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Anita Assandri

Consulente Filosofico
Cairoli 161 26041 Casalmaggiore Cremona
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Un aiuto professionale per affrontare insieme gli interrogativi che la società attuale impone: la conoscenza del sé, il rapporto con l'altro, le difficoltà nel comunicare, il senso della vita e la ricerca della felicità. Consulente filosofico: Dott.ssa Anita Assandri 2006 Laurea in filosofia Univ. degli Studi (Pr) 2007-2009 Master in “Consulenza filosofica” Univ. Ca' Foscari (Ve) ... vedi tutto »

IN ELENCO OPERATORI: Motivazione, Psicoterapia di gruppo, Scrittura creativa

Carta Etica

PROFILO PROFESSIONALE

  • 38 anni, 3 anni di attività curriculum
  • 2009 Master II livello in Consulenza Filosofica
SPECIALIZZAZIONI
  • 2006 specializzazione in filosofia
ATTIVITA' ED ESPERIENZE

CHI  È IL CONSULENTE FILOSOFO


La consulenza filosofica è una pratica filosofica, ossia un’applicazione della filosofia alla vita pratica. Altre pratiche filosofiche sono la Philosophy for Children (P4C) e la Philosophy with Children (PwC), i Café Philò, la Philosophical Midwifery, la Moral Education, la Philosophy Management, la Clinical Philosophy, ed i vari tipi di Socratic Dialogue . [1]

Affinché queste pratiche siano socialmente utili e funzionali è necessario che vengano condotte professionalmente da un esperto.

Il professionista che può svolgere queste particolari attività è un filosofo che, in virtù della loro natura, potrebbe essere definito praticante o pratico (e in effetti il termine praktiker, usato anche da H. J. Krämer [1995], rende bene l’idea).

Questo tipo di filosofo è quindi uno specialista che opera attraverso la dimensione applicativa della filosofia. Egli non mette la filosofia a disposizione della società: questo lo fanno i docenti. Non ha come obiettivo né la filosofia né la sua storia, né i filosofi e nemmeno ciò che loro hanno scritto: questo fa parte della sua formazione. Il suo obiettivo autentico è il miglioramento della società. Egli si avvale di pratiche filosofiche per interagire con la società stessa.  In altre parole il filosofo ‘praticante ‘, a differenza del filosofo ‘predicante ‘, non parla ma indica, non consiglia ma orienta, non giudica ma mostra, non insegna ma sistema. In una parola, egli filosofa. E pone il suo filosofare a disposizione di chiunque.

Egli non cerca di ‘guardare dentro ’ l’individuo,  come fa lo psicologo. Il filosofo ‘guarda fuori ’. 

Per questo motivo non condividiamo pienamente l’ appellativo, attualmente in uso comune, di ‘consulente filosofico ’, poiché esso sembra discostarsi da quanto abbiamo appena inteso sostenere: il filosofo praticante, o pratico, non è un consulente di filosofia, come potrebbe erroneamente indicare quella definizione, ma un filosofo consulente. Non è, come sostiene A. Poma [2] , un ‘esperto di filosofia ’, bensì un ‘esperto di pratiche filosofiche ‘.

Riteniamo che la definizione ‘consulente filosofico ’ nell’ odierna società civile comporti particolari implicazioni tendenti a fuorviare la comprensione di quella specifica attività che è la consulenza filosofica. Tale mistificazione porta sovente a ridurre questa professione a quella dello psicologo (quando non ad un suo surrogato). E in questo senso entra in gioco una  forma mentis, contaminata da pregiudizi, che conduce ad una generale diffidenza nei confronti di quella specifica attività del filosofo.

 

Filosofo. Questa è l’unica definizione plausibile.


Che poi il filosofo tenga dei corsi, scriva dei libri, intervenga a conferenze, o faccia consulenza filosofica, tutto ciò è relativo alla sua attività non alla sua essenza, e quanto meno alla sua definizione. Così come un pasticciere rimane tale, anche se la grande quantità di dolci al cioccolato che egli prepara potrebbe farlo chiamare ‘cioccolatiere ’.

In effetti, ammettere che ‘consulente filosofico ’ sia colui che svolge attività di consulenza filosofica, equivale a permettere pure che chi fa dialogo socratico venga chiamato ‘dialogatore socratico ‘; esisterebbe allora anche l’ ‘educatore morale ’, il ‘filosofo clinico ‘ e il ‘filosofo ostetrico ’, per non parlare del sinistro ‘filosofo per bambini ’!

