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IL CERVELLO DEGLI ATLETI: LO SPORT AFFINA LA MENTE?

Ogni sport ha i suoi grandi campioni e noi li conosciamo grazie a ciò che sanno fare dal collo in giù: ma cosa sappiamo della loro mente? Il cervello degli atleti non è finemente specializzato soltanto per le esigenze dello sport che praticano, ma conferisce vantaggi mentali anche al di fuori dello stadio o della palestra. Vediamo insieme cosa è in grado di fare il cervello ai livelli più elevati di capacità fisica e mentale

Per molto tempo si è studiato il cervello degli atleti nel contesto del loro sport, per esempio sappiamo che i grandi atleti sono più rapidi e precisi nel memorizzare e poi ricordare le tattiche di gioco importanti nella loro disciplina. Inoltre sono più veloci ed efficienti nel trovare un oggetto in una scena visiva specifica del loro sport, per esempio un calciatore che cerca il pallone in una scena di calcio realistica.

Gli studi hanno anche dimostrato che gli atleti più esperti sono più bravi nell’anticipare le azioni dei loro avversari e le conseguenze di quelle azioni, basandosi su informazioni contestuali al loro sport. Nel basket per esempio, è stato mostrato come gli atleti più forti sono in grado di prevedere l’esito di un tiro libero prima e con più precisione di un gruppo di spettatori esperti, siano essi giornalisti o allenatori, osservando i movimenti della mano di chi tira al momento del rilascio della palla. Affascinante è la scoperta che a fare la differenza negli atleti esperti è l’eccitabilità dell’area del cervello che dovrebbe controllare la mano con cui viene tirata la palla: è come se il cervello degli atleti esperti immaginasse, ad un livello subconscio, di fare quel tiro in prima persona. Ciò dimostra che guardare uno sport non basta a sviluppare la capacità di anticipare le mosse dell’avversario: bisogna giocare. Probabile è che molte ore di allenamento riorganizzino i percorsi cerebrali in modo specifico per le esigenze mentali di uno sport.

 

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Il cervello degli atleti esperti sviluppa capacità particolari

Diverse ricerche mostrano come tendenzialmente, dopo aver praticato per anni uno sport rapido come il basket o il tennis, un bravo atleta acquisisce la capacità di rispondere velocemente a qualunque stimolo ambientale. Nel complesso, il cervello dell’atleta d’élite mostra tempi di risposta più rapidi in compiti anche diversi dal contesto prettamente sportivo.

Inoltre è stato scoperto che il cervello degli atleti più abili è avvantaggiato anche nel cosiddetto “spostamento dello spettro di attenzione visiva”, per cui l’attenzione visiva è la capacità di concentrarsi su ciò che è rilevante per quello che si sta facendo, ignorando le distrazioni; lo spettro di attenzione invece si riferisce a quanta parte dell’ambiente si riesce ad includere nella propria attenzione in un determinato momento. Per esempio un ampio spettro di attenzione è necessario mentre si guida in una strada affollata, con pedoni, biciclette, precedenze da rispettare e così via, e magari il navigatore GPS che ci sta dando un’indicazione. Immaginate di trovarvi al centro di una metropoli che non conoscete e al semaforo decidete di concentrarvi sul GPS: escludete la radio, tutti i suoni e gli stimoli visivi della strada, e dirigete la vista esclusivamente sullo schermo del navigatore.

Spostare lo spettro di attenzione è essenziale nello sport. L’atleta di basket che palleggia lungo il campo deve focalizzare la palla, i compagni di squadra, gli avversari e contemporaneamente escludere gli spettatori. Poi arriva il momento del tiro, a quel punto il suo cervello deve ridurre lo spettro e concentrarsi esclusivamente sulla preparazione del lancio, la palla e il canestro.

Quando guardate il vostro atleta favorito e vi chiedete: “ma come fa?”, tenete presente che la sua armonia atletica ha radici nel suo cervello quanto nel suo corpo. Nel punto in cui questi due elementi si incontrano, anni di allenamento e pratica hanno creato un cervello scolpito appositamente per il suo sport. E forse anche per qualcosa in più.

 

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