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COME SI COMUNICANO LE EMOZIONI

La comunicazione non verbale delle emozioni è uno dei primi sistemi di organizzazione sociale. Esistono emozioni primarie che sono universalmente riconosciute da tutti i membri della specie umana. Comunicare vuol dire anche poter mentire

Il ruolo svolto dal nostro volto nel comunicare le emozioni è importantissimo, perché rappresenta uno strumento primario per la comunicazione non verbale.

Ciò significa che il volto non è solo un sistema di supporto che abbellisce quanto comunicato verbalmente, ma veicola messaggi che possono o non possono essere indipendenti, intenzionali e pregni di significato emotivo. 

 

L’importanza di comunicare le emozioni

L’importanza del comunicare le emozioni risale ai primi stadi dell’evoluzione. Charles Darwin si interessò della selezione di alcune espressioni facciali come veicoli di emozioni utili all’adattamento.

Ogni emozione è infatti il risultato di un’interpretazione da parte di una persona di ciò che osserva all’esterno. La possibilità di trasmettere in modo immediato ai conspecifici questa valutazione può servire alla sopravvivenza del gruppo.

Osservare un’espressione di paura mette in allarme anche chi ancora non sa quale sia il pericolo, dando del tempo prezioso per prepararsi all’attacco o alla fuga.

 

Comunicare le emozioni e facce universali

Queste osservazioni sono alla base di una corrente precisa di indagine che sostiene l’universalità delle emozioni primarie. Rabbia, sorpresa, disgusto, gioia e tristezza sarebbero emozioni caratterizzate da delle espressioni specifiche presenti fin dalla nascita che non cambiano da cultura a cultura. In quest’ambito si inseriscono gli Studi di Paul Ekman ed Wallace Friesen, psicologi americani inventori del F.A.C.S. (Facial Acting Coding System), un sistema di codifica delle espressioni facciali usate per comunicare le emozioni. Attraverso numerose ricerche hanno individuato 44 unità muscolari nel volto e codificato ogni emozione in base ai muscoli contratti.

 

L'altra faccia delle emozioni: psicologia delle espressioni

 

Comunicare la menzogna

Il volto non comunica solo ciò che pensiamo, ma ciò che vogliamo esprimere all’altro. È quindi possibile che alcune espressioni abbiano lo scopo di mascherare qualcosa che si prova o inventare un’emozione che non si avverte.

In generale è più facile fingere emozioni positive, ma Ekman ha cercato di descrivere le caratteristiche delle emozioni della menzogna. Ad ogni modo, è necessario sottolineare che per capire se qualcuno ci stia mentendo non è sufficiente avere qualche regola, come appare da qualche telefilm.

È sempre necessario conoscere lo stile comunicativo di una persona per individuare eventuali deviazioni dalla normalità. Inoltre, un bravo mentitore sa quali tecniche usare per risultare convincente e spesso ha un buon controllo della mimica facciale.

Secondo Ekman ci sono 3 indicatori principali:

  1. Tempo: generalmente le espressioni autentiche non restano per più di qualche secondo sul volto. Quando la mimica resta ferma per più di 10 secondi, possiamo presumere che si stia mentendo.
  2. Asimmetria: l’emisfero destro (che controlla la parte sinistra del volto) è quello specializzato nell’elaborazione delle emozioni. Normalmente le espressioni sono meno marcate a destra, in caso contrario è possibile che l’emozione non sia genuina.
  3. Sincronia tra verbale e non verbale: la comunicazione non verbale è sincrona rispetto al contenuto espresso verbalmente. Il ritardo tra espressioni e parole costituisce un indizio di falsità.  

 

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