 

In questa sede preferiremo quindi utilizzare il termine ‘consulente filosofo ’ in luogo di ‘consulente filosofico ’, per indicare un filosofo che svolga attività di consulenza filosofica.

 

 Chi è un consulente filosofo


Il consulente filosofo è basilarmente un filosofo.

Egli deve avere perciò almeno una laurea in filosofia.

Un laureato può proseguire per due strade principali: la via accademica e la via sociale.

Sono rari i casi di professionismo in cui viene richiesta la competenza specifica di un filosofo in un ambito che non sia accademico.

La consulenza filosofica è uno di questi.

Perché un laureato in filosofia possa allora svolgere la professione di consulente filosofo è preferibile che questi consegua e sviluppi:

 

  1. conoscenze psicologiche e pedagogiche

  2. capacità relazionali e comunicative

  3. competenze informatiche

  4. competenze artistiche

  5. cognizioni di dietetica, medicina e farmacologia

  6. conoscenze manageriali

  7. nozioni di discipline filosofiche orientali

  8. costante interesse per l’attualità e i fatti di cronaca


Esaminandoli singolarmente


1. Conoscenze psicologiche e pedagogiche

 

E’ ovvio che un filosofo che intenda svolgere una qualsiasi pratica filosofica, debba possedere delle conoscenze generali di questo tipo. Egli deve saper distinguere le patologie psichiche comuni almeno quanto lo psicologo.

Non si può dare per scontato che tutti i laureati in filosofia sappiano cosa è o come si manifesta una schizofrenia, o quali sono i sintomi di una depressione.

 

Conseguentemente il filosofo deve conoscere metodi e modi delle principali psicoterapie (psicoanalisi, terapie cognitivo-comportamentali, test psicologici, ecc.), questo non solo per poter indirizzare adeguatamente verso lo specialista più adatto quel suo consultante che ne abbia un eventuale bisogno, ma anche e soprattutto perché potrebbe dover dare assistenza a chi convive insieme con persone che hanno gravi problemi (psicopatologie disabilitanti, problemi con la giustizia, impedimenti fisici, ecc.), ed un minimo di capacità psicoterapeutiche non potrà che far lui comodo.

 

Inoltre molti individui che si rivolgono ad un filosofo provengono da esperienze psicoterapeutiche ‘fallite ‘. E’ preferibile quindi che il filosofo sappia cosa ‘non ha funzionato ’, e comunque che egli non si dimostri eccessivamente ignorante al riguardo.

 

 2.     Capacità relazionali e comunicative

 

Il consulente filosofo è un tipo di filosofo che opera attraverso il dialogo. Egli deve allora sviluppare le proprie doti comunicative affinché sia in grado di dialogare professionalmente con chiunque.

 

3.     Competenze informatiche


La maggior parte di coloro che si rivolgono ad un consulente filosofo, intendono affidarsi innanzitutto ad un professionista. Determinanti al suo professionismo sono gli strumenti che egli usa e, soprattutto, la tecnica e l’abilità con cui se ne serve.

 Lo strumento per antonomasia del consulente filosofo è il dialogo. Attraverso il dialogo egli mette il suo pensiero a disposizione del consultante, che lo raccoglie per comprendere meglio il proprio. Il dialogo è un luogo di incontro e di comunicazione.

 Esistono però diverse ‘tecniche ’ di dialogo, che fanno riferimento ad altrettanti linguaggi.

 Il colloquio e la conversazione, per esempio, sono tecniche dialogiche fondate su un linguaggio verbale. La corrispondenza epistolare invece fa riferimento ad un linguaggio testuale.

 La posta elettronica, gli sms, i vari servizi di Internet (siti, chat newsletter, blog, videoconferenze) sono invece tutte tecniche di dialogo multimediali, ossia basate su un linguaggio ipertestuale che può fare riferimento a medium audio-visivi. 

Ascoltiamo la parola grazie alla voce, leggiamo il testo grazie alla scrittura, interagiamo con l’ipertesto grazie al Ascoltiamo la parola grazie alla voce, leggiamo il testo grazie alla scrittura, interagiamo con l’ipertesto grazie al computer.

Il consulente filosofo deve conoscere e saper utilizzare bene ognuna di queste tecniche (verbale, testuale e ipertestuale) anche se, ovviamente, le capacità e le condizioni sue e del consultante determineranno quella più usuale.

