentale della condivisione e della comprensione, è imprescindibile una serie di conoscenze, di tecniche, ma soprattutto un occhio più esterno e distaccato dal problema. Occorre una buona stabilità, una certa fiducia in sé, una discreta integrazione delle parti di sé e un buon esame di realtà, per saper usare questo potente strumento, al massimo delle sue potenzialità, senza subirne il fascino indiscriminato e acritico.

 

Molte persone proiettano su internet tutte le proprie conoscenze, aspettative, speranze, il proprio presente, il futuro, tutto il proprio potere. Rimangono così impigliate in qualcosa che di per sé non ha valore, ma lo assume solo in misura in cui noi partecipiamo a crearlo, mantenerlo e “leggerlo”. È un importante strumento, ma è solo uno strumento. Usato altrimenti, assume il valore di pizia cumana, di cartomante, di genitore che dirige un copione di vita, ecc. In questo modo, non fa che perseverare la condizione di dipendenza e sofferenza, già in atto. Per questo motivo, è importante che la persona integri questo spazio, con quelli più concreti. Sono importanti le relazioni in carne ed ossa, le condivisioni con familiari e amici, le discussioni con chi ci ama, sono importanti le consulenze specialistiche a tu per tu, ecc. Il contesto sociale, familiare e concreto permette di mantenerci nella nostra rete di partenza e lo specialista, aiuta a mettere a fuoco la situazione e le informazioni ricavate, a varie distanze e a vari livelli, ricollocando ogni cosa al giusto posto.

 

La persona sofferente, è giustamente contraddistinta da una grande spinta verso la risoluzione del problema, ad un’ansia di risoluzione nel qui e ora, il più presto possibile, ciò la predispone all’illusione che internet possa fornirgli la soluzione totale. Il dolore, l’ansia, spingono fortemente e inesorabilmente verso una risposta rapida e definitiva ed è facile credere ad ogni possibile mezzo, che fornisca un alleggerimento, pur temporaneo che sia. Internet è uno strumento di informazione, chiarificazione e scambio, che apre senza dubbio al cambiamento, ma il cambiamento poi avviene nella vita concreta, attraverso tentativi, errori, impegno quotidiano e non semplicemente con “un contatto” o clic su un sito!

 

Sicuramente la fruizione di un sito assume l’importante ruolo di auto e mutuo aiuto. La possibilità di recuperare informazioni, di chiarirsi le idee, di delineare più limpidamente ciò che ci sta di fronte, di dare un nome al proprio sentire, costituisce uno strumento disponibile per potersi fornire aiuto. Lo scambio poi, costituisce una forma di mutuo-aiuto, una sorta di “gruppo terapeutico”, alla stregua dei gruppi degli anonimi alcolisti, dei consumatori, delle dipendenze affettive, ecc. Questo tipo di realtà, ha un’indubbia utilità e funzionalità (Meissen, Gleason ed Ebree, 1991; Toseland, Rissiter, Peak e Hill, 1990; Woodward e Mc Grath, 1998; Schubert, Borkman, 1991; Campione, 1992; Ruggieri, 2001; Spaltro, 2005).

 

A differenza però dei gruppi di auto-mutuo aiuto off line, quelli mediatici mancano di un elemento fondamentale: il setting. Il setting è rappresentato da quell’insieme di regole e condizioni esterne ed interne, che rendono possibile e regolano, l’andamento del gruppo stesso. Mi riferisco ad elementi molto concreti come un luogo, un orario e persone sempre uguali e costanti, a regole “terapeutiche” ben precise, ad obiettivi ben chiari, condivisi e accettati, ecc. Gli anonimi alcolisti per esempio, pur non essendo seguiti e guidati da un professionista, possiedono un loro luogo ed orario prefissato, nonché delle regole prerequisito per la partecipazione (es. la regola dell’astinenza), alcuni obiettivi ben precisi (es. riconoscere la propria compulsione, riconoscere l’incontrollabilità della dipendenza, il raggiungimento dell’astinenza, ecc.).

 

Al contrario, i “gruppi on line” non possiedono un setting definito. L’unica elemento definito, è l’indirizzo del sito a cui connettersi. Per il resto, ci si può collegare alla rete a qualsiasi ora, in qualsiasi posto, dialogare con persone sempre diverse, senza sottostare a regole ed obiettivi chiari ed esplicitati. Questi gruppi, sono nati e vivono alla luce del “tutto e subito”, lo stato psico-emotivo del bambino, che ancora non sa procrastinare i propri bisogni a favore di obiettivi più elevati, di richieste di realtà e dei bisogni altrui. Nel sito, si corre il rischio di cedere all’illusione di poter avere veramente ciò che si vuole, nel momento in cui lo si desidera, nei termini e nei modi in cui lo si formula.

