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INTELLIGENZA ED AFFETTIVITÀ

Interazione intellettiva ed emotiva nell’evoluzione personale

Con il termine “intelligenza” si intendono una serie di abilità cognitive, logiche ed analitiche che appartengono alle capacità di una persona, intese in questo caso come capacità intellettive. L’intelligenza è anche quella facoltà mentale generata dall’attività del cervello che permette di interagire con la realtà.

 

Studi di ingegneria genetica cercano di trovare correlazioni tra l’intelligenza ed il patrimonio genetico di una persona, come nel caso dei bambini prodigio o super dotati. È chiaro che l’ambiente, le esperienze di vita e di lavoro possono in qualche modo influenzare l’apertura mentale di una persona, invece le capacità intellettive sono delle potenzialità che possono essere presenti fin dalla nascita.

 

È altrettanto vero che tra fratelli, anche gemelli, esistono a volte delle notevoli differenze sul piano intellettivo. Ciò accade perché nel grande serbatoio dell’intelligenza troviamo anche i tratti del carattere e della personalità di un individuo che si legano alla sfera delle emozioni o dell’affettività.

 

Non è un caso che si distinguano diversi tipi di intelligenza come quella “relazionale”, “ condizionale” o “emotiva”; la distinzione individua due differenti aree che influenzano l’evoluzione personale: quella intellettiva in senso stretto e quella affettiva. Solo un perfetto equilibrio tra le due dimensioni indicate permette un  sereno percorso di maturazione esistenziale. Se l’una prevale sull’altra si rischia, spesso, di sviluppare tratti della personalità disfunzionali e disadattativi.

 

Quando intelligenza ed emozioni non si conoscono

Il grande Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, teorizzò l’esistenza,  nel cervello umano, di due differenti aree: quella  consapevole o irrazionale e quella irrazionale o inconscia. Con il termine “inconscio”, infatti, si intendono tutte le condizioni emotive che sfuggono al controllo della coscienza.

 

Se le parti irrazionali o inconsce non vengono comprese, sfuggendo al dominio della coscienza, possono provocare comportamenti incomprensibili, reazioni esagerate agli eventi, ma anche sintomi fisici e psichici.

 

Un esempio lampante può essere il giudizio di alcuni insegnanti quando sono chiamati ad esprimersi sui risultati scolastici di un alunno, riassumibile con questa frase: “È molto intelligente, ma non si applica!”.  Il “non si applica” si riferisce alle motivazioni affettive o emotive che spingono lo studente a non voler studiare anche se intellettivamente dotato.

 

Lo stesso discorso vale per gli adulti: è frequente trovare persone intelligenti, creative, molto lucide e brillanti, ma profondamente immature. L’esempio più evidente lo troviamo nelle persone affette dalla cosiddetta “sindrome di Peter Pan”, ovvero adulti che non vogliono crescere.

 

Questa sindrome in realtà non esiste e fa riferimento ad una condizione emotiva detta “neotenia psicologica”: l’individuo è ben sviluppato sul piano intellettivo ma non è riuscito, spesso per gravi disagi emotivi, a maturare sul piano affettivo. In tal caso l’affettività incide negativamente sull’intelligenza, bloccando completamente l’evoluzione personale.

 

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Fonte immagine: Loren Javier (Flickr)

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