Inoltre esistono circostanze che potrebbero occasionalmente inibire il colloquio e obbligare il consulente filosofo a condurre il dialogo con altre tecniche (per esempio se uno dei due dovesse allontanarsi diverso tempo, oppure per veloci contatti o, ancora, per comunicazioni urgenti, per avvisi, per informazioni).

E’ per questo motivo che riteniamo strategica la competenza informatica del consulente filosofco.

 

4.     Competenze artistiche

5.     Cognizioni di dietetica, medicina e farmacologia

6.     Conoscenze manageriali

7.     Nozioni di discipline filosofiche orientali

8.     Costante interesse per l’attualità e i fatti di cronaca

 

 La professione del consulente filosofo non potrà quindi essere svolta solo in virtù di una laurea in filosofia, ma dovrà essere edificata su una serie di specializzazioni, conseguibili tramite corsi di formazione e di aggiornamento attestabili.

E’ necessario inoltre che il filosofo sia iscritto anche presso un ente o un’associazione nazionale che, tramite riconoscimento, tuteli la professione. In tal modo, quando un individuo deciderà di avvalersi di un consulente filosofo, si affiderà ad un serio professionista preparato e non ad un semplice e comune laureato.

 

 

  Cosa fa un consulente filosofo


Il fatto che tutti pensino  non significa che tutti sappiano pensare.

Il consulente filosofo sa usare il proprio pensiero e mette questa sua capacità al servizio di chi lo richieda. Chiunque esso sia.

Questa operazione viene fatta tramite il dialogo.

In molti aspetti, le modalità della consulenza filosofica coincidono con alcune pratiche psicoterapeutiche proprio per la loro forma dialogica. Per questo motivo si tende saltuariamente a confonderle. Esse sono però rilevantemente distinte.

Per dialogare, un filosofo deve saper parlare e deve saper ascoltare. Altrettanto dovrà apprendere a fare il consultante, poiché queste due attività devono essere sempre equivalenti e bilanciate tra loro. Se in prevalenza il filosofo parla (e il consultante quindi ascolta), allora il filosofo rischia di identificarsi con l’insegnante, viceversa potrebbe esser anche confuso con uno psicologo.

Il dialogo deve essere un equilibrato scambio reciproco di riflessioni. Ovviamente la natura di tali ragionamenti dipenderà da un’ampia gamma di fattori, dal ’ problema portato dal consultante ’ all’esperienza stessa del filosofo.

Tra le tecniche di dialogo oltre al colloquio, possiamo includere anche la corrispondenza e le nuove tecniche multimediali (sms, mms, email, chat, blog, ecc). 

Il consulente filosofo deve saper creare un dialogo con chiunque.

Per questo motivo egli non potrà fare a meno di ‘arredare ‘ il colloquio con un personal computer e una lavagna su cui scrivere e far scrivere.

Una volta stabilita la comunicazione, il filosofo procederà attivando determinate metafore che avranno lo scopo di caratterizzare e condurre il dialogo, allo scopo di fornire al consultante le basi per una modifica della propria visione della realtà.

 

  Non solo Socrate

L’attività principale del consulente filosofo è argomentativa, ossia è svolta ad un livello discorsivo tra due estremi che non dovrebbero essere mai raggiunti: la chiacchierata e l’indagine psicologica. Una tale attività, che viene formata dal filosofo in virtù dei contenuti forniti dal consultante, deve poter mettere in luce eventuali punti di riferimento su cui condurre la conoscenza di chi richiede la consulenza, rendendolo consapevole e capace di visioni interpretative alternative della propria realtà. In questo senso il modello filosofico a cui si potrebbe far riferimento rimane Socrate, che con il suo metodo pone il dialogo in una posizione imprescindibile per la scoperta filosofica.

Il consulente filosofo però non deve saper solo parlare o ascoltare (come faceva Socrate); egli deve essere in grado di applicare la filosofia anche in altre attività se vuole proporsi come funzionale alla società. Il suo professionismo deve essere tangibile nel colloquio dialogico, ma non ivi identificabile. Non si può far pagare qualcuno solo per aver parlato con un filosofo. Egli non è un oracolo. E non si può formare una professione escludendo ogni altra attività che non sia conversare. Il consulto filosofico deve poter comprendere altre applicazioni che vedremo in seguito. Il riferimento Socrate rimane quindi limitato alla fase colloquiale, mentre verrà individuato un modello esaustivo in altre figure storico-filosofiche.