 

Certo anche i gruppi on line hanno delle regole e si creano appuntamenti prefissati con tema specifico, ma difficilmente c’è qualcuno che realmente vigila su tali regole. Di fatto c’è un moderatore, ma di solito è una persona alla pari, che condivide con gli altri le stesse problematiche, per cui non è pienamente efficace, nel mantenere le regole. Teniamo inoltre conto, che l’assenza del vis a vis concreto, accresce la deresponsabilizzazione e lo svicolamento dalle regole stesse. Terapeutico è lo scambio, la condivisione, l’empatia, l’individuazione di risorse e soluzioni, ma in un processo non dilatato nel tempo, ma delimitato e circoscritto, allo scopo di fornirgli consapevolmente, un valore riconosciuto. La possibilità del cambiamento inizia proprio nell’attesa di un tempo, dichiaratamente usato per un certo scopo, con dati modi e obiettivi.

 

Capita inoltre, che su internet sia facile fuggire, passare da un gruppo ad un altro, passare da una consulenza ad un’altra, da un parere ad un'altra, da una specializzazione ad un’altra, senza fermarsi mai. La fuga può avvenire nella fase iniziale, quindi permettere  di stare in quella posizione emotiva all’infinito, ci si informa, si chiede, magari si iniziano a conoscere delle persone e poi si interrompe ogni approfondimento, ogni avvicinamento progressivo, ogni fase successiva. La fuga può anche avvenire nella fase centrale, in quella di sblocco, di affondo, di cambiamento vero e proprio, la persona se la dà a gambe proprio quando c’è da stare lì, per comprendere, accettare ed infine cambiare. La fuga può avvenire al termine, al momento dei saluti, della conclusione, permettendo quindi di non elaborare mai la fase della separazione e della crescita ulteriore, che permette di camminare da soli e di usare autonomente, tutto quanto è stato appreso insieme ad altri.

 

La dimensione on line permette di fuggire a tutti i livelli, impedendo talvolta di sperimentare l’importanza della relazione e del legame, nonché della gratitudine. Talvolta, le persone chiedono consulenze gratuite, diagnosi e consigli e lo fanno come se fosse scontato e dovuto, senza neppure preoccuparsi di fornire un rimando di qualunque tipo. Che sia stato utile o no, che il parere sia stato azzeccato o meno, lo specialista ha impiegato del tempo e delle energie e per amore di reciprocità, è corretto fornire un qualunque tipo di rimando, ma spesso questo non avviene. Internet, riduce e scarnifica molto le relazioni e la loro qualità, mentre spesso le persone sofferenti hanno bisogno più che mai, di andare più in fondo, di migliorare la qualità e l’intensità relazionale.

 

La gratitudine ed il riconoscimento non è dovuto, ma è una qualità dell’essere che scambia con sé e con gli altri, che dà e riceve in modo sano e riconosciuto. Talvolta, lo si deve apprendere, perché si è così chiusi in una gabbia di paura e di rabbia da non saper riconoscere e donare. La strada di quest’apprendimento così sottile e difficile, avviene nella costanza e nella quotidianità reciproca, nello scambio a vari livelli, nel dialogo franco e caloroso. Sostanzialmente nel contatto, visivo, fisico, spaziale, ecc. Nella condivisione totale!

 

L’esame di realtà, è un altro elemento imprescindibile. Certe convinzioni erronee, il mantenimento del copione, i blocchi emotivi, nascono e si mantengono sotto l’irrazionalità dello stato psico-fisico, tipico di una fase infantile. Come tale, manca di una visione adulta, razionale e reale della propria realtà e di quella circostante. Per cui, è essenziale una visione distanziata a sufficienza, da permettere una lettura degli eventi diversa, da quella interna dell’individuo, sostenuta dai propri legami oggettuali. E’ essenziale una rilettura degli eventi, presenti e passati, un ridimensionamento di alcuni elementi e una rivalutazione di altri.

 

Internet dunque, fornisce una grande varietà di informazioni e scambi, ma manca di queste delimitazioni importanti, manca poi dei confini della realtà. Internet è troppo accessibile e comodo, come tale un gruppo on line può essere dato per scontato e svalutato. E’ un impegno ma non lo è, se si ha voglia, tempo ed energia ci si connette, altrimenti no. In un gruppo reale, tale svicolamento difensivo viene mediato dal conduttore e dai partecipanti, che sono lì di fronte e non possono essere elusi.

