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TECHNOSTRESS: ESISTE UNA VARIANTE SOCIAL?

Il technostress è un concetto introdotto in ambito lavorativo che definisce la pressione esercitata nel favorire il cambiamento tecnologico: ma lo subiamo anche per i social network?

Il technostress è un costrutto che è nato in ambito lavorativo e verteva (si comincia a parlarne copiosamente intorno agli anni ottanta) sulle difficoltà e lo stress percepito dai dipendenti alle prese con il cambiamento tecnologico.

L’introduzione massiva delle Nuove tecnologie negli uffici ha trovato non poche resistenze in chi pensava “io l’ho sempre fatto in questo modo, perché cambiare?” e che si ritrovava a dover modificare un modus operandi non spinto da una motivazione personale, ma da scelte  esterne.

Secondo lo psicologo Craig Brod (1984) è possibile ampliare il concetto in due atteggiamenti specifici che, se presenti, inducono technostress:

> “overidentification with computer technology”: eccessivo interesse nella tecnologia a discapito della propria obiettività,

“struggle to accept computer technology”: combattere contro l’uso delle nuove tecnologie.

In questo frangente non si parla ancora di mobile o di internet, ma di hardware: oggi non è possibile ricondurre una certa dose di stress anche nell’uso dei social? È possibile che qualcuno soffra di un certo grado di Networking stress?

 

Partiamo dalla definizione

Per rispondere a questa domanda possiamo far partire la nostra riflessione dalla definizione di Technostress e dalle sue componenti. Kupersmith (1992) definisce il technostress attraverso 4 dimensioni:

1. Ansia da performance: insieme di pensieri svalutanti, auto-valutazioni negative, aspettative di fallimento (ad esempio: non ce la farò mai, sbaglio sempre tutto, non riesco a fare come gli altri);

2. Overload di informazioni: numerosità (eccessiva) di compiti per cui occorre impiegare le nuove tecnologie;

3. Conflitto di ruoli: l’introduzione delle nuove tecnologie apporta un cambiamento nei ruoli (in ambito lavorativo si risentiva del gap generazionale, per cui i più giovani diventano gli esperti in poco tempo);

4. Fattori organizzativi: tecnologie insufficienti da un punto di vista numerico, o a causa di poca disponibilità o perché ritenute poco utili, che però causano problemi nella gestione del loro uso.


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Il lavoro social di oggi!

Non so se la definizione vi abbia convinto, ma se spostiamo il focus dall’uso del computer alle logiche dei social mi sembra di vedere una parziale sovrapposizione.

Oggi che molti dei migranti digitali sono diventati abili nella gestione delle attrezzature, è subentrato un nuovo orizzonte: quello della vita sui social.

I social network sono una componente importante della vita lavorativa e le sue logiche non sono ancora ben comprese da tutti. Il Networking stress a livello lavorativo opera su ciascuna di queste quattro dimensioni:

> Coloro che cominciano da sé (soprattutto commercianti o liberi professionisti) spesso peccano di ottimismo pensando che basta pubblicare un contenuto per avere successo per poi scontrarsi con la dura realtà: l’impegno richiesto è oneroso e occorre pensare a un nuovo modo di comunicare (“ma lo so fare?”);

Overload di piattaforme social è un’altra fonte di stress: ciò che va bene per facebook non va bene per twitter. Ma allora come decidere su cosa puntare e cosa postare?

> La rilevanza (non compresa) della comunicazione online ha portato alla ribalta nuove professioni che oggi reclamano la loro dignità a discapito di vecchi ruoli.

> A livello organizzativo spesso mi imbatto in una scarsità di risorse umane dedicate alla gestione dei social (qualcuno ancora pensa che sia una “cosa da ragazzini”).

Vi ho convinto? E nel vostro lavoro lo percepite il Networking stress?

 

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