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Comportamento

Empatia: dipende dai geni!

03/04/2012 | Fonte: Il Sole 24 Ore

Scoperto il gene della «comprensione dell'altro»: lo hanno individuato un gruppo di studiosi guidati da Aleksandr Kogan dell'Università di Toronto, secondo cui alcune persone sono fiduciose nel prossimo, sono più empatiche e premurose e si dimostrano più socievoli perché «geneticamente predisposte». Lo studio, pubblicato su Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), ha visto coinvolto un gruppo di volontari cui sono stati fatti visionare dei video da 20 secondi che ritraevano delle coppie in cui uno dei due partner raccontava all'altro un momento di sofferenza personale: sotto osservazione era l'interlocutore della coppia, colui o colei, cioè, che ascoltava il racconto. Agli osservatori è stato chiesto di giudicare il comportamento dell'ascoltatore e di valutare l'affidabilità, la gentilezza e la premura che trapelavano dal suo atteggiamento.

Prima di registrare i video gli scienziati hanno esaminato il genoma dei soggetti che sarebbero poi stati presenti nei video e li hanno divisi in tre gruppi - GG, AG o AA - in base al genotipo (gli individui con due copie della versione G del gene del recettore dell'ossitocina tendono ad essere più aperti al prossimo, mentre i portatori di altre versioni del gene - AG o AA - tendono ad avere livelli più bassi di empatia e sensibilità e un più alto rischio di autismo). Dopo aver esaminato i giudizi degli osservatori sul comportamento dei soggetti ripresi nel video, i ricercatori hanno incrociato i dati con le informazioni genetiche raccolte, rilevando che dei 10 soggetti giudicati come più socievoli 6 erano portatori del genotipo GG, mentre tra le 10 persone ritenute «meno affidabili» 9 erano portatrici delle versioni AG o AA: spiega Sarina Rodrigues Saturn della Oregon State University (Usa), supervisore dello studio: «I nostri risultati suggeriscono che anche lievi variazioni genetiche possono avere un impatto tangibile sul comportamento delle persone, e che queste differenze comportamentali vengono subito notate dagli altri», conclude Kogan. A fare la differenza sarebbe l'azione dell'ossitocina, l'ormone detto anche «della fiducia», legato alla riduzione dello stress, all'innamoramento e all'empatia.

 


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