 

Lo stesso termine “gruppo” nella sua etimologia (Di Maria, Lo Verso, 1995, pp. 6-7), rimanda a due concetti fondamentali: nodo e tondo. In tal senso, il gruppo rappresenta un luogo investito di speranze e minacce, spazio intermedio fra la vita singola e quella sociale, definibile come spazio multi personale. Nel concetto di “persone interagenti”, si sottende anche il concetto di uno spazio e di un tempo definiti (Vanni, Sacchi, 1992; Mead, 1970, Mead, Rhoda 1984; Lewin, 1943). Di un setting ben preciso, appunto. Il gruppo è un cerchio che racchiude, contiene, sostiene ma è anche un nodo, un elemento che stringe e “costringe” ad un qui e ora, ad un impegno terapeutico con sé e con gli altri, in un luogo ben preciso ad un orario ben preciso, per uno scopo chiaro e definito.

 

Inoltre, un elemento terapeutico, distintivo del gruppo è “l’autosvelamento”. Nella dimensione on line, l’autosvelamento avviene in modo parziale. Si condivide con gli altri, ma solo una parte di sé, si presenta solo ciò che si decide coscientemente di dire, mantenendo il controllo ed eludendo tutte quelle parti fondamentali della comunicazione non verbale, non regolabili, che tradiscono e traducono i nostri movimenti emotivi, il vero scrigno degli abissi. I mezzi che implicano la vista e l’udito infatti, sono mezzi a distanza, freddi, pensati e controllati, mentre quelli di contatto, sono caldi, toccati proprio dalle emozioni (Lowen, 2000) e quindi toccanti in profondità.

 

Lo spazio on line, nei termini del forum, del sito, del blog, ecc., costituisce una prima guida di auto e mutuo aiuto, un primo avvicinamento a sé e agli altri, un binario importante e rassicurante, che necessita poi di una seconda fase di confronto e definizione all’esterno, nel mondo reale, fatto di situazioni, persone, obiettivi, specialisti in carne ed ossa, sensazioni e contatti. In questo modo, si ottiene la giusta integrazione fra dentro e fuori, fra richieste illimitate e confini realistici, fra realtà e desiderio, fra fantasia e concretezza. Termini essenziali più che mai nei disturbi d’ansia, dove proprio la mancanza di confini suscita l’angosciante sensazione di spandersi, di perdere il controllo, di ignota illimitatezza, d’impotenza estrema.

 

Alla fine, il fondamento della cura sta proprio nella capacità di dare ad ogni cosa, ad ogni vissuto, ad ogni esperienza, la giusta collocazione. Questa operazione, può essere compiuta solo attraverso la capacità di confrontare realtà con fantasia, con immaginazione, con desiderio ed emotività. L’esame di realtà, crea un confine e un senso, che non si può eludere e ha un potere incommensurabile nella strutturazione della fiducia e della sicurezza in sé. Per cui, ci auguriamo che i fruitori di internet imparino ad apprezzare ed usare questo strumento, per le sue grandi profondità, senza attribuirli quel significato che non gli appartiene e pertiene, recuperando ancora una volta quanto risulta proprio e unico: la “terapeuticità” dell’essere umano nel suo intero! Solo così avremo parole che toccano in profondità! (Quinodoz, 2004).

 

BIBLIOGRAFIA

Campione F. (1992). Nessuno, uno, centomila AIDS. Progetto AIDS, Roma.

Di Maria F., Lo Verso G. (a cura di) (1995). La psicodinamica dei gruppi. Raffaello Cortina, Milano.

Lewin K. (1943). Definendo il campo in un dato momento. Rassegna Psicologica, 50, 292-310.

Lowen A. (2000). Bioenergetica. Feltrinelli, Milano.

Mead M. (1970). Antropologia: una scienza umana. Astrolabio.

Mead M., Rhoda M. (1984). Aspetti del presente. Emme, Torino.

Meissen G.J., Gleason D.F., Embree M.G. (1991). Assessment of the needs of Mutual-Help Group. American Journal of Community Psychology, 19, 427-442.

Quinodoz D. (2004). Le parole che toccano. Una psicoanalista impara a parlare. Borla, Roma.

Ruggieri V. (2001). L’identità in psicologia e teatro – analisi psicofisiologica della struttura dell’Io. Edizioni Scientifica Magi, Roma.

Schubert M.A., Borkman T.J. (1991). An organization typology for Self-Help Group. American Journal of Community Pshichology, 1, 769-787.

Spaltro E. (2005). Conduttori. Manuale per l’uso dei piccoli gruppi. Franco Angeli, Milano.

Toseland R.W., Rossiter C.M., Peak T, Hill P. (1990). Therapeutic processes in peer led and professional support groups for caregivers. International Journal of Group Psychotherapy, 40, 279-301.

Woodward B., Mc Grath P. (1988). Charisma in Group Therapy with recovering substance abusers. International Journal of Group Psychoterapy, 20, 349-374.

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