 

La peculiarità più importante di un filosofo è la sua saggezza. Quella del consulente filosofo è la sua conoscenza unita alla sua professionalità. A prescindere dalla sua natura, sarà la conoscenza del filosofo ad affascinare e coinvolgere chi lo consulta. Ma sarà la professionalità di quello a farlo pagare. Vengono qui in mente i sofisti. E non a caso un accostamento simile lo ha già fatto Roger Scruton [1997] e pure Alex Lo [1998] (riferendosi al ‘fenomeno’ Marinoff’). D’altra parte è innegabile che quanto facessero Protagora e company sia quanto in parte intenda fare un consulente filosofo: trasmettere a pagamento il possesso di determinate abilità e conoscenze agli uomini, nel solo tentativo di renderli migliori.

Che poi si voglia dare connotazione negativa al parallelo, dipenderà comunque dall’ostinazione nel mantenere attivo il paradigma socratico,  il solo storicamente polemico e ostile nei confronti della sofistica. Questo equivarrebbe a non voler riconoscere il carattere ‘illuminante’ della sofistica classica, quella determinazione a seppellire tutto ciò che non resiste alla verifica di un’indagine spregiudicata e priva di timori reverenziali.

Non è forse con la sofistica che il pensiero greco prese consapevolezza dei limiti e dell’inattualità della tradizione politico-religiosa, ponendo in primo piano i problemi emergenti dalla mutevolezza delle prospettive individuali?

 Nel V secolo avanti Cristo la funzione dei sofisti, vivendo in quella particolare attualità storica, era quella di fornire la sapienza più ricercata, quella politica. Questo li indusse a trasformarsi in ‘maestri dell’arte del successo ’ la cui particolare attività era quella di insegnare le tecniche del discorso persuasivo.

Anche se le esigenze degli individui attuali sono cambiate, il ‘compito’ del filosofo deve rimanere quello di collocare il proprio filosofare a disposizione della società, nel solo tentativo di migliorarla. La sua funzione sociale è quindi predominante. Purtroppo però l’attuale e particolare società in cui vive adesso l’umanità costringe il filosofo non solo a cambiarsi il nome, ma anche gli abiti. Deve affrontare l’ anima più terrena della società, il mercato. Per farlo deve comportarsi in determinati modi e  rispettare determinate regole. E questo potrà anche non piacere agli stessi filosofi. Così come non piacevano a Platone i sofisti.


Chi può consigliare la visita ad un consulente filosofo?


E’ utile anche che il consulente filosofo sviluppi e mantenga dei rapporti con altri professionisti, non solo per guidare i suoi consultanti quando le proprie competenze incontrino un limite, ma soprattutto per avere a disposizione una fonte a più parti da cui ricevere altri eventuali consultanti.

Psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, così come medici e avvocati, potrebbero essere ‘procacciatori’ di clienti per un consulente filosofico.

Essi potrebbero indirizzare i loro clienti in questa direzione alla fine, come anche parallelamente, del rapporto che hanno con loro, come una specie di corroborante. Gli avvocati, per esempio, potrebbero consigliare una consulenza filosofica ai loro assistiti quand’essi stiano affrontando una causa oppure, meglio ancora, quando l’abbiano superata.  Ma ci sono anche i docenti, i consulenti del lavoro, i gestori delle risorse umane, ecc.

Una tale prospettiva dovrebbe esortare il consulente filosofo a stringere eventuali collaborazioni con altri professionisti, al fine di realizzare una rete professionale dalle funzionalità input/output:

 

I) mettendo a disposizione del consultante la conoscenza diretta di determinati professionisti verso cui poterlo eventualmente orientare

O) ottenendo la possibilità di ricevere consultanti a cui è stata consigliata una consulenza filosofica

 

Il consulente filosofico, in virtù anche del suo nome, deve saper consigliare. Tra i suoi consultanti potrebbero esserci coloro che richiedono l’intervento diretto di un altro professionista. Egli orienterà allora il consultante verso un ulteriore professionista, o quanto meno lo informerà di tale conoscenza. Anche perché il consultante potrebbe non avere consapevolezza di determinati suoi impedimenti oppure non sapere a chi rivolgersi.

Il tutto deve essere comunque concepito in un’ottica di assenza di responsabilità del consulente filosofo.

 

 

 


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